Referendum Brexit, sondaggi confermano “sì” avanti: ecco cosa ci conviene tifare

Referendum Brexit, i sondaggi continuano a dare in testa i favorevoli all'uscita del Regno Unito dalla UE. Ma come italiani cosa dovremmo augurarci?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Referendum Brexit, i sondaggi continuano a dare in testa i favorevoli all'uscita del Regno Unito dalla UE. Ma come italiani cosa dovremmo augurarci?

Un quinto sondaggio in appena 24 ore confermerebbe che i favorevoli alla Brexit sarebbe saldamente avanti a pochi giorni dal referendum del 23 giugno. Secondo una rilevazione online di TNS, realizzata su un campione di quasi 2.500 adulti tra il 7 e il 13 giugno, i “Leave” sarebbero al 47% e i “Remain” al 40%.

Non stanno bastando i messaggi dal tono terrorizzante del governo, che parla di possibile aumento delle tasse necessario e di taglio delle pensioni, nel caso in cui i sudditi di Sua Maestà optassero per abbandonare la UE. Il premier David Cameron avrebbe concordato con i laburisti all’opposizione una sorta di basso profilo, in modo da consentire loro di darsi maggiormente da fare agli occhi dell’opinione pubblica per difendere la permanenza del Regno Unito nella UE.

Terrorismo mediatico non paga

Se gli elettori conservatori stanno sempre più inseguendo gli appelli di Boris Johnson da un lato e di Nigel Farage dall’altro, allora ci si affida all’elettorato di sinistra, nella speranza che sia più “obbediente” alle indicazioni di voto formali dei Labour, anche se molti deputati di questo stanno facendo anch’essi campagna per il “Leave”.

Il popolare tabloid Sun si è schierato per la Brexit con un titolone in prima pagina l’altro giorno, che è un gioco di parole: “BeLeave in Britain”, che possiamo tradurre come “Credi nella Gran Bretagna”, ma in quel “credi” ci sta foneticamente il “Leave” di “lascia, abbandona” (la UE, sottinteso). In buona sostanza, i Brexiters stanno puntando sull’orgoglio nazionale e si rivolgono agli elettori britannici per spronarli a non cedere al terrorismo mediatico di governo, banche e organismi internazionali.

 

 

 

Borse mondiali giù su sondaggi Brexit

La scorsa settimana, il rischio Brexit ha mandato in fumo 2.500 miliardi di dollari di capitalizzazione presso tutte le borse mondiali. In appena 8 giorni, Piazza Affari ha “bruciato” 40 miliardi di euro e non pare che sia finita, aldilà del rimbalzo tecnico di ieri.

Gli euro-scettici di tutta Europa stanno facendo apertamente il tifo per la Brexit, confidando che una vittoria dei “Leave” conduca a simili votazioni nei loro paesi o alla disgregazione immediata delle istituzioni comunitarie. Ci chiediamo, in qualità di italiani, europeisti o euro-scettici, quale sia il risultato che dovremmo augurarci al referendum di Londra.

Cosa dobbiamo sperare da italiani?

Va da sé che se apparteniamo alla sempre meno folta schiera degli euro-entusiasti, dovremmo sperare in una larga vittoria dei “Remain”, l’unica che metterebbe a tacere rivendicazioni simili altrove. E se, invece, appartenessimo alla categoria degli euro-scettici? Attenzione a farci due conti. All’apice della crisi dell’euro, il governatore della BCE, Mario Draghi, pronunciò una frase, che non dovrebbe essere dimenticata facilmente: “abbiamo investito troppo capitale politico nella moneta unica per permetterci di fallire”. Mutatis mutandis, potremmo affermare che anche se vincesse la Brexit, Bruxelles non potrebbe alzare bandiera bianca come nulla fosse, perché in gioco ci sono 60 anni di costruzione europea.

Questo non significa che la UE resisterà a tutto, anzi. Semplicemente, se da euro-scettici riteniamo che l’Italia non sia in grado per qualsiasi ragione di indire un referendum sulla permanenza nella UE, la Brexit per noi non soltanto non avrà avuto senso, ma potrebbe peggiorare le cose. Come? Il Regno Unito rappresenta oggi sul piano geo-politico il più grande contrasto al duo franco-tedesco, quello maggiormente oggetto di critiche da parte degli euro-scettici di tutto il continente.

 

 

 

Senza Londra, resta Berlino a comandare tutti

Privarsi dell’unica grande realtà politica in grado di contendere alla Germania il predominio sul resto d’Europa sarebbe un suicidio proprio per coloro, che non si arrendono all’idea di essere “dominati” da istituzioni a trazione tedesca. E allora, meglio augurarci come italiani di ogni fede politica, che alla fine nel Regno Unito prevalgano i “Remain”, magari non in larga misura, in modo che a Bruxelles sia inviato un segnale di insoddisfazione sulla costruzione europea, che induca a una seria riflessione sul futuro della UE. Ma se gli inglesi se ne vanno, saremmo nelle mani solamente dei tedeschi e dei francesi di riflesso. Quale che sia la nostra opinione su Berlino, il monopolio non è un bene.

 

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Brexit, Economia Europa, Economie Europa