Rating Italia di nuovo nel mirino: cosa rischiamo con nuovi declassamenti

Il rating dell'Italia potrebbe essere declassato dalla quarta agenzia di valutazione nel mondo. Una nuova ondata di revisioni al ribasso potrebbe infliggere guai alla nostra economia.

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Il rating dell'Italia potrebbe essere declassato dalla quarta agenzia di valutazione nel mondo. Una nuova ondata di revisioni al ribasso potrebbe infliggere guai alla nostra economia.

L’agenzia canadese di rating Dbrs ha annunciato al termine della settimana scorsa di avere tagliato da “stabile” a “negativo” le prospettive sull’Italia. L’annuncio è arrivato a sorpresa, perché non era prevista per quella data alcuna revisione del rating sovrano del nostro paese. L’istituto, il quarto al mondo per importanza dopo le tre “sorelle” S&P, Moody’s e Fitch, assegna ai nostri titoli di stato il giudizio ad oggi migliori, ovvero A-low. Quest’ultimo, ha spiegato, potrebbe venire declassato a breve, a causa di un mix di fattori negativi, gravanti sulla nostra economia. Ecco quali: le avvisaglie di instabilità politica con il referendum costituzionale in programma nell’autunno, la fragilità delle banche italiane, la debole ripresa della nostra economia, unitamente all’incertezza globale, che pesa sulle nostre esportazioni.

Rating BTp, quali giudizi

A metà giugno, Moody’s ha confermato per l’Italia il rating “Baa2”, a soli due gradini dal livello “spazzatura” o “non investment grade”. Per Fitch, il giudizio è “BBB+” con outlook stabile, in questo caso a tre passi dal livello “junk”. Infine, S&P assegna ai nostri bond un rating “BBB-” con outlook stabile, a un passo dal baratro.

Perché un eventuale declassamento di Dbrs sarebbe un fatto negativo per l’Italia? Per prima cosa, potrebbe anticipare una tendenza, che nei prossimi mesi proseguirebbe con le agenzie di maggiore importanza, specie nel caso di instabilità politica, che potrebbe affacciarsi nel nostro paese dopo il referendum. Un “downgrade” ulteriore da parte di S&P, ad esempio, porterebbe alla fuga dei capitali dall’Italia, visto che per statuto diversi fondi non potrebbero più investire in titoli con rating “spazzatura”, ovvero di emittenti speculativi.

 

 

 

Maggiori costi per Tesoro e banche

Una nuova ondata di revisioni al ribasso del nostro rating farebbe salire il costo del rifinanziamento del nostro debito sovrano, ma basterebbe anche quello della sola Dbrs a provocare conseguenze negative. Le nostre banche offrono alla BCE i titoli di stato come collaterale di garanzia per ottenere liquidità, ma essendo questi nel caso considerati meno affidabili, a parità di collaterale otterrebbero minori prestiti, oppure dovranno aumentare le garanzie per ottenere lo stesso livello attuale di liquidità.

In altri termini, non solo il Tesoro dovrebbe pagare un maggiore premio al rischio per rifinanziarsi sui mercati, ma anche le nostre banche pagherebbero per l’eventuale ondata di declassamenti e doppiamente: oltre ai minori prestiti da parte della BCE, rischierebbero il declassamento dei loro rating sulle emissioni obbligazionarie, dato il forte legame presente con i titoli di stato italiani, di cui detengono complessivamente oltre 400 miliardi di euro di controvalore, oltre un decimo dei loro attivi.

 

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