Anche Svizzera e Norvegia minacciano nuovi stimoli monetari

Anche le banche centrali di Svizzera e Norvegia in campo per impedire un raffreddamento delle aspettative d'inflazione e di crescita delle rispettive economie. Oslo taglia i tassi ai minimi storici e la SNB giudica il franco svizzero "sopravvalutato".

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Anche le banche centrali di Svizzera e Norvegia in campo per impedire un raffreddamento delle aspettative d'inflazione e di crescita delle rispettive economie. Oslo taglia i tassi ai minimi storici e la SNB giudica il franco svizzero

Erano 2 gli appuntamenti attesi nella mattinata di oggi, quando si sono riuniti i board della Schweizerische National-Bank (SNB), la banca centrale svizzera, e della Norges Bank, l’istituto norvegese. La prima ha lasciato invariati i tassi Libor a 3 mesi nel range -1,25/-0,25% e quelli sui depositi delle banche al -0,75%, la seconda li ha tagliati di 25 punti base al nuovo minimo storico dello 0,50%, segnalando l’intenzione di abbassarli ulteriormente allo 0,20% entro l’inizio del 2017 e arrivando anche a minacciare l’adozione dei tassi negativi.

La SNB ha ridotto le stime sia sulla crescita economica che sull’inflazione in Svizzera. Il pil dovrebbe crescere quest’anno tra l’1% e l’1,5%, meno dell’1,5% atteso in precedenza, mentre l’inflazione dovrebbe restare negativa per lo 0,8% dal -0,5% delle stime precedenti, nonché attestarsi solamente allo 0,1% nel 2017 (da +0,3%). L’istituto ha confermato che il franco svizzero sarebbe “sopravvalutato”, riservandosi di intervenire sul mercato del cambio per riportarlo ai suoi fondamentali.

Taglio stime crescita

Al contempo, Oslo annunciava una riduzione del tasso di crescita economica attesa per quest’anno, nonché dell’inflazione. A differenza delle altri grandi economie avanzate, però, il governatore Oestein Olsen non ha qui il problema delle minacce deflazionistiche, in quanto i prezzi crescono attualmente intorno al 3% tendenziale, persino al di sopra del target del 2,5%. Tuttavia, il timore dell’istituto norvegese è che la perdurante crisi del settore petrolifero, che rappresenta un quinto dell’economia nazionale, possa impattare negativamente sulle prospettive di crescita future. All’annuncio delle rispettive mosse, il franco si è lievemenre indebolito, portandosi a 1,0979 contro l’euro. Al contrario, la corona norvegese si è rafforzata dello 0,6%, segno che il mercato si attendesse una risposta più aggressiva di politica monetaria.      

Reazione a catena tra banche centrali

Non sfugge ai più che i toni “dovish” di Zurigo e Oslo arrivino dopo quelli già mostrati dai board di BCE e Federal Reserve, come in un gioco di azione e reazione, dal quale non sembra che si sia più in grado di uscirne.

La Norvegia non avrebbe la necessità di imbarcarsi nell’esperienza dei tassi negativi, eppure lo minaccia, rischiando altrimenti di soccombere, mostrandosi relativamente più restrittiva delle altre banche centrali. Ma aldilà delle mosse di politica monetaria, quel che forse maggiormente dovrebbe interessarci è il taglio deciso delle stime di crescita e d’inflazione delle principali economie in poche settimane. L’Eurozona dovrebbe crescere quest’anno dell’1,4% e non dell’1,8% prima atteso, mentre l’inflazione sarebbe di appena lo 0,1% dal +1% stimato a dicembre. Gli USA vedrebbero ridurre la crescita del pil al 2,2% dal 2,4% e l’inflazione americana sarebbe di appena l’1,2% dal +1,9%. Per la Svizzera, abbiamo appena detto, mentre ieri è stato il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, a tagliare le stime sulla crescita del Regno Unito per quest’anno dal 2,4% al 2%. Unica consolazione, se così vogliamo dire, è che il Congresso in Cina si è impegnato a garantire il raggiungimento degli obiettivi di crescita, compresi tra il 6,5% e il 7%. Chiaramente, una cosa è l’impegno, un’altra è portare a casa il risultato, perché se tutti rallentano, non si vede come possa salvarsi un’unica area del pianeta.  

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