Referendum costituzionale 2016: chi vincerebbe adesso secondo i sondaggi

Cosa dicono i sondaggi più recenti sul referendum costituzionale di ottobre 2016: vincerà il Sì o il No?

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Cosa dicono i sondaggi più recenti sul referendum costituzionale di ottobre 2016: vincerà il Sì o il No?

Il 19 giugno si terrà il ballottaggio delle amministrative 2016, ma l’esito del voto degli elettori che si recheranno alle urne non peserà sul destino di Renzi: un loro peso le avranno le conseguenze, che dopo una lunga estate calda si protrarranno fino al referendum costituzionale previsto per ottobre 2016. Questo sarà l’ago della bilancia che decreterà il destino di Matteo Renzi e dell’intero Paese, tant’è che il voto sul referendum viene considerato da più parti come un tentativo di cacciare il premier dalla guida del Paese, piuttosto che una decisione sul testo del referendum vero e proprio, apprezzato particolarmente dall’Europa e dalle agenzie di rating poiché darebbe vita a una nuova stabilità politica, oltre a garantire un risparmio di 490 milioni di euro all’anno, come ha già affermato il ministro Maria Elena Boschi.

 

[tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Referendum costituzionale 2016: cosa vincerebbe se si votasse oggi[/tweet_box]

 

C’è tuttavia da considerare un fatto estremamente importante: l’appeal di Renzi è in calo, il 40% delle scorse europee è ormai un miraggio e il Paese non crede più alle parole del suo premier, il quale ha affermato che se dovesse vincere il No al referendum, sarebbe giunta per lui l’ora di cambiare mestiere. Negli scorsi giorni, tra l’altro, è trapelato un sondaggio di Euromedia Research decisamente emblematico sotto diversi aspetti. Secondo questo sondaggio, infatti, il 62,4% si recherà alle urne il prossimo ottobre e di questa quota, il 52,1% voterà No, mentre il 47,9% voterà . A influire sull’esito finale, certamente, ci penseranno gli indecisi. Il 20% del campione intervistato da Euromedia ha già stabilito che non andrà a votare, mentre il 37,6% è la quota che appartiene agli indecisi e di questa quota il 16,7% è indeciso su cosa votare, mentre il 20,9% non è sicuro se andrà o meno al voto. Una categoria – quella degli indecisi – estremamente importante e su cui Renzi sta puntando la propria campagna per convincerli a votare Sì. Saranno loro, con ogni probabilità, a decretare il risultato finale del primo vero e proprio dentro e fuori per il governo Renzi.

E così, mentre da un lato il Movimento 5 Stelle sente sempre più prossima l’opportunità di avvicinarsi alla guida del Paese battendo i principali avversari politici e contando sulla delusione degli elettori stanchi di partiti e partitini, dall’altra Renzi ha dalla sua l’Europa, che non vede di cattivo occhio la riforma costituzionale, anzi. Ad affiancare i propositi di Renzi ci ha pensato anche l’agenzia di rating Fitch, che pur non dicendosi sicura se la riforma riuscirà a produrre un risultato a lungo termine parlando di crescita, è pronta ad affermare che la vittoria del Sì al referendum avrebbe la possibilità di produrre “una semplificazione legislativa, una riforma elettorale e un governo più stabile”, soprattutto. Le conseguenze del No al referendum, invece, sarebbero più pericolose, perché l’Italia rientrerebbe nella schiera dei soggetti a rischio, così come a rischio sarebbero la produttività e la crescita.

L’aiuto per Renzi, insomma, viene da fuori, da quell’Europa con cui spesso si è scornato, ma che alla fine potrebbe salvargli il futuro e il posto sulla poltrona più ambita alla guida del Paese. Quella stessa Europa che cerca di condizionare il voto lanciando proclami e allarmi, intimorendo gli elettori, ansiosi per lo stato di salute dei propri conti in banca, che magari oggi dicono No, ma che alla fine, colti da improvviso spavento, potrebbero votare Sì. La verità, a oggi, è una sola: Renzi è accerchiato. Dalle opposizioni che tentano di soffiargli il posto e screditarlo, e dalla popolazione, stanca dei raggiri e delle bufale, degli 80 euro promessi e poi da restituire – per chi ha entrate annue inferiori a 8.174 euro o superiori ai 26 mila euro. E una mano potrebbe arrivare proprio da quello spauracchio di Bruxelles, che lancia anatemi e procurerà allarmi alla vigilia del voto.

Sarà proprio quello il momento in cui gli italiani saranno chiamati a decidere se votare Sì o No, con la speranza che prima di barrare l’apposita casella abbiano letto interamente il testo, sappiano cosa vadano a votare e, soprattutto, seguano la propria coscienza e le proprie idee, giuste o sbagliate che siano, senza trasformare il referendum in un calcio di rigore a porta vuota per questa o quell’altra entità.

 

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