Referendum trivelle: cosa (non) si vota e perché (non) votare

Cosa si vota al referendum sulle trivelle e perché l'Italia si divide in tre, tra chi opterà per il Sì, chi dirà No e chi invece semplicemente non andrà a votare.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Cosa si vota al referendum sulle trivelle e perché l'Italia si divide in tre, tra chi opterà per il Sì, chi dirà No e chi invece semplicemente non andrà a votare.

Domenica 17 aprile è il giorno in cui gli italiani saranno chiamati a votare il referendum sulle trivelle, voluto dalle Regioni. La consultazione popolare decreterà pertanto il divieto o meno delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti entro le 12 miglia della costa italiana. Si è registrata tuttavia molta confusione sul senso di questo referendum, tant’è che molti sostenitori del Sì sono poi passati al No e viceversa. Perché? Perché probabilmente questo referendum non è mai stato spiegato bene e in molti si sono affiancati alle scelte del proprio partito, ciascuno con una propria opinione. E le opinioni, in questo caso, sono tre. C’è il No, c’è il , e c’è anche l’astensionismo, che è la soluzione preferita dall’area di governo. Si prevede un tasso di astensionismo elevato, ma nel frattempo andiamo a vedere cosa (non) si vota.   [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] #Referendum #Trivelle: cosa si vota, perché votare Sì e perché votare No[/tweet_box]  

Referendum trivelle: cosa si vota

A scanso di equivoci, sia in caso di vittoria del Sì, sia in caso di vittoria del No, le trivellazioni continueranno a essere vietate entro le 12 miglia dalla costa italiana, e al tempo stesso continueranno a essere permesse oltre questa soglia in entrambi i casi. Ma allora cosa si vota? Semplicemente sarà chiesto agli italiani se sia loro intenzione abrogare una parte di legge che consente il rinnovamento della concessione fino all’esaurimento del giacimento alle piattaforme offshore. La suddetta abrogazione riguarderebbe dunque le trivellazioni per “la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. Perciò il 17 aprile non si voterà se abrogare le trivellazioni, bensì se sarà possibile prorogare la concessione alle piattaforme già operanti fino all’esaurimento del giacimento in questione.  

Se vince il Sì

Qualora dovesse vincere il Sì, dunque, non saranno abrogate tutte le trivellazioni oltre le 12 miglia, né le trivellazioni in generale, con le piattaforme che saranno ancora libere di cercare e lavorare su nuovi giacimenti sulla terraferma. Semplicemente, se al referendum dovesse vincere il Sì, una volta terminate le ultime concessioni, anche se nel giacimento ci dovesse ancora essere presenza di risorse, gli impianti saranno costretti a interrompere le loro operazioni.  

Perché votare Sì

Si voterà Sì essenzialmente per due ragioni: la prima consiste nello sfornare una risposta anti-governativa, la seconda, ben più radicata e sostenuta dalle Regioni che hanno decretato il referendum in compagnia delle associazioni ambientaliste come WWF e Greenpeace, per impedire rischi gravi sotto l’aspetto ambientale e sanitario. Il timore di chi vota Sì è che anche in Italia possa avvenire, se le trivellazioni continuassero, un disastro ecologico di ampie proporzioni. Inoltre le trivellazioni hanno danneggiato in alcune parti – e specialmente nelle Regioni che hanno proposto il referendum – il turismo. Terza e ultima ragione fondata, il tasso di inquinamento che secondo L’istituto superiore per la protezione e la ricerca avrebbe superato i livelli stabiliti dalla legge.  

Perché votare No

Chi andrà a votare no, paradossalmente, condividerà una stessa ragione degli ambientalisti: il tasso di inquinamento. Secondo i sostenitori del No, infatti, l’estrazione di gas e petrolio offshore limiterà considerevolmente l’inquinamento, visto che il nostro Paese estrae sul proprio territorio il 10% di quanto utilizza. Un’altra ragione fondante del No sta nel fatto che qualora vincesse il Sì, molte persone che lavorano nel settore si ritroverebbero disoccupate.  

Cosa votano i partiti politici

Il Partito Democratico è diviso e lacerato dalla posizione sul referendum: nel senso che se l’area di governo è prontamente disposta all’astensionismo, poiché considera questo un referendum inutile – visto che alla lunga non cambierebbero grandi cose, ma che alla fine potrebbero anche peggiorare, costringendoci a comprare più gas e petrolio all’estero oltre ai problemi relativi all’occupazione – la minoranza del PD andrà invece al voto. E qui le posizioni si diversificano, tra chi deciderà per il Sì e chi deciderà per il No e chi invece ancora non si è espresso. Sempre per l’astensionismo, anche l’altro partito che fa parte dell’area di governo, ovvero Nuovo Centrodestra.   A politicizzare – o antipoliticizzare – ulteriormente il voto ci pensano tutti gli altri partiti che invece andranno a votare Sì. Da Forza Italia al Movimento 5 Stelle, da Lega Nord a SEL, da Casapound a Possibile, dall’Italia dei Valori a Fratelli d’Italia passando per Forza Nuova. Estrema sinistra, estrema destra e forze moderate, tutte accomunate da un’unica posizione: anche per questo motivo, secondo l’opinione di alcuni, il Sì rischia di essere votato più per il suo valore anti-governativo che per le sue ragioni fondanti.

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Argomenti: Politica