Quella classe media che in Italia non esiste più: lo dice l’ultimo rapporto Demos

L'ultimo rapporto Demos sulla mobilità sociale ha rivelato come gli italiani non ritengano più di appartenere alla classe media, una fascia media che ormai sembra non esistere più nel nostro Paese.

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L'ultimo rapporto Demos sulla mobilità sociale ha rivelato come gli italiani non ritengano più di appartenere alla classe media, una fascia media che ormai sembra non esistere più nel nostro Paese.

Esiste un periodo pre-crisi e un periodo post-crisi e in questo lasso di tempo, che dura all’incirca una decina di anni, la percezione di se stessi degli italiani risulta drasticamente cambiata. Nel periodo pre-crisi, infatti, molti nostri connazionali – molti di noi – si sentivano appartenere alla classe media. Oggi quella dignitosa posizione nella parte media della classifica – la zona tranquillità se fossimo in un campionato di calcio – sembra molto meno affollata. A imperare è invece la lotta per non retrocedere, con moltissime persone che si sentono in bilico e in precario equilibrio sulla soglia della povertà, e pochissimi contendenti che aspirano al titolo finale, lottando nella classe alta. A rivelare il quadro italiano attuale sul tramonto definitivo della classe media ci ha pensato l’ultimo rapporto Demos sulla mobilità sociale.

 

[tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Il tramonto definitivo della classe media in Italia[/tweet_box]

 

Demos ha interrogato così un campione di italiani praticanti rispettivamente mestieri differenti, ai quali è stato chiesto di dire a quale classe sociale si sentano di appartenere. C’è da dire che le differenze con 10 anni fa sono a dir poco significative, con molte categorie professionali che ormai si sentono sprofondate nelle classi più basse. A salvarsi solo i lavoratori autonomi e i liberi professionisti. Fatto sta che il 65% degli operai si sente di appartenere alla classe bassa e medio-bassa, mentre il 30% ha risposto di appartenere a quella media. Solo 5 anni fa, il 48% aveva risposto “bassa e medio-bassa” e il 50% in quella media.

 

Leggermente diverso il discorso per i tecnici, impiegati, dirigenti e funzionari, anche se la distanza tra classe bassa e medio-bassa e classe media non è così siderale: il 41% dei professionisti appartenenti a questa categoria si sente di appartenere infatti alla prima classe, contro il 48% che ritiene di far parte della classe media, a fronte di un ristretto 11% che si considera della classe alta e medio-alta. Solamente i liberi professionisti hanno risposto in maggioranza di appartenere alla classe media (57%): pochi di loro sono situati nella classe medio-bassa (29%) e medio-alta (14%). A occupare più posti nella classe media ci pensano anche i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ma qui il dato è altrettanto significativo: il 52% si ritiene appartenere alla classe media, contro il 42% che crede di far parte della classe bassa e medio-bassa.

 

Il quadro relativo alla classe percepita rispetto alla condizione professionale si conclude con altre categorie di soggetti non lavoranti o operanti in casa: nel caso degli studenti, ad esempio, la percezione della propria classe sociale è speculare a quella dei propri familiari nonché sostenitori finanziari, visto che il 50% ha risposto di sentirsi appartenente alla classe media, il 31% alla classe bassa e il 19% a quella alta. Nel rapporto che vede le casalinghe protagoniste, invece, il 66% di queste ha risposto senza dubbi di appartenere alla classe medio-bassa, contro il 32% aderente alla classe media. Naturalmente la maggior percentuale riscontrata nella classe più povera è quella dei disoccupati (72%), di cui solo il 24% si sente più vicino alla classe media. Infine chiude il quadro la categoria dei pensionati, con il 55% che risulta insoddisfatto dei propri assegni, rei di averli fatti sprofondare nella classe bassa e medio-bassa, contro il 39% che invece sente di appartenere alla classe media.

 

Come dicevamo all’inizio, nel periodo prima della crisi e in quello dopo la crisi la percezione relativa alla propria classe sociale di appartenenza è drasticamente cambiata. Nel 2006, anno prima della crisi, il 60% del campione si autopercepiva appartenere nella classe media. Un dato che è calato nel 2008, anno di inizio della crisi, leggermente aumentato nel 2011, durante la crisi, con qualche fantasma di ripresa, drasticamente peggiorato nel 2016, laddove i connazionali che si autopercepiscono nella classe media rappresentano solo il 39% del campione. Ovviamente, rispetto a questo quadro, è aumentata contromisura la percentuale di persone appartenenti alle classi più basse, che nel 2006 rappresentavano solo il 28% del campione, ma che a oggi, nell’arco di una decina di anni, sono diventati il 54%. Le classi più alte hanno perso invece ben 5 punti percentuali in dieci anni, passando dal 12% del 2006 al 7% di oggi.

 

Tutto ciò pesa naturalmente sul futuro e sulla percezione che abbiamo di esso: fare progetti oggi risulta impossibile, la precarietà e la flessibilità non consentono infatti di programmare piani a lungo termine, né tantomeno di gettarsi a capofitto su progetti impegnativi. Il futuro è una fitta nebulosa piena di rischi e pericoli e si registra molta incertezza: dal 54% – dato già alto – registrato nel 2008 – anno di inizio della crisi – si è passati infatti all’attuale 66%.

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