Rating Italia nel mirino delle agenzie nonostante la mancata crisi di governo

Moody's non molla la presa: l'Italia non rispetterà il tetto deficit. Crisi evitata, ma il governo resta fragile e le riforme vengono rinviate. Mancano due gradini per il livello "spazzatura" dei nostri titoli di stato

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Moody's non molla la presa: l'Italia non rispetterà il tetto deficit. Crisi evitata, ma il governo resta fragile e le riforme vengono rinviate. Mancano due gradini per il livello

Evitata la crisi di governo, Moody’s dichiara in una nota che la fiducia ottenuta dal premier Enrico Letta è la soluzione migliore per l’Italia. Tuttavia, la stessa agenzia ritiene che ciò non eviti l’instabilità politica, ma anzi quanto accaduto è proprio il segno che l’Italia soffre proprio di instabilità, che le impedirà di varare riforme subito e che magari causerà un rinvio nella loro attuazione. Così come sempre Moody’s non vede positivamente l’andamento dei nostri conti pubblici e spiega che il nostro paese non sarà in grado di rispettare il target fiscale concordato con la UE, ossia il tetto del 3% del deficit pubblico sul pil nel 2013.

Una doccia fredda, sebbene molto attesa. Già lo scorso venerdì, Fitch aveva messo in guardia l’Italia che in assenza di una risposta adeguata di governance all’apertura della crisi politica, il declassamento sarebbe stato inevitabile.

 

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Rating Italia, le mosse delle tre sorelle

Ad oggi, S&P ha rating BBB sui bond pubblici italiani, Moody’s Baa2 e Fitch BBB+. Per le prime due agenzie, dal livello attuale a quello “junk” o “spazzatura” mancano due soli livelli, per Fitch ne mancherebbero tre, ragion per cui sembra molto probabile che nei prossimi giorni l’agenzia declassi di un gradino i nostri BTp, portandosi allo stesso livello di giudizio degli altri due istituti.

La crisi scampata di governo è solo una delle ragioni che porteranno a un possibile declassamento nelle prossime settimane: politica instabile, difficoltà nell’approvare una nuova legge elettorale che porti a una maggiore stabilità nelle due Camere, mancata attuazione di quasi tutte le riforme indicate dalla BCE nella famosa lettera con i 39 punti del 2011, prospettive economiche negative a breve, sistema bancario sotto-capitalizzato e disfunzionante nel comparto del credito.

Alle questioni più squisitamente interne si aggiungono fattori internazionali, come il rialzo prevedibile dei tassi e le tensioni finanziarie, che potrebbero nei prossimi mesi colpire ancora una volta gli stati più indebitati, come l’Italia, soffocando le già fragili premesse per una ripresa più solida.

Va detto, poi, che ancor prima del voto di fiducia di ieri, tra gli osservatori politici e gli analisti finanziari era unanime la convinzione che si andrà a nuove elezioni anticipate già nella prossima primavera.

 

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