Reddito di cittadinanza: ecco la proposta del M5S per il reddito minimo garantito

Il Movimento 5 Stelle ha finalmente redatto il disegno di legge sul reddito di cittadinanza. La buona notizia è che ci sono le coperture, la cattiva notizia è che probabilmente verrà ignorato

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Il Movimento 5 Stelle ha finalmente redatto il disegno di legge sul reddito di cittadinanza. La buona notizia è che ci sono le coperture, la cattiva notizia è che probabilmente verrà ignorato

E’ stato il cavallo di battaglia della campagna elettorale. Grillo proponeva un reddito di cittadinanza di 1.000 euro, le forze politiche giudicavano fantasiose queste proposte. Oggi, a qualche mese dall’apertura dei lavori, i parlamentari a “cinque stelle” hanno finito di redigere il disegno di legge. Ancora non è stato presentato, ma il Fatto è riuscito a carpire informazioni interessanti e ha pubblicato un articolo a proposito.  

Il disegno di legge

Viene chiamato reddito di cittadinanza ma dovrebbe chiamarsi “reddito minimo garantito”. Con la prima espressione, infatti, si indica un contributo universale che lo Stato versa ai cittadini indifferentemente dal reddito e dalla situazione lavorativa. Con la seconda, invece, si indica un contributo vincolato alla condizione economica. E il provvedimento che il M5s presenterà da qui a poco rientra proprio in questa categoria. Tuttavia, sono già visibili alcune differenze con la forma “ideal-tipica” di reddito minimo garantito e con le cifre promesse in campagna elettorale. Il disegno di legge prevede un contributo “ad personam” di 600 euro, e non di 1.000 come suggerito da Grillo. Qualcuno potrebbe storcere il naso ma, se è vero che le coperture sono state trovate, è più di quanto ci si potesse aspettare in un periodo di ristrettezze finanziarie come questo. Ad ogni modo, i requisiti per accedere al contributo sono lo stato di disoccupazione o la percezione di un reddito mensile inferiore ai 600 euro. Il provvedimento, dunque, si presenta più che altro come una misura integrativa.Si  fa l’esempio di una famiglia composta da due adulti in cui uno percepisce uno stipendio di 400 euro e l’altro è disoccupato. Secondo il disegno di legge, alla famiglia toccheranno complessivamente 800 euro, 200 per il lavoratore (in modo che possa raggiungere soglia 600) e 600 euro per il non-lavoratore.

Il reddito di cittadinanza “alla grillina” non vuole essere uno strumento fine a se stesso, ma semplicemente un sostegno temporaneo per chi cerca un’occupazione. Tutto è infatti vincolato all’istituto dei Centri per l’Impiego. Questi si impegneranno a offrire un posto di lavoro a chi usufruisce del reddito di cittadinanza, fino a quando – alla terza proposta rifiutata – quest’ultimo sarà dichiarato decaduto. Ovviamente, specificano i parlamentari grillini, il posto di lavoro dovrà essere consono ai curricula presentati dai cittadini (a un’ingegnere per esempio non verrà offerto di fare il giardiniere). Come accennato sopra, le coperture ci sono. A rassicurare sulla questione, però, ci sono solo i pentastellati. Non è stata data notizia di nessuna delle coperture, che verranno presentate insieme al Dl una volta depositato il testo.  

Rischio dimenticatoio

I parlamentari del Movimento 5 Stelle si sono dichiarati soddisfatti per il lavoro svolto ma professano pessimismo, almeno quelli raggiunti dai cronisti. Sara Paglini, deputata, rivela che è quasi impossibile anche solo far entrare il tema nell’agenda politica italiana; e ricorda la mozione – che prevedeva appunto la mera discussione – bocciata praticamente da tutta la maggioranza. Sulla carta, però, il reddito di cittadinanza, o in ogni caso un contributo per i senza-lavoro, è presente nella maggior parte dei programmi. Il Pd proponeva in campagna elettorale 500 euro per chi non aveva un Isee superiore ai 6.880 euro; lo stesso faceva Sel, ma il contributo era di 600 euro e la soglia Isee di 8.000.

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