Redditi bassi, disuguaglianze e working poor: la fotografia italiana dell’Oxfam che allarma

Aumentano i working poor ossia i lavoratori poveri. Il 13% degli under 29 fa parte di questa categoria.

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Aumentano i working poor ossia i lavoratori poveri. Il 13% degli under 29 fa parte di questa categoria.

Ascensore sociale in Italia fermo, aspirazioni bloccate e futuro equo sempre più lontano. L’ultimo rapporto dell’Oxfam intitolato «Non rubateci il futuro» ha scattato una fotografia molto chiara sulle disuguaglianze, la povertà e il futuro dei giovani di oggi. Con esso anche la campagna People Have the Power (#peoplehavethepower) rivolto al Governo. 

Allarme diseguaglianze

Lo slogan, oltretutto, è lampante: “i figli del 10% più povero degli italiani avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale”. L’Italia viene descritta come un paese immobile in cui il futuro è incerto e le disuguaglianze stanno distruggendo intere generazioni. Nella pratica, mentre gran parte dei figli di genitori che appartengono al 40% della fascia più ricca sono destinati a rimanere in una posizione alta, i figli di genitori poveri, al contrario, hanno poche possibilità di scalare la piramide sociale. Secondo Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia “Viviamo in un’epoca e in un paese in cui ricchi sono soprattutto i figli dei ricchi e poveri i figli dei poveri, con rischi di svilimento della tenuta sociale e rottura del patto generazionale”. La colpa è di una società che non offre opportunità, in cui non c’è uguaglianza economica e sociale che sembra non ridursi mai. 

Nel rapporto si considerano i mancati investimenti nell’istruzione, che non offrono garanzie e stesse opportunità, anzi soprattutto al Sud sembrano aumentare gli abbandoni precoci. A contare, ancora oggi, le origini e le famiglie. A parità di studi il figlio di un dirigente avrà sempre il reddito superiore rispetto al figlio di un impiegato.

Chi sono i working poor

Aumentano i working poor ossia i lavoratori poveri.

Il 13% degli under 29 fa parte di questa categoria a causa della precarietà lavorativa e della mancata uguaglianza occupazionale che rende vulnerabili e non in grado di guardare ad un futuro certo. Si tratta anche di un fenomeno strettamente legato alle penalizzazioni retributive dei giovani rispetto agli anziani. Gli esempi lampanti sono, appunto, i contratti part time involontari, quelli a breve termine o atipici che sono aumentati moltissimo negli ultimi anni.

Emergenza Sud

Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro dedicato al Sud solo l’isola di Mayotte ha un tasso di occupazione inferiore a quello di alcune regioni del Mezzogiorno. Penultima in assoluto a livello europeo è la Sicilia seguita da Campania, Calabria e Puglia. In base al rapporto  negli ultimi 7 anni al Sud sono calati i contratti stabili e aumentano i Neet, giovani che non studiano e non lavorano. A livello provinciale le peggiori sono Trapani, Napoli e Agrigento mentre le città con il tasso più alto Bolzano, Bologna e Belluno. Aumenta anche il divario di genere e l’insoddisfazione sul lavoro.

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