Quattro personaggi ancora in cerca di gloria fra spread, bugie e debito record

La casta balla sul Titanic tentando di garantirsi i privilegi. In nome dell’equità e dei sacrifici i partiti di governo hanno massacrato le famiglie di tasse e spinto il debito pubblico a livelli record

di Mirco Galbusera, pubblicato il
La casta balla sul Titanic tentando di garantirsi i privilegi. In nome dell’equità e dei sacrifici i partiti di governo hanno massacrato le famiglie di tasse e spinto il debito pubblico a livelli record

Eccoli lì i responsabili del fallimento economico e sociale italiano. Immortalati in una squallida foto che passerà alla storia come la famosa icona del summit nel 1945 a Yalta quando Roosevelt, Churchill e Stalin si riunirono per spartirsi il mondo. Tre nipoti e un maggiordomo, rappresentanti di quell’oligarchia nostrana che ci ha trascinato nel baratro economico di questi ultimi anni. Facce di bronzo. Ognuna di esse rappresenta una corporazione, un ceto sociale: la borghesia, i notabili burocrati, i banchieri e il clero. Ci sono tutti. Gli stessi personaggi che Robespierre aveva mandato alla ghigliottina durante la rivoluzione francese alla fine del Settecento e che Lenin aveva bandito dalla Russia cento anni più tardi. Questi bellimbusti rappresentanti dell’oligarchia tricolore, messi insieme, fanno esattamente quel 10% di popolazione che, secondo i dati di Bankitalia, possiede la metà della ricchezza nazionale, ma non rappresentano in nessun modo l’altro 90% dei cittadini che sono stati depauperati e massacrati dalla tassazione selvaggia dei tecnici del governo Monti che i partiti ora cercando ad ogni costo di mantenere in piedi per restare comodamente seduti sui loro privilegi (esattamente come nella foto). Un quadro aberrante che ha più volte richiamato l’attenzione del Capo dello Stato sul preoccupante calo di consenso politico e senso del dovere civico fra la popolazione. Perfino l’inno nazionale di Mameli hanno imposto per legge nelle scuole, segno evidente e tangibile di quanto sia arrivata al culmine la disaffezione verso la politica italiana e verso lo Stato. Uno Stato che è stato svuotato di tutto e il cui debito pubblico italiano, in 14 mesi di governo del curatore fallimentare Monti, è salito di oltre 107 miliardi di euro (82mila euro a famiglia) andando a sfondare per la prima volta nella storia della Repubblica il tetto psicologico dei 2.000 miliardi di euro (Il debito pubblico italiano sfonda il muro dei 2000 mld). Ciò, nonostante le entrate tributarie siano cresciute nei primi 10 mesi dell’anno del 2,9%. Davvero incredibile: aumentano gli incassi, ma alla fine il debito cresce. Cos’è che non va?    

Sacrifici in nome dell’equità sociale per continuare a garantirsi privilegi

  Quello che non ha funzionato, e qui sta il fallimento dei partiti politici e del peggior governo della storia repubblicana, è semplice: non sono state tagliate le spese pubbliche superflue, le province, gli sprechi della burocrazia statale con i suoi 3,5 milioni di dipendenti coccolati dai sindacati, gli appalti per le opere pubbliche faraoniche che non servono a nulla e che giorno dopo giorno prosciugano risorse dissanguando le famiglie. Famiglie alle quali è stato chiesto un “sacrificio” un anno fa per non finire come la Grecia e che le purghe di Monti sarebbero state necessarie e fatte solo in funzione dell’equità. Belle parole al vento. A distanza di 14 mesi l’Italia si ritrova con una famiglia su quattro sulla soglia della povertà, con una percentuale di disoccupazione giovanile che passa il 35% e che proietta il nostro paese in fondo alla classifica Ocse per livello salariale e per qualità dei servizi, mentre industriali e banchieri portano i soldi nei paradisi fiscali e spostano i propri affari in quei paesi dove non si muore di tasse. Dove sta l’equità professor Monti?  Nessuno l’ha vista. Il rapporto debito pil dell’Italia è schizzato oltre il 126% puntando dritto al 127% entro la fine dell’anno col risultato che la pressione fiscale è la più alta del mondo. Siamo sull’orlo dell’abisso. E ora, mentre la nave affonda, c’è chi pensa ancora di sistemarsi con le elezioni politiche anticipate garantendosi vergognosi privilegi e vantaggi corporativi che partono dal più alto dei colli romani (il Quirinale) alle più remote lande della penisola passando per le sterminate sedi delle organizzazioni sindacali e di partito. La casta balla sul Titanic mentre le famiglie si avviano a un Natale austero, senza più tredicesime sotto l’albero perché falciate dall’IMU. Sacrifici inutili che la stampa “corrotta” dal potere politico-bancario massonico cerca di nascondere con il compiacimento di molti direttori editoriali e tantissimi giornalisti sottopagati e sfruttati da un sistema ancora ben oliato dal (dis)Ordine dei Giornalisti.  

