Quotazioni dell’oro a 1.350 dollari l’oncia a fine anno? Andiamoci piano

Le quotazioni dell'oro si attestano intorno ai 1.200 dollari l'oncia, ma qualcuno ipotizza un balzo entro fine anno. Sul trend nei prossimi mesi, però, dovrebbe prevalere la prudenza, come suggeriscono alcune previsioni.

di , pubblicato il
Le quotazioni dell'oro si attestano intorno ai 1.200 dollari l'oncia, ma qualcuno ipotizza un balzo entro fine anno. Sul trend nei prossimi mesi, però, dovrebbe prevalere la prudenza, come suggeriscono alcune previsioni.

Pur in lieve ripiegamento, dopo il rally di ieri, le quotazioni dell’oro oggi si attestano sui 1.202 dollari l’oncia, un livello che non vedeva dal 22 maggio scorso. Rispetto all’inizio dell’anno, hanno guadagnato poco più dell’1%, mentre su base annua registrano un calo dell’8,5%. Il minimo del 2015 è stato toccato il 16 marzo scorso, quando il prezzo del metallo è sceso fin sotto i 1.150 dollari, mentre nei 12 mesi bisogna risalire al 4 novembre per trovare il valore più basso, pari a 1.143,59 dollari. Siamo ben lontani dai massimi storici toccati il 6 settembre di 4 anni fa, quando le quotazioni dell’oro toccarono i 1.921 dollari l’oncia. Eravamo all’inizio della potente crisi dell’euro, si temeva per la scomparsa imminente della moneta unica e per l’economia dell’Eurozona. Eppure, secondo Frank Holmes, ceo di US. Global Investors, entro la fine dell’anno non sarebbe un azzardo ipotizzare che i prezzi possano schizzare di un buon 15% rispetto ai minimi toccati nell’anno, arrivando a 1.350 dollari.   APPROFONDISCI – Oro, quotazioni ai massimi da febbraio. E c’è chi le vede a $5.000 l’oncia  

I fattori propulsivi della domanda

Secondo il manager, a spingerli ci sarebbe la più elevata domanda, per effetto di una serie di festività che tradizionalmente sono associate ai regali di beni in oro.

Si pensi alla fine del Ramadan, alla stagione dei matrimoni in India e al Natale per i cristiani. Oltre tutto, se guardiamo il grafico dell’andamento dell’oro nell’ultimo mese, scopriamo che le quotazioni tenderebbero ad oscillare intorno ai 1.200 dollari l’oncia, ossia al valore attuale. Questo potrebbe confermare l’ipotesi che tale prezzo rappresenti una sorta di floor per il mercato, in quanto al di sotto di esso le estrazioni del metallo non sarebbero più remunerative e, pertanto, le società estrattive chiuderebbero le miniere o ridurrebbero gli investimenti per aprirne o esplorarne di nuove. Detto ciò, ipotizzare un balzo delle quotazioni nei prossimi mesi potrebbe essere sì un azzardo. Se certamente la domanda di gioielleria è destinata a crescere, specie nei due principali mercati del mondo, Cina e India, esisterebbero altri fattori a compensare il trend rialzista dei prezzi.
Anzitutto, l’apprezzamento del dollaro. Il -8,5% registrato in un anno dalle quotazioni dell’oro avrebbero molto a che fare con il +15% nel frattempo guadagnato dal biglietto verde contro le altre valute.   APPROFONDISCI – L’India e le 20.000 tonnellate di oro che il governo fatica a monetizzare  

L’effetto super-dollaro

L’oro si compra e si vende in dollari, per cui quando la divisa americana diventa più cara, gli acquirenti non americani subiscono un aggravio dei costi e riducono la domanda. Pertanto, i movimenti dell’oro e quello del dollaro tenderebbero ad essere correlati tra di loro negativamente. E nei prossimi mesi, il dollaro potrebbe effettivamente apprezzarsi, anche se non di un nuovo 15%, in seguito al rialzo dei tassi USA che la Federal Reserve attuerà tra settembre e dicembre, stando alle previsioni. Inoltre, un’altra ragione per acquistare l’oro consiste nel difendere il potere di acquisto della moneta. Ma nell’Eurozona, in Giappone, Regno Unito, Svizzera, USA, Scandinavia ed Europa dell’Est, la crescita dei prezzi è attesa moderatamente bassa o in alcune economie si registrerebbe un prosieguo della tendenza deflazionistica dei mesi più recenti. Dunque, non esisterebbe alcuna spinta all’acquisto di oro allo scopo di proteggersi dall’inflazione.   APPROFONDISCI – La Fed vede rosa su lavoro e inflazione e si avvia ad alzare i tassi USA  

Bassa inflazione un pò ovunque

Vero è che le tensioni sulla Grecia, destinate, quale che sia l’esito del vertice europeo del prossimo lunedì, a perdurare anche nei prossimi mesi, potrebbero portare diversi  investitori a mettersi al sicuro, comprando oro, ma allo stato attuale sembra che nemmeno l’uscita della Grecia dall’euro smuoverebbe i mercati finanziari più di tanto, anche perché sarebbe tutt’altro che un fulmine a ciel sereno. Si tenga conto, infine, che le quotazioni del petrolio, diminuite nell’ultimo anno del 40% rispetto al picco toccato nel giugno del 2014, avranno un forte impatto proprio sull’inflazione nelle varie economie mondiali, ma l’eccesso perdurante dell’offerta di greggio sul mercato tenderebbe a non farci escludere un nuovo calo dei prezzi energetici, magari non drammatico, ma certamente in grado di influire negativamente sui tassi d’inflazione.   APPROFONDISCI – Quotazioni del petrolio stabili, ma la sovrapproduzione resta per la IEA  

.
Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti:
>