Questa economia emergente rischia una brutta fine e il mercato inizia a tremare

Il Sudafrica ha iniziato ad espropriare i terreni di proprietà della minoranza bianca per redistribuirli alla maggioranza nera. Si segue il catastrofico modello dello Zimbabwe.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il Sudafrica ha iniziato ad espropriare i terreni di proprietà della minoranza bianca per redistribuirli alla maggioranza nera. Si segue il catastrofico modello dello Zimbabwe.

Il Sudafrica rischia di seguire i passi del vicino Zimbabwe, nonostante la lezione impartita da Harare dovrebbe dissuadere il suo presidente Cyril Ramaphosa dall’incamminarsi lungo quella via. Alla fine di luglio, egli aveva già confermato che l’African National Congress (ANC), il partito che fu di Nelson Mandela e che guida il paese dalla fine dell’apartheid, avrebbe presentato una riforma della Costituzione per consentire l’espropriazione senza alcun indennizzo. Ad oggi, la Sezione 25 limita i casi di esproprio, che devono essere “giusti” e “equi”. Adesso, il governo sembra essere già passato ai fatti, tanto che la società Akkerland Boerdery ha comunicato di avere ricevuto nel lungo fine settimana festivo appena trascorso una notifica da parte delle autorità, con cui la si avverte che due suoi appezzamenti di terra verranno espropriati per 20 milioni di rand, pari a 1,87 milioni di dollari, un decimo del loro valore commerciale.

Il Sudafrica vuole espropriare le terre ai bianchi, ecco il precedente catastrofico dello Zimbabwe

Il caso sta facendo il giro della stampa nazionale ed estera, perché alla società non è stata consentita la possibilità di discutere dinnanzi al giudice l’entità dell’indennizzo. Anzi, le è stato comunicato che l’esproprio sarà effettivo entro 7 giorni dalla data della notifica. E il segretario dell’ANC, Gwede Mantashe, negli stessi giorni ha scatenato il panico tra i proprietari terrieri, quando ha sostenuto che nessuno dovrebbe possederne più di 25 acri e che al di sopra di tale estensione lo stato dovrebbe avere il diritto di espropriare le terre senza indennizzo, notando come i privilegiati tendano a non rinunciare mai spontaneamente ai loro privilegi. In attesa della riforma costituzionale, la maggioranza parlamentare vorrebbe testare la misura, verificando se i tribunali la avalleranno e in quale misura.

Che cosa succede? In Sudafrica, si calcola che la minoranza bianca, pari a 4,6 milioni di persone e all’8,9% della popolazione nazionale, detenga il 72% delle terre. In realtà, altre stime parlano di percentuali inferiori, a seguito delle numerose transazioni private avvenute negli ultimi decenni e incentivate dai programmi pubblici. L’ANC sta puntando le sue carte per le prossime elezioni politiche e presidenziali nel 2019 sulla redistribuzione delle terre in favore della maggioranza nera, fiutando il rischio di una caduta nei consensi per la performance deludente dell’economia e gli scandali legati alla corruzione, che hanno travolto la presidenza di Jacob Zuma a inizio anno. Il tasso di disoccupazione nel Sudafrica viaggia al 27%, ai massimi dal 2003.

I rischi per l’economia sudafricana

L’esproprio senza indennizzo delle terre servirebbe come tonificante dei consensi tra i neri, ma con ripercussioni potenzialmente devastanti per l’economia. Lo Zimbabwe ha adottato simili misure a inizio Millennio, assistendo a un crollo del 60% della produzione agricola e all’esplosione dei prezzi, che di lì a qualche anno avrebbe provocato l’iperinflazione. La consegna delle terre a persone sprovviste di mezzi e conoscenze, infatti, ridusse notevolmente i livelli dei raccolti. Lo stesso accadrebbe nel Sudafrica, dove a restare vittime della redistribuzione rischiano di essere proprio i neri, molti dei quali lavorano alle dipendenze di molte delle terre soggette agli espropri. E stando ad Agri SA, il 20% delle terre produrrebbe l’80% dei raccolti nazionali, per cui risulterebbe essenziale per sfamare milioni di famiglie sudafricane. Fatto sta che nelle ultime settimane si notano numerosi cartelli che annunciano la vendita delle terre, senza che si registri alcuna domanda. Chi mai acquisterebbe una proprietà espropriabile senza compenso o che potrebbe acquisire a costo zero attraverso il piano di redistribuzione dello stato?

C’è un altro problema, che rischia di travolgere il settore bancario. Molti proprietari terrieri sono indebitati con le banche, ma dal momento che temono di essere espropriati senza vedere il becco di un quattrino potrebbero decidere di non continuare più a pagare i loro debiti, cosa che finirebbe per fare esplodere i tassi di default e i crediti deteriorati degli istituti. Il mercato non ha ancora scontato simili scenari, nonostante qualche scricchiolio lo abbia fatto avvertire negli ultimi mesi. Da inizio anno, il cambio tra rand sudafricano e dollaro si è indebolito del 14% e l’indice azionario ha perso il 4%, mentre i rendimenti decennali dei bond sovrani sono lievitati di 44 punti base all’8,99%. Nulla di realmente preoccupante, tuttavia, se si considera che il Sudafrica non è l’unica economia emergente a passarsela male in questa fase. E allora, se si considera che Ramaphosa fu accolto come una liberazione dagli investitori, avendo posto fine a una presidenza ostile al mercato, si capisce come vi sarebbe parecchio spazio per un peggioramento degli indici finanziari del paese, man mano che gli espropri verranno eseguiti e magari accelereranno da qui alle elezioni.

Sudafrica, Ramaphosa davvero la star attesa dai mercati?

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Argomenti: Altre economie, Crisi paesi emergenti, economie emergenti, valute emergenti