Recovery Fund e perché ieri non è stata ‘la giornata dell’orgoglio’ definita dal premier Draghi

Il via libera al Pnrr è stato celebrato simbolicamente a Cinecittà, alla presidenza del premier italiano e della presidente della Commissione UE

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Recovery Fund e 'giornata dell'orgoglio'

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto tappa ieri in Italia per annunciare ufficialmente il via libera di Bruxelles al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) del governo italiano e il conseguente sblocco dei 191,5 miliardi di euro spettanti all’Italia con il Recovery Fund entro il 2026. La tedesca, vistosamente raggiante e sorridente, ha definito il piano italiano “veloce come la squadra azzurra”, facendo riferimento in lingua italiana al percorso sinora immacolato della nostra Nazionale di calcio agli europei.

Il premier Mario Draghi ha definito quella di ieri “una giornata dell’orgoglio per il nostro Paese”, chiarendo che si tratti dell’inizio di un percorso complesso e che bisogna fare in modo che i fondi vengano spesi e bene. Teatro dell’incontro: Cinecittà. Non è stato un caso. E lo ha fatto presente lo stesso premier, notando che qui andò in scena l’Italia del Secondo Dopoguerra, quando ne furono raccontati lo stile di vita e la capacità di ricostruzione.

Draghi fa bene e ha ragione ad essere orgoglioso. Insediatosi a Palazzo Chigi solamente a metà febbraio, ha avuto due mesi e mezzo di tempo per preparare un piano complesso per l’ottenimento dei fondi con il Recovery Fund. Quando entrò a Palazzo Chigi, si ritrovò sulla scrivania un libro dei sogni generico scritto dal predecessore Giuseppe Conte. Questi aveva trascorso i mesi precedenti a trasformare la pandemia in un set cinematografico per il suo show personale, assistito da Rocco Casalino. Da questo punto di vista, sarebbe stato più titolato di Draghi a celebrare l’evento a Cinecittà.

Recovery Fund, ecco com’è nato

Ma definire ieri “una giornata dell’orgoglio”, proprio no.

L’Italia è principale beneficiaria del Recovery Fund, ma proprio per le sue condizioni socio-economiche catastrofiche rispetto al resto dell’Eurozona. In rapporto al PIL, solo la Grecia ha ottenuto di più. E già questo dato ci fa capire quali siano stati i parametri per ottenere sovvenzioni e fondi. Se siamo arrivati a questo punto è solo perché a Bruxelles anche le pietre un anno fa capirono che servisse un meccanismo formalmente neutrale per salvare l’Italia senza farlo intendere ai mercati, in primis.

Dopo mesi di dibattito politico sull’opportunità di accedere al MES sanitario o meno, l’asse franco-tedesco partorì nel mese di maggio un accordo per dribblare il punto e consentire all’Italia (e non solo) di ottenere tutti i prestiti necessari senza doversi umiliare politicamente a una qualche forma di commissariamento. Oltretutto, i mercati non l’avrebbero presa bene e l’intera impalcatura dell’euro rischiava di essere travolta. Dunque, il Recovery Fund nasce per mettere in sicurezza l’Italia. Il solo fatto che sia stato varato ha tranquillizzato i mercati sulla prospettiva di un intervento sovranazionale per assistere gli stati in crisi.

Cosa c’è da essere orgogliosi nell’essere considerati l’Argentina d’Europa? Dove sta l’orgoglio nell’ottenere aiuti per oltre 190 miliardi di euro dall’Europa, di cui quasi una settantina a fondo perduto? Draghi ha voluto trasformare la giornata dell’umiliazione nazionale in altro. Del tutto comprensibile, data la carica che ricopre. Ma i fatti hanno la testa dura. Ieri, Frau von der Leyen è scesa in Italia a consegnarci un maxi-assegno, grazie al quale come Italia riusciremo a scampare anche a questa crisi di fiducia sui mercati. Nei fatti, siamo assistiti dai denari del Nord Europa, vero contribuente netto del Recovery Fund. Insomma, sarebbe orgoglio vivere sulle spalle altrui e beneficiare del buon nome che alcuni governi sono stati in grado di ritagliarsi grazie alla gestione oculata delle finanze pubbliche?

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