Prezzi oro a fine corsa? Ecco perché non si stanno scaldando

Prezzo dell'oro in frenata. Rally finito? Per ora il metallo appare debole, vediamo perché.

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Prezzo dell'oro in frenata. Rally finito? Per ora il metallo appare debole, vediamo perché.

Le quotazioni dell’oro hanno chiuso la settimana scorsa in lieve calo e poco sopra i 1.320 dollari l’oncia, tornando sostanzialmente ai livelli di inizio mese e perdendo 3,5% dal picco massimo di quasi gli ultimi tre anni, toccato poco più di un paio di settimane fa. Dal referendum sulla Brexit, comunque, il saldo è ancora positivo di circa il 5%, ma non stiamo parlando certo di un boom, nonostante lo scenario catastrofico, che gli analisti avevano dipinto per l’economia mondiale nel caso di vittoria dei Leave nel Regno Unito.

Come mai il bene-rifugio per eccellenza non scalda i cuori degli investitori? Il primo fattore di freno ai prezzi è dato dal dollaro, salito ai massimi dal marzo scorso contro le principali valute, guadagnando mediamente quasi il 3,5%. Poiché le quotazioni sono espresse proprio nella divisa americana, quando questa si apprezza, l’oro costa di più per gli acquirenti non residenti negli USA.

Prezzo oro, freno non solo da dollaro

Ma non è solo il rafforzamento del dollaro a frenare l’oro. La propensione al rischio da parte degli investitori sembra tornata a crescere nelle ultime due settimane, come dimostrano la risalita dei rendimenti sovrani “core” nell’Eurozona, dei Treasuries, oltre che l’indebolimento dello yen e del franco svizzero. Resiste, come appena detto, solo il dollaro, ma per via dei dati macro USA più forti delle attese, che avvicinano il prossimo aumento dei tassi Fed.

Si consideri che sullo sfondo abbiamo un’economia mondiale, che per grossa parte vive in uno stato di inflazione zero o di deflazione strisciante, mentre la crescita del pil viene limata dagli istituti internazionali, a conferma della debolezza congiunturale.

Consumi oro in Asia restano alti

Ma non pensiate che il rally sia finito. Non solo sul fronte Brexit e geo-politico in generale ne vedremo ancora tante e in poco tempo, ma si consideri che a giugno la Svizzera ha esportato verso l’Asia oro per 75 tonnellate, registrando una crescita mensile di quasi il 50% dalle 35,8 tonnellate di maggio. La domanda asiatica appare forte, anche perché in India ci si prepara al Diwali, la festività religiosa autunnale, durante la quale si vive un boom eclatante di acquisti di gioielli, in quanto s’impennano le celebrazioni di matrimoni nel sub-continente.

Infine, si consideri che nei giorni scorsi si è avuto un aumento record di contratti “long”, ovvero di scommesse rialziste sul metallo, molte delle quali potrebbero già essere state chiuse, monetizzando i guadagni delle settimane precedenti.

 

 

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