E l’Europa tifa per un segnale minaccioso di Draghi verso l’Italia

Riunione decisiva della BCE in Lettonia questa settimana. Dal governatore Mario Draghi potrebbe arrivare un pizzino per il governo Conte.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Riunione decisiva della BCE in Lettonia questa settimana. Dal governatore Mario Draghi potrebbe arrivare un pizzino per il governo Conte.

Si tiene questo giovedì la quarta riunione annuale del board della BCE, la prima dopo la nascita del governo giallo-verde in Italia, che tante tensioni finanziarie ha scatenato sui mercati sui timori di uno scontro tra Roma e Bruxelles, che possa portare la terza economia dell’Eurozona fuori dall’unione monetaria. In particolare, preoccupano le ricette fiscali di Movimento 5 Stelle e Lega, apparentemente poco attente ai vincoli di bilancio, ovvero troppo espansive sul fronte della spesa pubblica e depressive delle entrate, in assenza di coperture. La scorsa settimana, il cambio euro-dollaro è arrivato a salire fino a un massimo di 1,1836 in chiusura di seduta, ai massimi da metà maggio, a seguito di diverse esternazioni rese da altrettanti componenti del board e dal capo-economista dell’istituto, Peter Praet, tutte nella direzione di reclamare o prevedere la fine degli stimoli monetari da qui alla fine dell’anno sulle attese di un’inflazione stabilmente intorno al target.

Cosa può fare la BCE di Draghi per evitare che la crisi dei BTp travolga l’euro?

Tuttavia, più che fare riferimento ai dati macro in sé, sembra che da Francoforte si stiano levando voci critiche verso il nuovo corso italiano, che puntino a far prendere coscienza al nuovo governo della reale condizione in cui verserebbe il mercato dei BTp, in assenza di sostegno della BCE con gli acquisti effettuati tramite il “quantitative easing”. In altre parole, i toni da “falco” quasi volutamente ripresi e moltiplicati negli ultimi giorni servirebbero ad anticipare sui mercati il percorso di normalizzazione monetaria nell’Eurozona, che passerà quasi necessariamente per una lievitazione dei rendimenti sovrani, specie di quelli dei titoli di stato più deboli.

Annuncio sul QE giovedì?

Palazzo Chigi potrebbe eccepire che trattasi di un “pizzino”, una strategia del governatore Mario Draghi per accrescere la pressione sull’Italia, una sorta di interferenza politica, se vogliamo. Quale che sia l’interpretazione, legittimo che Francoforte faccia capire con qualche mese di anticipo cosa accadrà ai BTp con la fine del QE, quando i nostri bond verranno lasciati in balia dei mercati, come lo erano fino al marzo 2015. Questo non significa che improvvidamente saranno diramate dal board di Riga, Lettonia, novità in fatto di politica monetaria. Resta probabile che l’annuncio della fine del QE gradualmente da ottobre e fino ad annullarsi a dicembre sarà reso a fine luglio, anche perché l’inflazione ha appena centrato il target a maggio dopo 5 anni nei quali era rimasta ben al di sotto del tasso-obiettivo (di poco inferiore al 2%) e l’accelerazione di primavera è stata conseguenza del boom delle quotazioni del petrolio, giunte fino a 80 dollari al barile.

Così la BCE di Draghi ha solo rinviato la fine dell’euro

Al netto dei prezzi energetici e degli alimentari freschi, l’inflazione di fondo resta di poco superiore all’1% nell’area e le quotazioni del petrolio sembrano essersi assestate intorno ai 75 dollari, arrestando la corsa dei mesi passati. D’altro canto, il cambio euro-dollaro dovrebbe avere toccato il minimo nelle scorse settimane, pur restando lontano dai picchi di 1,25 a cui si era portato tra febbraio e marzo. Vero è, però, che dopodomani la Federal Reserve con ogni probabilità alzerà i tassi USA per la seconda volta quest’anno, rendendo la politica monetaria americana relativamente più restrittiva di quella della BCE, automaticamente aumentando la pressione su Draghi per un cambio di rotta in senso più restrittivo. I toni, dunque, necessariamente cambieranno già dal prossimo appuntamento lettone, che vi sia o meno un annuncio in quella sede. E se all’Italia arriverà un messaggio chiaro sul futuro dei BTp senza BCE, tanto meglio, sebbene non sia nelle intenzioni del governatore destabilizzare i mercati colpendo i nostri titoli. Ma un po’ di ansia a Roma non dovrebbe far male; almeno, così credono e sperano a Bruxelles, Francoforte e Berlino.

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Argomenti: Bce, Economia Europa, Mario Draghi, Politica, Politica italiana, quantitative easing, quotazioni petrolio, stimoli monetari