Rating sovrani, a che punto siamo arrivati?

Con la crisi finanziaria sono soltanto quattro i paesi dell'Eurozona a mantenere la tripla A. Anche gli USA l'hanno persa nel 2011 e rischiano ancora. L'Italia non è lontana dal livello "junk"

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Con la crisi finanziaria sono soltanto quattro i paesi dell'Eurozona a mantenere la tripla A. Anche gli USA l'hanno persa nel 2011 e rischiano ancora. L'Italia non è lontana dal livello

Sono rimasti in quattro stati a godere ancora della tripla A da parte di tutte e tre le  agenzie di rating principali. Trattasi di Finlandia, Germania, Lussemburgo e Olanda, pari al 30% della popolazione dell’Eurozona. Solo i titoli di stato di questi paesi vantano la massima valutazione di Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Tutti gli altri sono al di sotto. Otto paesi dell’unione monetaria sono considerati, invece, a rischio contenuto o alto, pari al 40% dell’intera popolazione dell’Eurozona.

E tra i migliori della classe, solo la Finlandia gode dell’outlook stabile per tutte e tre le agenzie, mentre anche la Germania ha outlook negativo per la sola Moody’s.

E’ uscita, invece, dal prestigioso club della tripla A l’Austria, declassata negli ultimi tempi da S&P ad AA+, appena un gradino sotto. Niente da fare nemmeno per la Francia, che fino a qualche anno fa stava ancora con la Germania alla pari, almeno per chi esaminava i compiti, mentre oggi si ritrova declassata da tutti e tre gli istituti, rispettivamente ad AA, Aa1 e AA+.

 

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Rating Italia, a un passo dal livello spazzatura

Tra le grandi economie, spiccano in negativo Italia e Spagna. Il nostro paese ha giudizio BBB per S&P, Baa2 per Moody’s e BBB+ per Fitch. E in tutti i casi l’outlook resta negativo, con ciò prospettandosi anche la possibilità di nuovi declassamenti, che potrebbero portare presto i nostri BTp ad essere considerati “junk”, ossia “spazzatura”. In quel caso, i nostri titoli sarebbero “non investment grade”, ossia speculativi.

Questa eventualità arriverebbe se S&P e Moody’s ci declassassero di altri due gradini, mentre per Fitch mancherebbero tre gradini.

Un titolo “junk” non potrebbe essere acquistato da molti fondi, ad esempio, quelli pensione, che per statuto hanno il divieto di investire in bond ad alto rischio, quali sarebbero i titoli declassati al livello “non investment”.

Peggio di noi sta la Spagna, che gode di rating BBB-, Baa3 e BBB per le tre agenzie, distante dal livello “spazzatura” solo di un gradino per S&P e Moody’s e di due per Fitch.

Negli ultimi posti della classifica troviamo Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro. I titoli della prima sono “junk” solo per Moody’s, quelli lusitani tutte e tre, quelli ellenici, addirittura, sono classificati C dalla Grecia, ossia ad elevato rischio default, anche se hanno già subito l’onta del declassamento a SD, cioè al livello di “default selettivo”, in seguito alla ristrutturazione del debito del marzo 2012. Ultima è Cipro, che ha rating CCC+, Caa3 e B-.

 

Rating Usa, la storica mossa “politica” di S&P

Tra le grandi ad essere cadute ci sono gli USA, che il 6 agosto del 2011 furono declassati da S&P, dopo avere sfiorato quattro giorni prima il default tecnico. Fu il primo declassamento americano della storia. Da allora, i giudizi delle agenzie non sono migliorati con riguardo ai Treasuries e l’America di Barack Obama potrebbe tornare ancora nel mirino.

 

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