Reddito di cittadinanza e flat tax, l’effetto sui consumi sarà tutto da provare

Il reddito di cittadinanza e la flat tax stimoleranno i consumi degli italiani? Rispondere non è facile e gli effetti dipenderanno essenzialmente dal modo in cui queste misure verranno attuate.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il reddito di cittadinanza e la flat tax stimoleranno i consumi degli italiani? Rispondere non è facile e gli effetti dipenderanno essenzialmente dal modo in cui queste misure verranno attuate.

L’Istat ha pubblicato dati in chiaroscuro sull’economia italiana nel secondo trimestre di quest’anno, quando il reddito disponibile delle famiglie risulta essere cresciuto rispetto ai primi tre mesi dell’1,3%, a fronte di un aumento congiunturale dei consumi di appena lo 0,1%. Considerando che nel frattempo i prezzi siano cresciuti dello 0,1%, il potere di acquisto delle famiglie risulta aumentato dell’1,2%, ma esso si è tradotto quasi per intero in maggiori risparmi, i quali hanno segnato un +1,1%, salendo all’8,6%. Il dato sui redditi risente dei rinnovi contrattuali nel Pubblico Impiego. Nel complesso, ricaviamo una situazione stagnante sul fronte dei consumi, pur con redditi in moderata crescita. In sé, la maggiore propensione marginale al risparmio non sarebbe un elemento negativo, se non riflettesse una debolezza strutturale dell’economia, ossia la paura delle famiglie per il prossimo futuro. In effetti, più che una scelta, quella di mettere da parte le maggiori entrate sembra una strada obbligata per molti italiani, stremati da anni di crisi economica, che li hanno costretti a intaccare i risparmi accumulati in passato per fronteggiare esigenze personali o dei figli, molti dei quali hanno perso o non hanno nemmeno trovato lavoro.

Consumi degli italiani cresciuti la metà degli spagnoli dal 2000

La fiducia è l’ingrediente essenziale che riesce a trasformare i redditi in consumi. Essa dipende da condizioni strettamente personali e familiari, ma anche macroeconomiche. Se guadagno di più, grazie al rinnovo del contratto, ma noto che l’economia italiana sia mal messa e per questo temo di perdere il lavoro, è probabile che destinerò solo una parte delle maggiori entrate mensili ad accrescere le spese, mostrandomi cauto e cercando di mettere in cascina grano sufficiente per il caso in cui le cose dovessero andare storte. Certo, esistono famiglie che non possono permettersi di fare simili ragionamenti, essendo gravate da vincoli di liquidità stringenti. Si pensi a chi trova un lavoro dopo lunghi mesi di disoccupazione trascorsi stringendo la cinghia e accumulando debiti. In questi casi, nulla di strano che, pur non nutrendo grande fiducia verso il futuro, le maggiori entrate vengano destinate ai consumi, non fosse altro per il desiderio di tornare a consumare il giusto dopo periodi di privazioni e ristrettezze.

Questi discorsi appaiono importanti per cercare di capire quale impatto avranno sull’economia italiana misure come il reddito di cittadinanza e la “flat tax”, anche se quest’ultima sarebbe più obiettivamente un semplice taglio delle tasse per le partite IVA. Insieme, fanno 10-12 miliardi di redditi aggiuntivi a disposizione delle famiglie. Il primo andrà in tasca a 6,5 milioni di italiani senza lavoro e sulla base di criteri reddituali e patrimoniali ancora da fissare. La seconda beneficerà lavoratori autonomi e titolari di imprese. Ragionando come da teoria, dovremmo dedurre che il reddito di cittadinanza, in particolare, dovrebbe stimolare i consumi, essendo un’entrata disponibile per i meno fortunati. Anche le modalità tecniche con cui verrà erogato – si parla di accredito delle somme sulla tessera sanitaria – favorirebbero tale tesi.

L’effetto ambiguo sui consumi

Tuttavia, siamo sicuri che gli 8-10 miliardi stanziati per il provvedimento andranno realmente a beneficio di chi ha bisogno o solo dei più furbi, ossia lavoratori in nero ed evasori fiscali? Se così fosse, non aspettiamoci grossi balzi dei consumi domestici, perché si spenderebbe con la card quello che ugualmente si sarebbe speso attingendo alle entrate nascoste al fisco. A ben vedere, potrebbe replicarsi il fenomeno di cui abbiamo appena discusso a inizio articolo. Anche nel caso dei dipendenti pubblici, ad esempio, il maggiore reddito non si è tradotto in consumi più alti probabilmente per il semplice fatto che non sarebbero una categoria afflitta dalle impellenze quotidiane, avendo goduto di redditi certi e stabili pur in piena crisi, a differenza del settore privato. Per i beneficiari della flat tax, il discorso sarebbe un altro: se avvertissero che, a fronte di risparmi più o meno sostanziosi derivanti dal taglio delle aliquote, lo stato italiano si starebbe indebitando e presto sarebbe costretto ad alzare altre fonti di entrata per colmare i “buchi” di bilancio, nemmeno in questo caso i consumi aumenterebbero granché, perché la sfiducia sulla natura strutturale del taglio delle tasse sarebbe alta.

Certo, non bisognerebbe nemmeno demonizzare i maggiori risparmi, che al contrario sostengono la crescita di un’economia nel corso degli anni. Essi sono essenzialmente consumi futuri e per quanto qualsiasi governo vorrebbe che le famiglie spendessero e le imprese investissero il prima possibile, in modo da registrare più alti tassi di crescita del pil immediati, non sempre è un bene che ciò accada. Se, per ipotesi, i miliardi previsti dalla manovra per reddito di cittadinanza e flat tax finissero tutti nei conti correnti dei beneficiari, traducendosi in puro risparmio, l’effetto d’impatto per la crescita sarebbe nullo, ma le banche si ritroverebbero a disposizione qualche decina o più di miliardi da destinare ai prestiti. Ciò consentirebbe loro di mantenere bassi i costi della raccolta e il credito per famiglie e imprese ne risulterebbe agevolato.

La crisi dei consumi, il rallentamento dell’economia e i tassi in rialzo 

Ad ogni modo, non nascondiamoci dietro a un dito. Al governo Conte serve che quei miliardi di maggiore deficit si traducano in maggiori consumi, sia per migliorare gli stessi conti pubblici via aumento del gettito IVA, Irpef e Ires, sia per sostenere la crescita del pil e, quindi, l’occupazione. Affinché questo scenario abbia luogo, dovrebbe sincerarsi di un paio di cose: in primis, che i destinatari del reddito di cittadinanza siano davvero bisognosi e non semplicemente percipienti di redditi in nero. Allo scopo, servirebbe drizzare le antenne al sud; secondariamente, che i cittadini italiani siano rassicurati sulla tenuta dei conti dello stato e che le preoccupazioni di queste settimane sulla sostenibilità del debito pubblico, anche in conseguenza di un deficit in crescita, siano smorzate da toni e fatti più consoni da parte dei titolari della politica economica della terza economia più indebitata al mondo.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia