Scheda elettorale una possibile beffa al sud per il Movimento 5 Stelle

Al sud il Movimento 5 Stelle è molto forte e si contende la vittoria con il centro-destra. Eppure, un aspetto tecnico del Rosatellum potrebbe fregarlo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Al sud il Movimento 5 Stelle è molto forte e si contende la vittoria con il centro-destra. Eppure, un aspetto tecnico del Rosatellum potrebbe fregarlo.

Che la battaglia per ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento per il centro-destra si combatte al sud non esisterebbe più dubbio, almeno seguendo i sondaggi degli ultimi mesi, che danno la coalizione largamente in testa al nord e ben piazzata anche al sud, dove dovrà, tuttavia, cercare di prevalere in diversi collegi, in cui il Movimento 5 Stelle si mostra abbastanza forte. E le ragioni della protesta spingeranno certamente molti elettori meridionali a votare per i “grillini”. Qui, dovrebbero ottenere percentuali nettamente sopra la media nazionale, forse intorno a un terzo dei consensi. Numeri importantissimi, che negherebbero a Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni la possibilità di conquistare 316 deputati e 158 senatori, ovvero i numeri minimi per ambire a governare da soli. Questo accadrebbe, tuttavia, nel caso in cui le intenzioni di voto per i grillini si trasformassero in seggi. E non è detto che accada. Perché? (Leggi anche: Elezioni, rivolta del sud alle urne tra astensione e voto ai 5 Stelle)

La nuova legge elettorale, chiamata Rosatellum, consegnerà all’elettore due schede (una sola per la Camera agli under 25): una per la Camera e l’altra per il Senato. In una parte di esse, vi saranno i simboli della liste, mentre nella seconda parte vi saranno i nomi dei candidati da eleggere con il sistema uninominale. Tra questi ultimi, vincerà chi otterrà anche solo un voto in più rispetto agli altri.

Ora, non è consentito il voto disgiunto, come accadeva ai tempi del Mattarellum, quando le schede per la Camera erano due, ad esempio. Pertanto, l’elettore ha dinnanzi a sé tre scelte: barrare la casella di una lista e allo stesso tempo quello del candidato con l’uninominale collegato; barrare solo la lista o barrare solo il candidato per il collegio uninominale. Se votasse solo la lista, la preferenza si estenderebbe automaticamente anche al candidato uninominale collegato, mentre se votasse solo quest’ultimo, la preferenza si estenderebbe automaticamente a tutta la coalizione collegata, che si ripartirebbe i voti in misura proporzionale.

La possibile beffa per i grillini

E se all’elettore non piacesse il candidato e volesse votare solo la lista o viceversa? Niente, dovrà turarsi il naso. Tutt’al più, potrà limitarsi a mettere una sola croce per la lista o per il candidato, ma le preferenze varrebbero ugualmente per l’una e per l’altro. E qui, il possibile problema per i 5 Stelle. Molti elettori al sud vorrebbero votarli per segnalare un grande “vaffa” alla politica nazionale, anche se molti ritengono che non sarebbero realmente capaci di governare. Se vi fosse la possibilità del voto disgiunto, voterebbero certamente la lista, optando in molti casi per un candidato più “pratico” degli altri partiti. E’ accaduto così in Sicilia alle elezioni regionali di novembre, quando il candidato governatore grillino Giancarlo Cancelleri ottenne il 35%, mentre il Movimento 5 Stelle si fermò al 27%. Questo, perché molti siciliani votarono il primo come bandiera di un’esigenza di rinnovamento, ma ripiegarono su liste più vicine al proprio credo politico o interessi personali per votare il candidato deputato (così si chiama il consigliere regionale nell’isola). (Leggi anche: Elezioni, lotta seggio per seggio: ecco perché Berlusconi attacca solo i 5 Stelle)

Dunque, lo stesso potrebbe verificarsi alle elezioni politiche del 4 marzo: molti elettori vorrebbero votare l’M5S come alternativa a destra e sinistra, ma in tanti tra loro sarebbero poco convinti delle qualità dei candidati in corsa nei collegi uninominali, volti spesso sconosciuti. Da qui, il possibile guaio per Luigi Di Maio: non essendo possibile scindere il voto, molti potrebbero limitarsi a votare il candidato nell’uninominale di altre liste, di fatto negando così il consenso ai 5 Stelle. Il centro-destra, in questo caso, sarebbe avvantaggiato, perché unico schieramento davvero in gara in tutto il Meridione per conquistare i seggi.

Viste così le cose, diremmo che il potenziale elettorato grillino sarà dilaniato dal dubbio se votare con il cuore e inviare in Parlamento candidati della lista, oppure se farsi conquistare dai ragionamenti di chi chiede loro di non affidare le chiavi del governo all’M5S, ripiegando per un candidato delle altre coalizioni, magari noto sul territorio e percepito quale più affidabile o almeno competente. Può anche darsi che di questi ragionamenti “tecnici” non interessi sostanzialmente a nessuno e che la voglia di “vaffa” dilaghi, spegnendo le speranze di una vittoria “piena” del centro-destra.

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Argomenti: Politica, Politica italiana

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