Reddito di cittadinanza, quota 100 e TAV: ecco perché ne esce vincitore solo Salvini

Reddito di cittadinanza e quota 100 starebbero beneficiando elettoralmente più Salvini che Di Maio. E sulla TAV è stata una farsa recitata per la tenuta del governo.

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Reddito di cittadinanza e quota 100 starebbero beneficiando elettoralmente più Salvini che Di Maio. E sulla TAV è stata una farsa recitata per la tenuta del governo.

La pantomima dentro al governo sulla TAV si è risolta con una vittoria di sostanza e di immagine per Matteo Salvini, visto che da oggi il Telt (Tunnel Euralpin Lione Torino), il promotore pubblico responsabile della gestione transfrontaliera della futura linea ferroviaria Torino-Lione, ha potuto iniziare a raccogliere le manifestazioni d’interesse per le gare che verrebbero indette nel caso in cui l’Alta Velocità in Val di Susa si facesse.

Non si tratta di bandi di gara, ha precisato il governo Conte, il quale ha rinviato la decisione definitiva tra sei mesi. Una recita a soggetto, pattuita tra i due contraenti della maggioranza, al fine di togliere le castagne dal fuoco di Luigi Di Maio, facendolo apparire autonomo rispetto all’altro vice-premier, il leghista Matteo Salvini. Fingere di litigare, insomma, per rafforzare la posizione sempre più difficile del ministro allo Sviluppo nei confronti dei suoi parlamentari e della base, che lo accusano di essersi troppo schiacciato sulla Lega, facendo perdere di consenso e identità il Movimento 5 Stelle.

Movimento 5 Stelle fermo alla decrescita felice e l’Italia vira sempre più verso la Lega di Salvini

In verità, la TAV s’ha da fare e lo sanno anche le pietre. Dal canto suo, Salvini non può cedere su una vicenda come questa, riguardando il nord, cuore del suo elettorato, che per quanto abbia travalicato il Po e conquistato la guida della sua prima regione con la Sardegna di qualche domenica fa, resta perlopiù settentrionale. Bene rivedere la ripartizione dei costi tra Italia e Francia, avvenuta in misura apparentemente iniqua e, ça va sans dire, ai nostri danni; tuttavia, come ha avvertito il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, senza il rispetto degli impegni internazionali già sottoscritti, la credibilità del governo italiano andrebbe a farsi benedire e con essa gli investimenti esteri.

I due vice-premier restano in attesa di verificare l’impatto delle rispettive misure clou fortemente volute e introdotte con la legge di Stabilità 2019: reddito di cittadinanza per Di Maio, quota 100 per Salvini.

L’aspetto quasi paradossale di queste norme sta nella provenienza geografica delle maggiori richieste per l’una e l’altra. Lombardia e Piemonte figurano tra le prime 5 regioni per numero di richieste ai CAF e online del reddito di cittadinanza. La prima si contende il podio con la Campania, seguite da Sicilia e Lazio. Chi lo avrebbe detto che il cuore del nord-ovest avrebbe inciso, almeno nella fase iniziale, per circa il 22-23% delle richieste totali, quando si era detto che questa forma di assistenza avrebbe beneficiato, in particolare, il Meridione?

Salvini mette Di Maio nell’angolo

Prestissimo per trarre conclusioni, le quali rischiano di essere affrettate, ma sta di certo che la geografia di questi primi giorni in cui è possibile presentare domanda stia scompigliando clamorosamente le previsioni. E grosso modo dicasi lo stesso per quota 100, studiata dalla Lega per superare le rigidità della legge Fornero e rispondere alle istanze dei lavoratori over 60 e con un numero di anni di contributi previdenziali elevato alle spalle. Trattasi generalmente dei dipendenti e degli operai del nord, che lavorando quasi ininterrottamente sin dalla tarda adolescenza e quasi mai in nero, riescono ad arrivare ai 60 anni o poco più di età anche con 40 anni di contributi versati. Invece, complice forse il dato relativamente alto delle domande arrivate dal Pubblico Impiego (35% del totale), la prima città per numero di richieste di prepensionamento dopo alcune settimane è risultata essere Roma, seguita da Napoli, Milano, Palermo, Bari, Catania e Torino. In pratica, non pare esservi affatto alcuna concentrazione nel nord dell’Italia.

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Riepilogando e aggiungendoci volutamente un po’ di pepe, abbiamo che i grillini si siano intestati la battaglia sul reddito di cittadinanza, che forse per effetto anche delle numerose restrizioni allegate starebbero dissuadendo molti meridionali dal presentare la domanda. Al contempo, quota 100 starebbe beneficiando nord e sud indifferentemente. In altre parole, Salvini avrebbe più ragioni per sorridere, visto che il reddito di cittadinanza potrebbe beneficiare il nord molto più delle attese, mentre la “sua” quota 100 finirebbe per fare felice il sud, consentendogli di rafforzare la presa sull’elettorato sotto Roma.

Infine, questi primissimi e parzialissimi dati ci offrono un’immagine un po’ meno stereotipata dell’Italia. Non esiste forse un sud in cerca di un reddito di “divananza” e un nord scevro dalla domanda di assistenza. Esistono due parti dello Stivale socio-economicamente molto differenti, ma accomunati sempre più dalla crescente sofferenza. Finora, il nord laborioso e produttivo ha creato ricchezza sufficiente per sé e per il sud, ma anni di stagnazione e recessione hanno finito per generare situazioni di malessere persino nel suo cuore industriale. I due partiti al governo si sono mostrati più capaci di rispondere proprio alle richieste di tamponamento del disagio sociale, ma solo Salvini si dimostra attrezzato per offrire anche una prospettiva più ampia, che includa il sostegno e l’incentivo alla fase di produzione della ricchezza. E la TAV gli serve proprio per rimarcare la propria diversità dall’inconcludenza dei pentastellati, che si limitano a voler redistribuire una ricchezza che non c’è. La farsa con Di Maio gli serve per non indebolire troppo l’alleato, così da continuare a tenere in vita la politica dei due forni tra 5 Stelle e vecchio centro-destra. Solo quando avrà ridotto all’osso i consensi di Forza Italia, con ogni probabilità finirà per affondare il coltello anche contro il giovane collega allo Sviluppo.

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