Quotazione del petrolio a -10% in due settimane e ai minimi da maggio, ecco perché

Il prezzo del greggio ha accusato un forte calo nelle ultime sedute, anche se l'Arabia Saudita sorprende sulle forniture per il mese di agosto

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Quotazione del petrolio a -10% dai massimi

Solamente due settimane fa, la quotazione del petrolio era salita ai massimi dal 2018, superando i 77 dollari per ciascun barile di Brent. Ieri, risultava scesa sotto 70 dollari, perdendo più del 10% e riportandosi ai livelli di fine maggio. L’inversione di tendenza è certamente dovuta al raggiungimento dell’accordo tra i membri dell’OPEC Plus sull’aumento dell’offerta di greggio a partire dal mese di agosto.

Entro la fine dell’anno, il cartello e una decina di alleati esterni, tra cui la Russia, aumenteranno complessivamente le estrazioni di 2 milioni di barili al giorno. Allo stesso tempo, la variante Delta preoccupa. Il boom dei contagi da Covid sta minacciando le riaperture e getta un’ombra cupa sulla crescita dell’economia mondiale per i prossimi mesi.

Per contro, le esportazioni di greggio iraniano nel bimestre maggio-giugno sarebbero diminuite di circa 250.000 barili al giorno rispetto ai due mesi precedenti, scendendo da 750.000. Lo sgonfiamento della quotazione del petrolio allenta le tensioni tra governi e banche centrali circa la reflazione in corso, seguendo un trend simile a quello vissuto dalle principali materie prime negli ultimi mesi.

Quotazione del petrolio, listini rivisti all’insù per agosto

Tuttavia, l’Arabia Saudita ha appena segnalato di non avere alcuna intenzione di perseguire prezzi bassi con l’aumento della produzione, né di eccedere la propria quota. Un avvertimento inviato agli stessi alleati dell’OPEC per far capire che la loro eventuale furbizia non sarebbe più coperta dalla solita responsabilità di Riad. La sua compagnia petrolifera Aramco ha pubblicato i prezzi per le consegne in agosto. Li ha alzati di 1 dollaro al barile per i clienti asiatici e l’Arab Super Light e a premio di 3,85 dollari sulla media di Oman/Dubai, di 80 centesimi per le altre qualità di greggio.

Rialzi sono stati annunciati anche per i clienti europei (+80 centesimi) e per quelli americani (+20 centesimi e +40 centesimi per l’Arab Super Light). A seguire, anche gli altri produttori del Golfo Persico hanno rivisto al rialzo i rispettivi listini. Ma resta il fatto che la quotazione del petrolio si sia riportata nettamente sotto i 70 dollari. Per il momento, possono tirare un sospiro di sollievo le banche centrali, le quali potranno confidare verosimilmente in un rallentamento dei tassi d’inflazione. E ciò potrebbe pesare sul board BCE di domani, alle prese proprio con il dilemma sugli acquisti dei bond.

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