Rating Italia verso “spazzatura” per Standard and Poor’s. Crisi di governo vicina?

L'agenzia Usa minaccia il rating dell'Italia nel caso di crisi di governo. Poche le speranze per tenere in vita l'esecutivo mentre all'orizzonte è sempre più concreto lo scenario di un commissariamento da parte della Troika

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L'agenzia Usa minaccia il rating dell'Italia nel caso di crisi di governo. Poche le speranze per tenere in vita l'esecutivo mentre all'orizzonte è sempre più concreto lo scenario di un commissariamento da parte della Troika

L’agenzia di rating S&P ha minacciato di declassare l’Italia di uno o due gradini, nel caso in cui la crisi politica in atto dovesse portare alla caduta del governo delle larghe intese. Un avvertimento cupo, quello dell’agenzia, visto che un declassamento di due gradini porterebbe a un giudizio di “junk”, “spazzatura”, sui nostri BTp.

Secondo S&P, solo un’efficacia istituzionale e di governance potrebbe impedire il “downgrade”.

La reazione dei mercati ai venti di crisi di questi giorni si è fatta già sentire, sebbene ancora solo in minima parte. Lo spread per la scadenza a dieci anni si è portato in queste ore sopra la soglia dei 260 punti base. I rendimenti dei nostri BTp decennali viaggiano sopra il 4,3%. Che il premier Enrico Letta abbia promesso durante la sua visita a Wall Street di creare le condizioni per abbassarli al 2% entro il 2014 sa tanto di presa in giro. Nemmeno la Germania avrà rendimenti così bassi l’anno prossimo, previsti in crescita fino al 2,50% sui Bund.

Insomma, il valzer su chi sia meno credibile all’estero lo lasciamo ai posteri.Di certo, l’apertura di una crisi di governo, quando sono passati appena 5 mesi dalla formazione dell’esecutivo delle larghe intese, avrebbe ripercussioni pesanti. Sarebbe la conferma definitiva che l’Italia non è un paese affidabile, che non merita credito a costi contenuti e che ha una governance del tutto inadeguata.

Certo, che l’alternativa sia la paralisi del governo è escluso. Dopo quella delle pensioni del dicembre del 2011, l’Italia non ha più varato alcuna riforma, né sotto l’ex premier Mario Monti, né sotto il governo attuale a guida Letta.

L’attenuazione degli spread si deve esclusivamente al varo dell’Omt da parte della BCE di Mario Draghi, come dimostra anche il tracollo dei rendimenti sui Bonos spagnoli, che oggi viaggiano su livelli anche inferiori ai nostri di qualche decimale per la scadenza a dieci anni. Roma ha sprecato completamente i 14 mesi di tempo che Francoforte le ha concesso con l’annuncio del piano anti-spread mai attuato, ma che Draghi sarebbe pronto, in teoria, a mettere in atto all’occorrenza.

 

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L’economia reale non mostra segni di ripresa. Il pil italiano è in recessione da sette trimestri consecutivi, la più lunga dal Secondo Dopoguerra. E anche nel trimestre in corso si presume che lo sia. E la ripresa di cui si fantastica per il 2014 consiste in una speranza di arresto del tracollo, con una risalita di appena lo 0,5% del pil. Fosse anche dell’1% auspicato dal governo, non muterebbe la sostanza di un’economia asfittica da oltre due decenni.

Tutto questo, mentre corrono deficit e debito. Il primo potrebbe anche sforare per quest’anno il tetto massimo consentito del 3%, dopo essere usciti dalla procedura d’infrazione solo a maggio. In termini strettamente economici, un deficit al 3,1% è uguale a uno del 2,9%. Ma i mercati non la prenderebbero bene, perché sarebbe uno di quei segnali che dimostrerebbero che il governo italiano non è credibile e non ha la capacità di mantenere gli impegni.

 

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Già oggi, al Cdm, le fibrillazioni nella maggioranza potrebbero esplodere. A Palazzo Chigi, attorno allo stesso tavolo siederanno, infatti, sia i ministri del PDL potenzialmente dimissionari (almeno da parlamentari), sia quelli del PD, che insieme al premier Letta hanno definito irresponsabile l’azione delle dimissioni di massa annunciate dal centro-destra, mentre il capo del governo era a New York a fare marketing spicciolo per il Bel Paese.

E allora questo sarà lo scenario che ci attende nelle prossime settimane: crisi di governo all’approvazione della decadenza di Berlusconi da senatore in Giunta; che si vada o meno a nuove elezioni (s’ipotizza la data del 24 novembre), i mercati reagirebbero con spread in rialzo e declassamenti, mentre il governo uscente potrebbe rivedere il blocco dell’aumento dell’IVA e lo stop alla seconda rata dell’IMU di dicembre. Il coacervo di crisi politica, finanziaria ed economica potrebbe costringere il nuovo governo a chiedere aiuto alla BCE, sottoponendosi di fatto a un commissariamento da parte della Troika. Catastrofismo finanziario? Forse no.

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