Reddito di cittadinanza, il vero motivo per cui non si farà e perché la delusione sarà tanta

Cos'è davvero il reddito di cittadinanza promesso dal Movimento 5 Stelle e davvero si tratta di una misura politicamente sostenibile?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Cos'è davvero il reddito di cittadinanza promesso dal Movimento 5 Stelle e davvero si tratta di una misura politicamente sostenibile?

Il boom elettorale del Movimento 5 Stelle sta accendendo grandi aspettative per alcune misure, in particolare, dall’impatto mediatico dirompente, ma che forse non sono state approfondite come da dovere. Il reddito di cittadinanza, ad esempio, viene considerato fondamentale per spiegare il successo dei “grillini” al sud, dove hanno sbancato sia in termini di voti che di seggi. Si tratta di un’interpretazione forse arbitraria e nemmeno così fondata come si pensa, ma è certo che sarebbe il Meridione a beneficiare eventualmente del provvedimento, qualora fosse attuato. Ma cosa s’intende per reddito di cittadinanza?

Partiamo da una premessa: non è realmente tale, nel senso che non potremmo definirlo davvero “di cittadinanza”, come sarebbe, invece, in Alaska, lo stato più al nord degli USA e ricco di petrolio, i cui proventi vengono distribuiti in misura perfettamente eguale tra i suoi residenti, indipendentemente da reddito, età e altre condizioni socio-economiche. Ogni anno, quindi, viene spedito un assegno a quanti abitino nello stato da almeno un anno. Nulla importa se si guadagnano 10.000 o 1 milione di dollari all’anno, tutti hanno diritto alla stessa somma, un beneficio riconosciuto a quanti abbiano il coraggio di risiedere in un territorio dalle condizioni climatiche proibitive.

Reddito di cittadinanza, ma al sud ha vinto la speranza o la rassegnazione?

Il reddito di cittadinanza promesso dal Movimento 5 Stelle non è la stessa cosa. In effetti, di petrolio non ne abbiamo in Italia, tranne sparute estrazioni qua e là sul territorio. E allora cosa s’intende? Sarebbe un sussidio di 780 euro per ciascun cittadino maggiorenne e senza lavoro o con un reddito de lavoro o da pensione inferiore alla soglia di povertà. Per percepirlo, bisogna iscriversi a un centro per l’impiego, accettare una delle prime tre offerte e rendersi disponibili per almeno 8 ore settimanali a lavori socialmente utili organizzati dai comuni, nonché a frequentare corsi di formazione di almeno 2 ore al giorno. Dunque, non esiste l’automatismo da molti inteso tra assenza di lavoro e assegno incassato.

Reddito di cittadinanza realmente sostenibile?

Ora, tralasciando i costi di una misura, che i pentastellati sostengono essere parzialmente coperta dai sussidi oggi erogati dallo stato, tra cui il Rei (Reddito di inclusione) e attesi nell’ordine di 17 miliardi, il reddito di cittadinanza sarebbe realmente sostenibile? Non proprio. Vediamo perché. Come abbiamo detto, a beneficiarne sarebbero tutti i maggiorenni sprovvisti di reddito sufficiente, occupati o meno. In Italia, i disoccupati propriamente detti risultano meno di 3 milioni, a cui si aggiungono almeno altri 3 milioni di persone che potrebbero lavorare e che, però, un lavoro nemmeno lo cercano, essendo sfiduciati di trovarlo. In effetti, il nostro tasso di occupazione si attesta oggi al 58% contro una media europea del 66%. In tutto, stima lo stesso M5S, sarebbero 9 milioni gli aventi diritto e chiaramente il sud la farebbe da leone.

Questo significa che con il reddito di cittadinanza, milioni di italiani correrebbero ad iscriversi ai centri per l’impiego, perché pur non avendo praticamente speranze di trovare lavoro, quanto meno avrebbero la possibilità di incassare l’assegno mensile erogato dallo stato. Formalmente, questo implicherebbe un’impennata del tasso di disoccupazione, che già oggi si aggira intorno all’11%. Se, per ipotesi, altri 3 milioni di italiani si registrassero come disoccupati, ai tassi attuali di occupazione, i senza lavoro risulterebbero esplosi ben sopra il 25%. Quale governo rischierebbe di finire nell’occhio del ciclone dei media con l’accusa di avere provocato un aumento della disoccupazione, finanche più che raddoppiandola? Sarebbe come ammettere un proprio fallimento, facendo emergere una realtà di fatto nota, ma statisticamente finora sottaciuta, almeno per quanto riguarda i dati macroeconomici principali monitorati. Per evitare una situazione del genere, il governo potrebbe restringere la platea dei beneficiari, introducendo condizioni più severe per accedere al sussidio, ma con ciò frustrando la base.

Pensioni minime e reddito di cittadinanza, italiani in cerca di sicurezza

E andando al concreto, la disponibilità a frequentare corsi di formazione e a svolgere lavori socialmente utili finirebbe per indisporre una parte forse non così minoritaria dell’elettorato, che ha pensato domenica scorsa di votare, tra le altre, per una misura automatica, per il riconoscimento di un diritto a vivere dignitosamente, pur senza avere un lavoro. Certo, sarebbe ancora peggio se l’M5S andasse al governo e nemmeno attuasse questa promesse, che sul piano mediatico è forse ad oggi la più nota e chiacchierata. Ma nel caso in cui Luigi Di Maio a Palazzo Chigi ci arrivasse, sarebbe sostenuto da almeno un’altra formazione politica, verosimilmente il PD. Avrebbe modo di giustificare la mancata attuazione di una misura, che per ammissione degli stessi grillini richiederebbe “anni” per essere realizzata, dato lo sforzo organizzativo richiesto anche agli enti locali.

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