14 mesi di governo tecnico hanno messo in ginocchio il paese per salvare la casta

    Per far rispettare le leggi a favore dei banchieri e delle caste, Equitalia (che sta per Italia equa) è stata armata fino ai denti e il fisco si è dotato di potenti strumenti minacciosi e costosi quali il redditometro e il redditest, giusto per far sentire la popolazione più vicina alle istituzioni e per rendere ancora più piacevoli le tasse, come aveva detto in un momento di delirio l’ex Ministro Padoa Schioppa. Nel frattempo molti piccoli e medi imprenditori sono finiti sul lastrico o con la casa pignorata dalla banca e l’automobile fermata dalle ganasce di Equitalia. Qualcuno si è anche dato fuoco o impiccato per disperazione non riuscendo più a pagare i debiti. Le partite iva chiudono al ritmo di centinaia al giorno, i consumi sono crollati sotto il peso dell’incremento dell’Iva, la disoccupazione giovanile sta esplodendo, un quarto della produzione industriale è sparito o fuggito all’estero con la benedizione degli Agnelli che hanno fatto da apripista. Oltre a ciò, decine di miliardi di euro hanno preso la via della Svizzera per sfuggire all’oppressione fiscale che sta falciando ogni genere di sudato risparmio, mentre il governo tenta (invano) di riportarli indietro. Chi può, se ne va e chi non può soffre in silenzio. Ma per quanto ancora? 14 mesi di governo Monti hanno lasciato alle spalle solo un cumulo di macerie e non sembra ancora finita. Ma le province sono ancora lì, gli enti inutili vegetano oggi più di ieri, la casta militare si rifà il look con cacciabombardieri F-35 da centinaia di milioni di euro, gli stipendi dei parlamentari non sono stati toccati e mai lo saranno, mentre i politici continuano a rubare più o meno silenziosamente senza vergogna mandando in rovina intere strutture economiche. Il caso del fallimento della più antica banca d’Italia, il Monte dei Paschi di Siena, potrebbe essere solo la punta dell’iceberg dell’immenso saccheggio operato dai partiti di sinistra (ma anche di destra) ai danni della collettività in nome di quella finanza creativa che il sistema bancocentrico italiano aveva architettato con la regia di Bankitalia ai tempi di Antonio Fazio per nascondere le proprie magagne (Mps, slitta scadenza per Monti Bond: altro “aiutino” del governo).  

Manovra “salva italia” in nome dello spread per salvare le banche

    Ma lo slogan più straordinario coniato nel 2012 dai banchieri massoni europei per far ingoiare alla collettività la medicina amara delle tasse a più non posso è stato lo “spread” (Lo spread tra noi: vediamo quanto vale nelle nostre vite e La farsa dello spread e la manipolazione dei tassi). I giornali ci hanno sguazzato dall’estate del 2011 e per tutto il 2012, mentre le televisioni ci sono andate a nozze ogni mezz’ora, col risultato che la carta stampata non la legge più nessuno e l’evasione al canone RAI (Regio Decreto del 1938) supera abbondantemente il 40%. Ci hanno terrorizzato col “feticcio” dello spread btp bund per trovare una giustificazione alla nuova ondata di tasse e con la promessa (mai mantenuta) che si sarebbero tagliati gli sprechi pubblici, unica cosa di cui l’Italia può ancora andare fiera in Europa. Ci hanno raccontato che è tutta colpa della Germania, che ci impone rigore, ma la verità non ci è mai stata svelata come avrebbero dovuto fare dei veri giornalisti indipendenti. Dopo lo scoppio della bolla immobiliare che travolse Irlanda e Spagna, da Berlino avevano chiesto a Monti di fare in modo che la banche potessero alleggerirsi dei Btp a prezzi ragionevoli per ripianare le voragini di bilancio (200 miliardi di sofferenze solo in Italia) senza svalutarne eccessivamente gli asstes. Monti, uomo d’affari di estrazione Goldman Sachs (la merchant bank americana che aveva truccato i bilanci della Grecia) ha trovato semplice e forse anche conveniente percorrere la via del bastone più che del rigore non potendo toccare i privilegi della casta e delle corporazioni che politicamente lo sostengono. La mega speculazione europea, orchestrata dalle banche e il terrore mediatico dello spread pompato ad arte dai giornalisti, ha fatto il resto: i piccoli risparmiatori si sono precipitati a vendere debito pubblico nel timore che tutto potesse franare da un momento all’altro o quanto meno per poter continuare a pagare le bollette e fare la spesa, ma alimentando al contempo il panico al servizio del progetto di risanamento del debito bancario, non certo di quello statale che è esploso. La paura fa novanta e il panico ha fatto le fortune delle banche con i soldi regalati dalla Bce. Il tutto coronato da una splendida legge di innalzamento dell’aliquota fiscale sulle cosiddette rendite finanziarie al 20% ad eccezione dei titoli di stato titoli di stato (12,50%) su cui si basa prevalentemente l’attività speculativa bancaria. Una mega truffa che non è giunta per caso. Non è la prima e non sarà l’ultima.

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Argomenti: Economia Italia, Spread