Reflazione addio? Il mercato dei bond non compra il racconto di Fed e BCE

Il mercato obbligazionario non arretra, anzi avanza. Il ritorno dell'inflazione si fa meno veloce e le stesse banche centrali diventano meno convincenti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il mercato obbligazionario non arretra, anzi avanza. Il ritorno dell'inflazione si fa meno veloce e le stesse banche centrali diventano meno convincenti.

Dall’inizio dell’anno, il mercato obbligazionario mondiale ha guadagnato circa l’11,6% in valore, salendo a una capitalizzazione attuale di 48.000 miliardi di dollari, +5.000 miliardi in meno di sei mesi. E dire che il 2017 si era aperto con altre previsioni, dopo che la vittoria di Donald Trump alle elezioni americane del novembre scorso e l’accordo dell’OPEC per il taglio alla produzione di petrolio avevano accentuato quella sensazione di imminente reflazione, che i dati ufficiali presso gran parte delle economie avanzate avevano avallato.

I rendimenti dei Treasuries di questi ultimi mesi ci segnalano, invece, un percorso abbastanza diverso da quello immaginato per i bond. Per la scadenza decennale, essi avevano aperto l’anno al 2,44%, mentre oggi risultano scesi al 2,14%, ai livelli più bassi da oltre 7 mesi, ovvero proprio dalla vittoria di Trump, che temporalmente ha coinciso con la fase finale delle trattative dentro l’OPEC per tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno per sei mesi, accordo firmato ed esteso di recente fino al marzo dell’anno prossimo. (Leggi anche: E reflazione fu: dal dollaro ai bond, cosa ci aspetta dopo i dati USA)

Bond in rialzo su minori attese di reflazione

Non solo Treasuries. Nell’insieme del mercato dei bond sovrani delle economie sviluppate, i guadagni sono quest’anno del 5%, segno che i prezzi crescono e i rendimenti scivolano, un passo apparentemente incompatibile con il surriscaldamento delle aspettative d’inflazione. In effetti, quanto starebbe accadendo e come ci segnalerebbe il grafico di cui sopra sconfesserebbero il racconto delle principali banche centrali, Federal Reserve e BCE in primis, per cui l’inflazione stia tendendo ai rispettivi target, seppur con lentezza.

Come mai questa inversione di tendenza? Le risposte potrebbero leggersi nelle stesse cause, che nella seconda metà del 2016 portarono al cosiddetto “reflation trade”. I primi mesi di amministrazione Trump non hanno esitato ancora alcun accordo tra Casa Bianca e Congresso sull’atteso taglio delle tasse da un lato e l’aumento della spesa per infrastrutture dall’altro, che nelle previsioni di analisi e investitori porterebbero a un aumento dell’inflazione e a una stretta monetaria di conseguenza più vigorosa. (Leggi anche: Reazione alla reflazione nell’Eurozona)

Petrolio in calo, accordo OPEC non convince

D’altra parte, le quotazioni del petrolio, che fino a quattro mesi fa si erano stabilizzate sopra i 55 dollari, da allora sono tornate a ripiegare e ad oscillare a livelli sempre più bassi, scendendo attualmente nel range di 45-47 dollari, vale a dire ai minimi da fine novembre scorso, prima che fosse ufficializzato il taglio dell’OPEC. La ragione di tale marcia indietro sta nell’inefficacia percepita degli sforzi compiuti dal cartello per sostenere i prezzi, dato che l’offerta continua a crescere negli USA e pure tra i produttori OPEC, come Libia, Nigeria e Iran.

Per quanto abbiamo notato in un precedente grafico pubblicato su Investire Oggi prima dell’ultimo board della BCE, il legame tra petrolio e inflazione sarebbe abbastanza stringente e tale da convincere i mercati che non staremmo affatto dirigendoci verso una crescita tendenziale dei prezzi intorno al 2%, arretrando essa di recente in entrambe le sponde dell’Atlantico. La storia di tassi più alti negli USA a breve non la bevono in tanti, così come nemmeno quella di un ritiro imminente degli stimoli monetari nell’Eurozona, come emerge dal cambio euro-dollaro fermo a 1,12, pur in progresso del 6,3% da inizio anno, ma forse più per l’allentamento delle tensioni politiche che per la previsione di minori acquisti di assets con il “quantitative easing” e tassi più elevati nell’area. (Leggi anche: BCE guarda al petrolio, ecco perché)

Inflazione e petrolio giù

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Argomenti: Altre economie, bolla finanziaria, bond sovrani, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Inflazione, Petrolio, quotazioni petrolio, rendimenti bond

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