Referendum costituzionale: niente rinvio, ma Renzi medita alternative per salvarsi

Il governo Renzi auspica il rinvio del referendum costituzionale, grazie all'ipotesi di un mutamento del quesito, magari attraverso uno "spacchettamento". E per il dopo ci sarebbe già un accordo con Silvio Berlusconi per evitare le dimissioni.

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Il governo Renzi auspica il rinvio del referendum costituzionale, grazie all'ipotesi di un mutamento del quesito, magari attraverso uno

Nel primo pomeriggio di ieri è stato il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a lanciare la proposta di un rinvio del referendum costituzionale, la cui data è fissata il 4 dicembre, sostenendo che risulterebbe difficile fare campagna nel merito, con migliaia di famiglie italiane sfollate per le diverse scosse terremoto degli ultimi mesi. Un appello, quello del leader di NCD, lanciato a Forza Italia, nella convinzione che l’ex premier Silvio Berlusconi potesse accettare. Ma a stretto giro è arrivata la smentita del premier Matteo Renzi, che sul tema ha confermato che a votare si andrà tra un mese, giudicando la partita “sul filo di lana”.

Tuttavia, il premier sa che sarebbero scarse le probabilità di una sua vittoria, con il “no” dato ancora in vantaggio di diversi punti sul “sì”. Ecco, allora, che studia il modo per evitare che la sconfitta appaia come tale. Da un lato, l’ipotesi che aleggia tra i palazzi della politica, è che il quesito referendario venga spacchettato in più punti, in modo da non ottenere con ogni probabilità un esito netto per l’una e per l’altra parte. (Leggi anche: Sondaggi referendum, come capire le mosse di Renzi)

Ipotesi spacchettamento

Ad esempio, potrebbe esservi una domanda del tipo “Vuoi che il numero dei senatori scenda da 315 a 100?”. Alzi la mano chi voterebbe “no”. Se questo accadesse, Renzi potrebbe vedersi bocciata anche metà o più della riforma, ma formalmente potrebbe presentarsi dinnanzi agli italiani come un mezzo vincitore. Domanda: ma a quattro settimane dal voto sarebbe possibile lo spacchettamento? Sì, in teoria, perché pendono ricorsi da parte dei comitati del “no” contro il modo in cui il governo ha scritto il quesito da sottoporre agli elettori.

Uno di questi è del costituzionalista Valerio Onida.

Non possiamo nemmeno escludere, poi, che proprio per mettere a punto un quesito nuovo o multiplo, il Tribunale di Milano potrebbe accogliere il ricorso dell’ex presidente della Consulta, ma di fatto facendo slittare la data del referendum, dato che non sarebbe possibile mandare al voto un intero paese, senza che nessuno abbia in mente su cosa dovrebbe esprimersi. (Leggi anche: Referendum costituzionale, Berlusconi deciderà il risultato)

 

 

Cruciale sarà la posizione di Berlusconi, che non batte un colpo

In gioco non c’è solo il governo Renzi, ma il futuro dell’Eurozona e della UE. Bruxelles tifa apertamente per il “sì”, non perché abbia in simpatia il nostro premier, ma perché non vede alternative politiche valide e convenienti. Anche per questo, la settimana scorsa l’ex premier Silvio Berlusconi è salito al Quirinale per la prima volta da quando l’inquilino è qui Sergio Mattarella. I due avranno verosimilmente discusso del piano B, ovvero di come gestire un’eventuale sconfitta di Renzi. (Leggi anche: Draghi ricatta Berluscon per un “sì”?)

Il leader di Forza Italia ha voglia di tornare sulla scena politica, ma non pare intenzionato a dare vita a uno scontro con il governo Renzi, con il quale dialogherebbe dopo il voto, magari per studiarci insieme una nuova legge elettorale. I “big” azzurri sono tutti contro questa prospettiva e si vocifera che nel caso di sostegno più o meno esplicito dell’ex premier a Renzi, andrebbero tutti via, lasciando il partito con un pugno di parlamentari. Da qui al referendum, poi, non dovrebbe esserci alcuna reale discesa in campo in favore del “no” di Berlusconi, che si limiterebbe a qualche video-messaggio più formale che altro.

Riassumendo, il governo Renzi spera e asseconda la prospettiva di un rinvio del voto all’anno prossimo, magari grazie all’ipotesi di suddividere il quesito referendario in più punti, in modo da non esitare alcun vincitore chiaro. Successivamente, quand’anche perdesse, troverebbe in Parlamento il sostegno di una parte di Forza Italia, guidata da Berlusconi, in modo da tirare a campare fino alla fine della legislatura.

Resta da vedere se la minoranza dem si darebbe da fare per sabotare il piano. Per quanto visto ad oggi, i Bersani & Co appaiono solo capaci di abbaiare.

 

 

 

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