Referendum, Renzi travolto dai NO si dimette: che succederà sui mercati?

La vittoria a valanga del "no" al referendum costituzionale pone interrogativi sui mercati finanziari. Il clima è pesante e le prime vittime saranno le banche italiane, i cui piani privati per la messa in sicurezza rischiano di saltare.

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La vittoria a valanga del

Matteo Renzi ha annunciato le sue dimissioni a poco più di un’ora di distanza dalla chiusura dei seggi, alla mezzanotte tra ieri e oggi, dopo che era risultata del tutto chiaro sin dai primissimi exit-polls la vittoria schiacciante del “no”, che ha ottenuto il 60% contro il 40″ del “sì” e a fronte di un’affluenza del 68,5% al referendum costituzionale.

In attesa di verificare con mano cosa accadrà sui mercati finanziari, notiamo già un calo del cambio euro-dollaro a 1,0564, il minimo da 20 mesi. La reazione degli investitori a Piazza Affari si annuncia pesante e colpirà particolarmente le banche italiane, che adesso vedono sfumare i rispettivi piani per ricapitalizzarsi, cedere parte consistente delle loro sofferenze e procedere così a un salvataggio affidato al mercato.

Il caso più a rischio è quello di MPS, che è molto difficile che trovi da oggi i 5 miliardi di capitali necessari per mettersi in sicurezza. Già si parla di possibile nazionalizzazione o di bail-in, quest’ultima un’ipotesi davvero inquietanti per le decine di migliaia di obbligazionisti subordinati, in possesso di oltre 2 miliardi di bond. A non dormire sonni tranquilli, però, potrebbero essere persino i titolari di obbligazioni senior, che stando alle nuove norme sui salvataggi bancari, sono anch’essi azzerabili nel caso di necessità, prima di richiesta di aiuti di stato. (Leggi anche: Previsioni referendum, i 4 scenari possibili)

 

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Rischi per i BTp

Un altro mercato turbolento sarà quello dei titoli di stato. I BTp hanno grosso modo già scontato una vittoria del “no”, che arriva dopo settimane di sondaggi, che indicavano all’unanimità una sconfitta delle riforme istituzionali del governo. Tuttavia, in pochi si aspettavano una valanga così grande contro l’esecutivo e le dimensioni della sconfitta potrebbero essere percepite come la conferma di un clima euro-scettico, tale da mettere a repentaglio la permanenza dell’Italia nell’Eurozona.

I rendimenti dei BTp dovrebbero salire, vedremo di quanto, mentre lo spread con i Bund certamente si allargherà, vista anche la probabilissima fuga dei capitali verso i titoli tedeschi, considerati un rifugio per i casi di crisi.

Il differenziale di rendimento si amplierà anche rispetto alla Spagna, i cui Bonos a 10 anni già rendono una cinquantina di punti base in meno dei nostri. Vero è anche, però, che la BCE dovrebbe intervenire nel caso di eccessive tensioni, concentrando gli acquisti sui BTp, nei limiti del mandato ricevuto con il “quantitative easing”, in attesa di verificare le decisioni dell’ultimo suo board dell’anno, in programma questo giovedì. (Leggi anche: Banche italiane e spread, mercati più rilassati prima del referendum)

La risposta politica

Sarà importante la risposta politica alla crisi apertasi nella notte, nonché la sua velocità. Il rischio più grosso è che la maggioranza, che sino ad oggi ha sostenuto il governo Renzi, si sfaldi, rendendo complicata la formazione di un nuovo governo. Le elezioni anticipate sono uno scenario remoto, non fosse altro per l’assenza di una legge elettorale. Serve un’intesa tra maggioranza e opposizioni. Solo nel caso di un clima disteso per la gestione del dopo-Renzi, i mercati inizieranno a cessare le fibrillazioni.

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