Recovery Fund: l’Italia di Conte dorme e la Francia di Macron ha già pronto il piano

Mesi di polemiche per ottenere gli aiuti europei e a due mesi dal loro varo non abbiamo ancora presentato alcun piano per il rilancio dell'economia dopo l'emergenza Covid.

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Mesi di polemiche per ottenere gli aiuti europei e a due mesi dal loro varo non abbiamo ancora presentato alcun piano per il rilancio dell'economia dopo l'emergenza Covid.

Tra sussidi e prestiti, l’Italia ha “strappato” al Consiglio europeo di luglio quasi 210 miliardi di euro di aiuti con il varo del “Recovery Fund” da 750 miliardi. Al tavolo delle trattative ci siamo scontrati duramente con i cosiddetti “Frugal Four”, i paesi fiscalmente austeri del Centro-nord Europa (Austria, Olanda, Danimarca e Svezia), i quali non hanno ben digerito l’idea di mutualizzare una parte dei debiti, pur in una situazione di massima emergenza per la crisi sanitaria ed economica in cui è precipitato il Vecchio Continente dalla scorsa primavera.

Quanti soldi spettano davvero all’Italia con il Recovery Fund e a quali condizioni?

A inizio giugno, il premier Giuseppe Conte puntò i riflettori sui cosiddetti Stati Generali, che non a torto definimmo una passerella propagandistica a Villa Pamphili, alla quale sono state fatte sfilare le diverse categorie sociali e produttive. Quella maxi-manifestazione avrebbe dovuto fissare l’agenda economica del governo “giallo-rosso” per il rilancio dell’economia dopo il Covid. Siamo a metà settembre e da Palazzo Chigi trapela che entro ottobre ci limiteremmo a presentare alla Commissione europea solo le linee guida degli interventi per i quali chiediamo i finanziamenti UE, mentre i progetti veri e propri verrebbero presentati a gennaio.

Ieri, è emerso che l’esecutivo avrebbe in mente di presentare 557 progetti per un controvalore di 677 miliardi di euro da finanziare, oltre il triplo della quantità massima che spetterebbe all’Italia. E la lista non sarebbe affatto finita. Il timore è che siano la semplice sommatoria delle liste della spesa dei partiti di maggioranza, privi di visione coerente, di prospettive solide per il rilancio dell’economia italiana e che, in gran parte, Bruxelles scarterebbe dopo avere esaminato sommariamente le richieste.

La nostra ennesima, forse definitivamente fatale, occasione perduta.

Italia senza visione

Il confronto con la Francia è raggelante. Il presidente Emmanuel Macron ha già presentato a grandi linee un piano da 100 miliardi, denominato “France Relance”. Verrebbe finanziato per il 40% con il Recovery Fund e si fonda su tre capitoli: 30 miliardi per la transizione ecologica, 35 miliardi per la competitività e altri 35 per la coesione sociale.

Si consideri che la Francia non avrà diritto alla nostra stessa quantità di risorse, né si è battuta contro i filo-austerity europei per la necessità propria di ottenere i fondi europei. Purtuttavia, ci ha “bruciati” sul tempo, nonostante sui mercati Parigi goda ancora della massima credibilità, tale da poter finanziare per conto proprio e a tassi sostanzialmente nulli il maxi-progetto di rilancio. L’Italia ha fatto tante chiacchiere, ha litigato con mezza Europa, ha alimentato tensioni finanziarie e, come sempre, all’atto di passare ai fatti non è pervenuta.

Tenete conto anche che Roma pretende ancora di tagliare il cuneo fiscale con risorse europee, tant’è che tra i 557 progetti abbozzati ufficiosamente rientra proprio il taglio delle tasse triennale a favore dei lavoratori. Tutte misure che Bruxelles non intende finanziare, come ha espressamente dichiarato il commissario agli Affari monetari, Paolo Gentiloni, richiedendo una copertura stabile negli anni e non “una tantum”, come sarebbero gli aiuti europei. Sarà anche per questo che l’Olanda, uscendo allo scoperto per conto un po’ di tutto il fronte germanico, abbia opposto strenua resistenza alle nostre richieste, fiutando il rischio che a Roma finisse tutto a tarallucci e vino, come sembrerebbe anche stavolta, senza una visione su come ripartire e su dove andare.

Il vero rischio del Recovery Fund è che finiremo per finanziare la ripresa degli altri

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