Recessione economia italiana possibile dall’anno prossimo, ecco perché

Ripresa economica in Italia verso lo spegnimento. Adesso si parla apertamente di rischio recessione, ma la nostra economia non potrebbe sostenere una ennesima ricaduta.

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Ripresa economica in Italia verso lo spegnimento. Adesso si parla apertamente di rischio recessione, ma la nostra economia non potrebbe sostenere una ennesima ricaduta.

Lontani i tempi (brevi), in cui la crescita del pil in Italia veniva stimata al +1,6% per quest’anno. Dopo pochi mesi, lo stesso governo ha dovuto rivedere le previsioni al ribasso, mantenendole, però, a un ottimistico +1,2%, dato che avrebbe sempre meno riscontro, stando ai dati macroeconomici più recenti e agli organismi indipendenti nazionali e stranieri.

Venerdì è arrivata la “gelata” dell’Istat: produzione industriale in calo dello 0,4% rispetto a maggio, mese in cui si era già registrato un -0,6%.

La crescita tendenziale nel primo semestre scende così a un impercettibile 0,8%, poco roba, considerando che dall’inizio del Millennio, le imprese italiane hanno ridotto la loro produzione di oltre un quinto.

Secondo questi numeri, Barclays stima la crescita economica italiana per l’intero 2016 a +0,7%, tagliandola dal +0,8%. Peggio, l’istituto prevede che la variazione del pil entrerà in territorio negativo nell’ultimo trimestre dell’anno. Quand’anche accadesse, tecnicamente non saremmo in recessione, almeno fino a quando non registreremo due trimestri consecutivi con variazioni congiunturali in calo.

Crisi UE, 2017 anno difficile

Il 2017 non sarà un anno facile per l’economia europea e di riflesso nemmeno per il nostro paese. Da qui ai prossimi 13 mesi andranno a votare gli elettori italiani, austriaci, olandesi, francesi e tedeschi, praticamente il cuore dell’Europa. I risultati si attendono piuttosto negativi per i partiti tradizionali di Francia, Olanda, Austria, mentre in Italia si dovrebbe votare in autunno ufficialmente solo per il referendum costituzionale, ma nel caso di voto anticipato, anche da noi si attende il boom dei movimenti euro-scettici (Movimento 5 Stelle e Lega Nord). La stessa Germania sarebbe investita dall’impennata dei consensi per la destra euro-scettica dell’AfD.

In questo clima, è difficile che possa attecchire la fiducia di imprese e consumatori, anche perché gli appuntamenti si terranno nell’arco di ben un anno, creando tensioni geo-politiche frequenti e paralizzanti. Il tutto, mentre Bruxelles negozierà con Londra l’uscita del Regno Unito dalla UE, che si preannuncia tutt’altro che pacifica. E che dire dell’allarme terrorismo, che colpisce il turismo?

 

 

 

Ripresa Italia addio?

L’Italia risentirà in pieno di questo clima, perché anche il rallentamento già in atto della crescita potrebbe minare la fiducia delle famiglie nella ripresa, che pure si era intravista nella seconda metà dello scorso anno.

Venendo meno anche quelle condizioni politiche di minima stabilità, è probabile che si abbia un’inversione di tendenza nei consumi, negli investimenti e nella produzione, già deboli.

Dal rallentamento allo zero virgola alla recessione il passo sarebbe breve, anche perché la crisi delle banche italiane non è destinata ad essere risolta in pochi mesi, sarà purtroppo una costante per anni. Ricordiamoci, poi, che la nostra economia ha solo iniziato a rimbalzare dalla caduta complessivamente accusata negli anni tra il 2008 e il 2014, durante i quali il pil è sceso del 9%.

A rischio pace sociale

Non un “gufo”, bensì il Fondo Monetario Internazionale ha stimato nel suo Outlook di qualche settimana fa, che l’economia italiana si riporterebbe ai livelli del 2007 – ultimo anno pre-crisi – non prima del 2025, avendo perso nel frattempo due decenni, 30 anni, considerando che oggi come oggi, il nostro pil reale sarebbe ai livelli di metà anni Novanta.

Una terza ricaduta in 9 anni sarebbe terribile per la tenuta sia della coesione sociale, sia del sistema politico; non sarebbe sostenibile, minaccerebbe l’esistenza dell’Eurozona e forse anche l’integrità della UE. Si tenga anche conto, che l’economia globale starebbe rallentando, tra cui l’America, per cui potremmo fare forse anche meno affidamento degli ultimi mesi sulle esportazioni.

 

 

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