Rating Cina, Standard & Poor’s conferma AA- ma chiede riforme

Per Standard and Poor's l'assenza di trasparenza sulle informazioni e i salari medi più bassi potrebbero portare a un taglio del giudizio

di Enzo Lecci, pubblicato il
Per Standard and Poor's l'assenza di trasparenza sulle informazioni e i salari medi più bassi potrebbero portare a un taglio del giudizio

L’agenzia di rating Standard and Poor’s ha confermato il suo giudizio sulla Cina. La raccomandazione su Pechino resta quindi al livello AA- per quanto riguarda il lungo termine e ad A- per quanto concerne il breve termine. L’outlook sulla Cina resta stabile, anche se, come hanno affermato gli analisti, il rischio di una revisione al ribasso è persistente. Su questo punto S&P è stata molto chiara. Se è vero, scrivono gli analisti, che i punti di forza della Cina continuano ad essere la crescita economica, le politiche fiscali del Paese e la buona posizione verso l’estero, è altrettanto vero che esistono alcuni fattori che potrebbero impattare negativamente sul rating. Nello specifico i punti di debolezza della Cina indicati dall’agenzia Usa sono: l’assenza di trasparenza e completezza sulle informazioni, i salari medi bassi e la scarsa propensione ad aprirsi al mercato.  In particolare “la mancanza di trasparenza nei flussi informativi” danneggerebbe, secondo S&P, “il credito-Paese, in quanto renderebbe possibili “errori nella gestione delle politiche economiche”. Il giudizio degli analisti americani sulla Cina non è però privo di ambiguità. Nella loro relazione, infatti, gli esperti hanno sottolineato la possibilità che nei prossimi mesi il rating possa essere addirittura alzato se saranno implementate quelle misure in grado di portare a uno sviluppo dei mercati del debito e dei capitali, a una migliore economia di mercato e un tasso di interesse più flessibile. Nel caso in cui tali misure non vengano adottate, e se anzi la situazione dovesse subire un ulteriore deterioramento, allora il taglio di rating sarebbe inevitabile.

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Argomenti: Economie Asia