Reddito di cittadinanza o quota 100, quale misura più a rischio?

Redditi di cittadinanza o quota 100 sulle pensioni è la misura che rischia di scomparire nei prossimi anni dopo i recenti sconvolgimenti politico-elettorali? Facciamo il punto.

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Redditi di cittadinanza o quota 100 sulle pensioni è la misura che rischia di scomparire nei prossimi anni dopo i recenti sconvolgimenti politico-elettorali? Facciamo il punto.

La batosta incassata per l’ennesima volta dal Movimento 5 Stelle alle urne non rimarrà senza conseguenza ancora a lungo. Da quando il reddito di cittadinanza è stato varato con la scorsa legge di Stabilità, non v’è stata una sola tornata elettorale in cui i “grillini” non abbiano registrato un insuccesso, anche di proporzioni inimmaginabili.

Oltre ad essere colati a picco in regioni come Sardegna, Basilicata, Piemonte e da ieri in Umbria nettamente sotto il 10%, alle europee di maggio è stata una debacle oltre ogni previsione. Per contro, la Lega di Matteo Salvini ha vinto ovunque e con ieri ha fatto bottino anche dall’opposizione.

Questo è un messaggio chiaro degli italiani a chi ci governa: giù le mani da quota 100, la legge che consente dall’aprile scorso ai lavoratori di andare in pensione prima dell’età ufficiale, se in possesso di 100 anni tra età anagrafica e contributi versati. Sin dalla sua formulazione è stata accompagnata da critiche al vetriolo tra la grande stampa e le sedi degli istituti internazionali, ma in democrazia l’ultima parola spetta al popolo e il popolo sembra essersi espresso con nitidezza. Lo stesso dicasi, ma in senso contrario, per il reddito di cittadinanza, diventato un gran pasticcio ancor prima di debuttare.

Si è scoperto, ad esempio, che da novembre 100.000 famiglie non riceveranno più il sussidio, in quanto non risultano avere inviato all’Inps per tempo, entro la data fissata del 21 ottobre scorso, la documentazione attestante l’assenza di misure cautelari e di condanne definitive a carico del beneficiario e di dimissioni volontarie rese ultimamente da un qualche componente disoccupato del nucleo familiare. Le regole sono diventate più stringenti anche per gli extra-comunitari, molti dei quali non sono nelle condizioni di potere dimostrare i loro averi nei paesi di origine. Non parliamo nemmeno dei navigator, che avrebbero dovuto accompagnare i beneficiari del sussidio nel mercato del lavoro, salvo essere ad oggi inesistenti e in futuro, quando e se mai prenderanno corpo, del tutto inutili, fuorché a sé stessi.

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Quota 100 popolare, reddito di cittadinanza no

Quota 100 non avrà creato quei posti di lavoro promessi da Salvini ai giovani con il turn-over, anche perché chi ne sta approfittando per uscire dal lavoro con qualche anno di anticipo proviene spesso dalla Pubblica Amministrazione o da grandi aziende e banche, tutte non certo desiderose di assumere per rimpiazzare i dipendenti perduti.

Quanto meno, però, trattasi di una misura semplice da capire e implementare. E, soprattutto, gli italiani con il loro voto la starebbero difendendo a spada tratta, anche se le ragioni della vittoria della Lega, da Bolzano a Pantelleria, possono anche avere poco a che vedere con la revisione della legge Fornero.

Ad ogni modo, sinora avevamo dato per scontato che a soccombere fosse quota 100 e che il reddito di cittadinanza sarebbe sopravvissuto alle forche caudine dei suoi detrattori, divenuti improvvisati alleati dei 5 Stelle al governo. Ma questo sembra vero per l’oggi, sul domani non c’è certezza. Viene da pensare che il Meridione stesso si aspettasse ben altro dai pentastellati in economia, mentre al nord va da sé che questa misura non sia mai stata gradita più di tanto. Ha senso pesare sui conti pubblici per procrastinare un provvedimento rivelatosi puramente assistenziale sostenuto solamente da un partito sempre più minoritario in Italia? Ed è pensabile che la bandiera sventolata dal primo partito italiano venga ammainata senza tener conto del consenso che gode diffusamente da nord a sud?

Con il reddito di cittadinanza Di Maio & Co hanno creato uno stato etico

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