Reddito di cittadinanza: 2mila euro al mese per tutti. Referendum “rivoluzionario” in Svizzera?

2.000 euro al mese per tutti i maggiorenni e 400 euro per i minorenni. Raccolte 126 mila firme ora al vaglio del Consiglio federale. Per gli organizzatori sarebbe come la fine della schiavitù. Ma la misura è molto costosa

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2.000 euro al mese per tutti i maggiorenni e 400 euro per i minorenni. Raccolte 126 mila firme ora al vaglio del Consiglio federale. Per gli organizzatori sarebbe come la fine della schiavitù. Ma la misura è molto costosa

Un comitato popolare svizzero ha presentato ieri davanti al Parlamento di Berna in Svizzera 126 mila firme di cittadini su una petizione per introdurre il reddito di cittadinanza. Davanti al Parlamento sono state anche esposte le 8 milioni di monetine da 5 centesimi di franchi, raccolte da quanti hanno sottoscritto la petizione, in rappresentanza degli 8 milioni di cittadini svizzeri. Obiettivo: assicurare a ogni cittadino elvetico un reddito di 2.500 franchi al mese (2.000 euro) e di 500 franchi (400 euro) per ciascun minorenne.

Il reddito sarebbe su base individuale e non familiare e non sarebbe alternativo al lavoro, ossia sarebbe erogato lo stesso, stando alla proposta, anche se si lavora.

 

Referendum reddito cittadinanza Svizzera: e le risorse? 

La misura comporterebbe un esborso di 400 miliardi di franchi all’anno, pari a 326 miliardi di euro. Una cifra immensa, ma che per gli organizzatori sarebbe finanziata attraverso una totale rivisitazione del welfare, eliminando, a quel punto, gli assegni di disoccupazione, le borse di studio, i sussidi per malattia, etc.

A Russia Today, Enno Schmidt, uno degli organizzatori, ha dichiarato che sarebbe una svolta epocale, come l’abolizione della schiavitù o la nascita del movimento per i diritti civili.

I promotori vorrebbero fare della Svizzera la prima società al mondo in cui la ricerca di un lavoro non sarebbe finalizzata alla sopravvivenza, ma a contribuire al progresso sociale. Insomma, basta lavorare per vivere. Tutti i cittadini dovrebbero avere diritto a una vita dignitosa, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto o dalla partecipazione o meno al mercato del lavoro.

Secondo gli oppositori di tale iniziativa, i 400 miliardi di franchi necessari non si auto-finanzierebbero tagliando il welfare, mentre si rischiano durissimi contraccolpi all’occupazione, perché disincentiverebbe al lavoro e chi vorrà continuare a lavorare, lo farà certamente per un salario più alto, non avendo più la necessità di accettare anche stipendi ritenuti bassi.

Ma il modello immaginato dai promotori della petizione si basa proprio sull’occupazione, perché se si smettesse di lavorare, non ci sarebbero più i soldi per finanziare una tale misura così onerosa.

Adesso, l’iniziativa sarà al vaglio del Consiglio federale e del governo, che decideranno se presentarla al Parlamento. Se si rispettassero i tempi, in un paio di anni si potrebbe giungere a un referendum sul tema e gli svizzeri sceglieranno alle urne se continuare a lavorare per vivere o se accettare la sfida di una società completamente alternativa.

Né si può dare per scontato un esito favorevole in caso di referendum, anche perché per queste materie la Costituzione elvetica prevede la doppia maggioranza: di elettori e del numero dei cantoni.

Già nel marzo scorso la Svizzera aveva fatto discutere tutto il mondo per il referendum passato a grande maggioranza, che impone un limite agli stipendi dei manager. E il 24 di novembre, gli svizzeri si dovranno pronunciare anche su un altro tema simile, ossia se far passare la proposta 1:12, che prevede che i manager pubblici non potranno avere uno stipendio superiore a 12 volte quello minimo erogato nella società gestita. Un anno di stipendio contro un mese, è la logica dell’1:12.

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