Reddito di cittadinanza più facile per gli stranieri, ecco come e perché è la strada per il fallimento dell’Italia

Modifiche in corso per il reddito di cittadinanza. Regole più stringenti per gli italiani, mentre per gli stranieri le maglie si allargano.

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Reddito di cittadinanza più facile per gli stranieri

I due Matteo vorrebbero abrogarlo, mentre il premier Mario Draghi ne difende l’impostazione di fondo e Movimento 5 Stelle e PD fanno quadrato attorno al sussidio. Il reddito di cittadinanza difficilmente uscirà di scena da qui a qualche anno, anche se di certo sarà riformato per cercare di mettere il grosso dei partiti italiani d’accordo. Ma sul tenore delle modifiche non vi è alcuna intesa nella maggioranza di governo. Lega, Forza Italia e Italia Viva sarebbero per regole almeno molto più stringenti, così da evitare di disincentivare al lavoro o di premiare i “furbi”. I grillini vogliono conservare l’attuale impianto il più possibile e il PD punta a qualche modifica marginale per disinnescare il referendum abrogativo, per il quale l’ex premier Matteo Renzi sta raccogliendo le firme.

Tra le ipotesi che circolano vi è quella di abbassare da 10 a 5 o forse anche solo 2 anni il periodo di residenza obbligatorio sul territorio nazionale per potere accedere al reddito di cittadinanza. Una misura, che se approvata amplierebbe enormemente la platea dei possibili beneficiari tra i cittadini stranieri. Tra questi il sussidio è percepito da 125.000 persone, coinvolgendo un numero di 321 mila beneficiari in tutto. Rispetto ai 2,4 milioni di italiani, siamo a circa il 12%.

Reddito di cittadinanza nuovo business per stranieri?

Quale sarebbe la ratio della riforma? Se il reddito di cittadinanza deve contrastare la povertà, allora bisogna aggredirla anche tra gli stranieri. Regole stringenti finirebbero per emarginare i cittadini extracomunitari, in particolare. Ma quale sarà con ogni probabilità l’esito di una tale manica larga? L’Italia diverrà più attrattiva per gli stranieri poco qualificati e magari poco intenzionati a venire nel nostro Paese per lavorare.

E’ il famoso rischio di “shopping del welfare”. Oltretutto, risulta molto difficile indagare sulla reale condizione economica e patrimoniale di soggetti in arrivo da stati con una Pubblica Amministrazione inesistente e con meccanismi di scambio delle informazioni molto carenti.

Pur volendo ignorare i possibili rischi sulla nascita di un vero e proprio business del reddito di cittadinanza (si veda al riguardo la scoperta di decine di romeni percettori e residenti in Italia solo fittiziamente), il punto è che l’Italia diverrebbe il paradiso della manodopera poco o per nulla qualificata e con il retro-pensiero di vivere a carico dello stato. A subirne la concorrenza sarebbero gli operai italiani, ai quali con una mano si darebbe il sussidio e con l’altra se ne colpirebbero i redditi. Verrebbe meno anche l’impulso a lavorare in regola tra gli extracomunitari, dato che in nero potrebbero sbarcare il lunario più facilmente. Difficile, però, che per questa via ci “pagheranno le pensioni”. L’Italia sarà la patria del fancazzismo? Chissà, ma di certo rischia il fallimento economico definitivo.

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