Referendum Svizzera su tassa di successione, si teme per migliaia di posti di lavoro

Gli svizzeri voteranno domenica prossima per un referendum sulla tassa di successione. A rischio migliaia di piccole e medie imprese e di posti di lavoro.

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Gli svizzeri voteranno domenica prossima  per un referendum sulla tassa di successione. A rischio migliaia di piccole e medie imprese e di posti di lavoro.

La Svizzera è chiamata ad esprimersi questa domenica sul referendum per la tassa di successione, dopo l’iniziativa legislativa presentata dal Partito Popolare Protestante, che mira a introdurre a livello federale un’aliquota del 20% sul patrimonio superiore ai 2 milioni di franchi (2,1 milioni di euro) ereditato dai figli. Il governo e il Parlamento di Berna hanno fatto appello ai cittadini per respingere tale iniziativa.

Al momento, solo 4 cantoni su 26 impongono una tassa di successione per i beni lasciati in eredità dai genitori. Per le altre eredità, l’aliquota varia dallo zero di Schwyz al 50% di Grisons. Si stima che mediamente un’eredita in Svizzera ammonta a 580 mila franchi. Se la proposta passasse, a rischio vi sarebbero 7.000 attività e 12.000 posti di lavoro. I contrari alla proposta, tra cui le associazioni degli imprenditori, spiegano che una tassa di successione del 20% imporrebbe agli eredi la necessità di vendere le attività ereditate per pagare l’imposta o di metterle in liquidazione. Sarebbero colpite le piccole e medie imprese, che occupano l’80% della forza lavoro in Svizzera. Dal canto loro, i proponenti sostengono che la tassa farebbe entrare nelle casse federali 3 miliardi di franchi all’anno, di cui i 2 terzi sarebbero depositati presso un fondo per la sicurezza sociale, servendo a rendere più equa la distribuzione della ricchezza nei cantoni elvetici. Secondo i dati dell’amministrazione fiscale federale, il 2% della popolazione svizzera sarebbe ricco quanto il restante 98%. Il dato mostrerebbe una concentrazione maggiore che negli USA, dove il 3% delle famiglie possiede più del doppio della ricchezza detenuta dal 90% delle famiglie più povere. E’ probabile che gli elettori boccino tale proposta, anche perché in Svizzera non si avvertirebbe il bisogno di rischiare in questa fase di mettere a rischio il sistema delle imprese, alle prese già con il super-franco, dopo che il 15 gennaio scorso la banca centrale, la Schweizerische National-Bank (SNB), ha annunciato la fine della difesa del cambio minimo, cosa che ha fatto apprezzare la valuta elvetica contro tutte le altre, mandando l’economia in lieve recessione, anche se si prevede che si tratti di un impatto temporaneo.
D’altronde, già nel recente passato, gli elettori si sono mostrati nel paese alpino molto attenti alle ragioni del business, come quando 2 anni fa bocciarono la cosiddetta iniziativa 1:12, che mirava a limitare gli emolumenti dei manager delle società quotate a non oltre 12 volte lo stipendio medio mensile dei dipendenti. Non è passato nemmeno il tentativo di introdurre un reddito minimo garantito ed è stata respinta anche la proposta di eliminare lo storico trattamento fiscale forfetario favorevole per gli stranieri residenti. Un anno fa, invece, i cittadini hanno approvato le limitazioni agli ingressi di immigrati in Svizzera, accettando l’introduzione di un sistema di quote, per cui il numero degli arrivi al netto degli espatri deve essere rapportato annualmente alla popolazione residente.   APPROFONDISCI – Referendum Svizzera: oro, tasse e immigrazione. Ecco le proposte del voto di domenica  

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