Recovery Fund: l’accordo ancora non c’è e per l’Italia si mette male

Negoziato europeo ad oltranza sul Fondo per la ripresa, con Olanda a guidare il fronte dei contrari agli aiuti incondizionati e Italia a rischiare una grossa sconfitta.

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Negoziato europeo ad oltranza sul Fondo per la ripresa, con Olanda a guidare il fronte dei contrari agli aiuti incondizionati e Italia a rischiare una grossa sconfitta.

L’Europa non ha trovato ad oggi un accordo sul “Recovery Fund”, con il presidente del Consiglio UE, Charles Michel, a puntare adesso a un abbassamento della quota destinata ai sussidi a 390-400 miliardi di euro, meno dei 500 ipotizzati dalla Commissione e al centro della contesa in queste interminabili trattative tra gli stati a Bruxelles. L’Olanda, a capo dei cosiddetti paesi frugali (Danimarca, Svezia, Austria e a cui si è appena aggiunta la Finlandia), vorrebbe ridurre le dimensioni del fondo dai 750 miliardi di cui si discute, al contempo minimizzando la quota delle erogazioni a fondo perduto.

Recovery Fund, così l’Olanda fa saltare i piani di Conte

La discussione si è fatta così animata, che ieri il premier italiano Giuseppe Conte ha direttamente accusato l’olandese Mark Rutte di minacciare l’esistenza del mercato unico, dicendogli che dovrà assumersene la responsabilità nel caso in cui affossasse l’intesa. Con Roma si sono schierate anche l’Ungheria di Viktor Orban e la Polonia dell’appena rieletto Andrzej Duda. Quest’ultimo ha definito i frugali dei “taccagni”.

La posizione rigida dell’Olanda lascia immaginare che l’Europa del centro-nord si starebbe rivoltando, oltre che contro il sud, anche e, soprattutto, contro l’asse franco-tedesco e il suo tentativo di imporle una crescente unione fiscale e politica. Fumo negli occhi per chi, non essendo nemmeno nell’euro, fiuta il rischio di venirne assoggettato alle logiche di integrazione.

Cosa succede sui mercati

L’Italia sta uscendo indebolita da questo braccio di ferro. Conte sperava di avvalersi del sostegno franco-tedesco per portare a casa un accordo, che almeno come facciata sarebbe servito a tornare a Roma da vincitore e a segnalare ai mercati la piena sostenibilità del nostro debito pubblico per mezzo dell’incipiente mutualizzazione degli oneri nel continente europeo.

Le cose stanno andando diversamente. Al premier sta diventando ogni giorno più chiaro che da Bruxelles non arriveranno pasti gratis e che le stesse tempistica e dimensioni delle erogazioni risulteranno meno favorevoli di quanto sin qui auspicato.

Il Recovery Fund è una recita che serve a tutti, Italia per prima

Che cosa succederà da oggi? Le trattative proseguono ad oltranza e, in fondo, questo tiene accesa la fiammella della speranza sugli stessi mercati finanziari, dove da stamattina dovremmo assistere, comunque, a un allargamento dello spread. Tuttavia, l’eventuale flop definitivo dell’accordo creerà ulteriori aspettative riguardo alle misure messe in campo dalla BCE, che a quel punto rimarrebbe l’unica istituzione intervenuta per offrire sostegno ai governi nella lotta contro la crisi scatenata dalla pandemia. Paradossalmente, nelle prossime settimane assisteremmo a un restringimento degli spread.

Più vicini al MES?

Il punto è che l’Italia non può d’altro canto immaginare di farcela solamente a colpi di acquisti di BTp da parte di Francoforte. Manca un piano per il rilancio, che poi rientra tra i motivi principali per cui in Europa siamo mal visti: stiamo chiedendo aiuti e prestiti senza dire come intenderemmo spendere le cifre. Un insuccesso farebbe montare le divisioni già numerose nella maggioranza “giallo-rossa”, indebolendo le resistenze del Movimento 5 Stelle contro l’utilizzo dei fondi del MES per la sanità. PD e Italia Viva prenderebbero spunto da possibili tensioni finanziarie per spingere Palazzo Chigi a segnalare ai mercati l’intenzione di avvalersi di tutti gli strumenti europei sin qui certi per abbassare le emissioni di nuovo debito.

Ricorso al MES per sostenere i BTp: adesso, l’Eurogruppo preme sull’Italia

Conte si era illuso che avrebbe affrontato il terribile autunno che ci aspetta con in tasca un accordo sul Recovery Fund sostanzialmente immutato rispetto alle indicazioni della Commissione, pienamente appoggiate da Francia e Germania. Si era illuso che sarebbe bastato inveire contro il “paradiso fiscale” olandese per mettere nell’angolo L’Aja, che la pioggia di bonus e sussidi avrebbe potuto continuare a cadere ancora per chissà quanti mesi, rinviando l’appuntamento con la realtà.

Invece, proprio questa sua assenza di visione e di agenda per il rilancio hanno rinvigorito i dubbi dei frugali sull’opportunità di concedere aiuti a quel pozzo senza fondo di nome Italia.

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