Regione Sicilia: in mensa si mangia il pesce a 3 euro

La denuncia di Beppe Grillo: la differenza la pagano i contribuenti

di Alessandra De Angelis, pubblicato il
La denuncia di Beppe Grillo: la differenza la pagano i contribuenti

Ancora scandali di sprechi in Regione ma stavolta ci spostiamo dal Lazio alla Regione Sicilia. Tre euro per una frittura di pesce o per un trancio di pesce spada alla griglia, 2,25 euro per una porzione di lasagna o cannelloni, 1,50 € per una caprese o una parmigiana, poco più di un euro per un’insalata, 45 centesimi per un caffè etc.: chi non prenoterebbe in questo ristorante? Ma purtroppo questa cucina da gourmet a prezzi stracciati è aperta solo per i dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana.   Pasti nella Regione Sicilia: prezzi inferiori a quelli della mensa degli studenti A denunciate la truffa dell’ente regionale sono stati i consiglieri del Movimento 5 Stelle: ogni mese la società di gestione perde 31 mila euro più iva e a pagare questa differenza sono, guarda un po’, i contribuenti. In media per un pasto completo di bevande ogni consigliere spende undici euro, meno di quello che i cittadini comuni pagano per un menù in pizzeria. E in Regione il servizio non è certo spartano: posate di argento e piatti in ceramica per viziare i commensali. Almeno una volta al mese poi c’è la possibilità di scegliere il menù siciliano. Anche i camerieri sono d’eccezione: nel capitolato della gara d’appalto si legge chiaramente che lo staff deve ricevere “il gradimento dell’Assemblea”, il che tradotto in cifre significa il riconoscimento di premi mensili che equivalgono quasi allo stipendio base. Facile immaginare i criteri di selezione del personale (che l’azienda appaltatrice non ha la facoltà di cambiare). E’ questa la condizione attuale al Palazzo dei Normanni nella sede del parlamento più antico d’Europa. Per rendersi conto di quanto questi prezzi siano sproporzionatamente al ribasso basta confrontarli non solo con quelli dei ristoranti di zona ma addirittura con il listino della mensa dell’università di Palermo dove ad esempio il caffè costa 60 centesimi. Il caso riporta prepotentemente all’attenzione non solo la questione degli sprechi delle pubbliche amministrazioni ma anche quella dei privilegi e delle agevolazioni della casta, delle quali spesso si ignora la portata anche quando si contestano gli stipendi troppo alti della classe politica.   Chi paga il conto? Ma la questione è anche un’altra: come fa l’agenzia di servizi, che peraltro ha anche l’obbligo contrattuale di offrire solo pesce fresco e vini di qualità, a non fallire praticando questi prezzi stracciati? Quello stesso menù che i deputati pagano 11 euro vale almeno il triplo, se non il quadruplo. Chi paga il conto allora? Ce lo spiegano i quindici deputati del Movimento 5 Stelle eletti all’Ars dopo le ultime elezioni e che hanno reso pubblico listino prezzi della mensa. Movimento 5 stelle Leggendo il capitolato della gara d’appalto bandita dall’Ars per il servizio di bar e ristorante si evince che i prezzi con ribasso del 35% sono imposti da contratto. Ma per compensare mensilmente questo super sconto imposto l’Ars provvede a integrare il prezzo dei menù degli onorevoli con 31 mila euro ( più Iva) che versa direttamente all’azienda.

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Argomenti: Politica