Rendimenti bond Eurozona, curva più ripida nell’ultimo mese: segnale positivo?

La curva dei rendimenti dei bond nell'Eurozona diventa più ripida. E' il segnale di una incipiente normalizzazione o vi sono dietro altre cause?

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La curva dei rendimenti dei bond nell'Eurozona diventa più ripida. E' il segnale di una incipiente normalizzazione o vi sono dietro altre cause?

La curva dei rendimenti dei bond governativi nell’Eurozona si è fatta più ripida nell’ultimo mese, anche se vi sono marcate differenze tra paese e paese. Per valutare il grado di ripidità di una curva, possiamo prendere a riferimento i rendimenti sulle scadenze a 2 e 10 anni. Troviamo così, che lo spread 10-2 anni per i Bund emessi dalla Germania si è solo di poco ampliato da 69,5 a 70,5 punti base in 30 giorni, ma più per la discesa dei rendimenti biennali che non per la risalita di quelli decennali.

I primi sono passati, infatti, dal -0,62% al -0,66%, i secondi dal +0,07% al +0,045%. In altre parole, nonostante il rimbalzo delle ultime sedute, i Bund a 10 anni rendono meno di un mese fa, ma per la scadenza a 2 anni hanno subito un calo ancora maggiore.

Passiamo ai nostri BTp. Qui, lo spread tra le due scadenze è stato più evidente nello stesso periodo, passando dall’1,34% all’1,44%. E’ accaduto anche nel nostro caso che i rendimenti biennali siano diminuiti dal -0,03% al -0,06%, ma allo stesso tempo sono cresciuti quelli decennali di 7 bp all’1,38%. (Leggi anche: Spread con la Spagna al top da due anni)

Normalizzazione o altra causa?

Infine, i Bonos hanno visto ampliare lo spread tra le due scadenze di 13 bp all’attuale 1,34%, ma a differenza dell’Italia, la Spagna assiste a un calo più marcato dei rendimenti biennali, passati dal -0,11% al -0,22%, mentre sul tratto a 10 anni subisce una risalita poco significativa, di 2 bp all’1,12%. (Leggi anche: Rendimenti Spagna in calo e spread con Italia raddoppia in un mese)

Dunque, la curva dei rendimenti diventa molto più ripida nel Sud Europa, solo di pochissimo nel Nord. In teoria, sarebbe il segnale di una normalizzazione del mercato dei bond, tipicamente caratterizzato da rendimenti crescenti all’aumentare delle scadenze. E, sempre in teoria, sarebbe un fatto positivo che accada, perché incorporerebbe aspettative d’inflazione surriscaldate e sconterebbe un’accelerazione della crescita economica.

 

 

Curva dei rendimenti più ripida per voci su BCE

Tuttavia, nel caso specifico non starebbe accadendo esattamente questo, come dimostrerebbe il diverso andamento tra Nord e Sud Europa.

Il crescente divario tra le scadenze medio-lunghe e quelle brevi è più il risultato dell’attesa di minori stimoli nei prossimi mesi, tanto che si è palesato, in particolare, dopo le voci di un “tapering” della BCE dal prossimo mese di marzo. (Leggi anche: Quantitative easing, tapering cos’è e cosa comporta?)

Si consideri, poi, che i rendimenti ancora più negativi sul tratto a due anni non segnalano alcuna normalizzazione, ma l’esatto contrario. E l’ampliamento degli spread tra Germania e Sud è un ulteriore indizio delle preoccupazioni degli investitori per i paesi più indebitati. Se la Spagna reagisce piuttosto bene alla fine attesa degli stimoli, l’Italia sconta i timori di crisi politica, la bassa crescita e le elevate sofferenze bancarie.

 

 

 

 

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