Referendum costituzionale: le 3 ragioni per cui Renzi sbaglia a rinviare il voto

Sulla data del referendum costituzionale esistono valide ragioni per sostenere che il governo Renzi starebbe sbagliando a posticiparla. Ecco perché potrebbe essere un boomerang il rinvio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sulla data del referendum costituzionale esistono valide ragioni per sostenere che il governo Renzi starebbe sbagliando a posticiparla. Ecco perché potrebbe essere un boomerang il rinvio.

Il referendum costituzionale si sarebbe dovuto celebrare agli inizi di ottobre, quando i sondaggi davano il “sì” avanti. Poi, l’aria è cambiata e i “no” sono passati in testa. Secondo un report privato, pubblicato da Dagospia, il distacco sarebbe di 6 punti percentuali in favore dei contrari. Ed ecco, che il governo Renzi stravolge i piani: niente ottobre, ma rinvio del voto a novembre. Alla trasmissione Porta a Porta, ha indicato la data del voto tra il 15 novembre e il 5 dicembre. Voci di corridoio segnalano come giorno probabile quello del 20 o del 27 di novembre.

L’intento del premier sarebbe di posticipare la consultazione, in modo che gli elettori abbiano il tempo necessario per digerire le misure contenute nella legge di stabilità per il 2017, che sarà presentata agli inizi di ottobre e che si annunciano per molti aspetti di stampo popolare: aumento delle pensioni, taglio delle tasse, etc.

Riforma Italicum

E c’è anche la questione Italicum. La riforma della legge elettorale, fortemente difesa dal governo, potrebbe essere parzialmente dichiarata incostituzionale dalla Consulta in ottobre. Il premier vorrebbe sfruttare l’occasione come pretesto per ritoccare, eliminando l’ormai temuto ballottaggio per l’assegnazione del premio di maggioranza alla Camera (che segnerebbe, oggi come oggi, la vittoria del Movimento 5 Stelle), togliendo dal dibattito pubblico una delle argomentazioni più forti nelle mani degli avversari, ovvero che il combinato tra Italicum e riforme istituzionali darebbe vita a un Parlamento di nominati e a governi senza consenso popolare.

Ad avviso di chi scrive, Matteo Renzi starebbe commettendo un gravissimo errore a posticipare la data della consultazione e per i motivi che verranno elencati:

 

 

 

Le ragioni dell’errore del premier

1) agli italiani non importa un fico secco dell’effettivo funzionamento della riforma, ma sfrutteranno il voto, come già accadde nel 2006, per premiare o bocciare il governo in carica. Se l’Italicum fosse bocciato dalla Consulta, gli elettori vi vedrebbero un segnale del pasticcio compiuto dal governo Renzi sulle riforme e, anziché assecondarne un ritocco, gli si rivolterebbero ancora più contro, tanto più che non sarà possibile trovare in poco più di un mese in Parlamento i numeri per rivedere la legge elettorale. Sarebbe il caos; avremmo il proporzionale puro per la sola Camera, visto che l’Italicum è stato scritto, considerando già non elettivo il Senato;

2) gli elettori voteranno con le tasche, ovvero secondo l’andamento dell’economia. La ripresa è già molto fragile, ma l’Istat e il buon senso comune (non tipico dei politici italiani) ci suggeriscono che staremmo andando verso uno spegnimento della crescita e che la disoccupazione potrebbe persino risalire. Spostare in avanti di 40-50 giorni il referendum incorpora il rischio di consentire agli italiani di prendere ancora di più atto del peggioramento del quadro economico;

3) La crisi delle banche: l’aumento di capitale di MPS è strettamente legato alla tempistica del voto. Ieri, le dimissioni a sorpresa dell’ad Fabrizio Viola hanno destato il sospetto che l’addio a Siena in anticipo sui tempi previsti sia frutto di un cattivo presagio del manager sull’andamento dell’operazione, quasi da tutti giudicata molto difficile. Spostare in avanti di un mese e mezzo la data della consultazione aggrava lo stato di crisi di MPS e rischia di contagiare le altre banche italiane, già malmesse in borsa. Gli italiani potrebbero recarsi ai seggi sotto la paura per la sorte dei loro risparmi e punire il governo in carica, reo di non essere intervenuto in maniera appropriata.

 

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Argomenti: Politica