Quanto ci costerà (ancora) la fiducia al governo Letta

Dopo la fiducia espressa ieri in Parlamento al governo Letta, ci siamo posti una domanda: quanto ci costerà? Sì, perché a leggere un articolo dell'economista Gustavo Piga, abbiamo scoperto che il governo Letta non solo è più austero di quello di Monti, ma perfino della stessa Unione europea.

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Dopo la fiducia espressa ieri in Parlamento al governo Letta, ci siamo posti una domanda: quanto ci costerà? Sì, perché a leggere un articolo dell'economista Gustavo Piga, abbiamo scoperto che il governo Letta non solo è più austero di quello di Monti, ma perfino della stessa Unione europea.

Qualche ora prima di mercoledì 2 ottobre, giorno decisivo per rinnovare la fiducia al governo Letta, alcuni organi d’informazione non hanno esitato a esprimere le proprie perplessità a riguardo, affermando peraltro che un’eventuale sfiducia non sarebbe stata poi così preoccupante per il nostro Paese, schiavo dei diktat di Bruxelles, e in questo senso, che un’eventuale fiducia avrebbe portato i cittadini italiani a pagare di loro tasca per accontentare i numeri di bilancio imposti dall’Europa. Dopo il colpo di scena di ieri, ci sembra utile sottolineare quanto ci costerà ancora la prosecuzione dell’attuale governo, che comunque, ci teniamo a precisare, resta pur sempre fragile e precario.

 

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Governo Letta più austero del Governo Monti

Sul Sole 24 Ore del 28 settembre, compare un articolo molto interessante dell’economista Gustavo Piga, che veramente vale la pena leggere, in quanto ci afferma che non solo il governo Letta è più austero di quello di Monti, ovvero di quel governo le cui misure sono state considerate dalla maggior parte degli italiani come fallimentari, ma perfino dell’Europa stessa, e in questo senso parlano molto bene le riprese, seppur affannose, di un Paese come la Spagna.

Con il Documento di Economia e Finanza sottomano, Piga riesce così ad analizzare, attraverso un intelligente confronto, le politiche degli ultimi 2 governi, quello di Mario Monti e quello di Enrico Letta, giungendo alla conclusione che è il secondo a risultare il più austero, e dunque che è il secondo a pesare di più sulle tasche degli italiani.

“In soli 6 mesi”, scrive Piga “l’outlook sul 2013 dell’economia italiana è cambiato in peggio su tutti i fronti: con un aumento del rapporto debito PIL di ben 2,4 punti percentuali, un rapporto spesa pubblica PIL maggiore di quanto affermato 6 mesi fa di ben 0,8 punti percentuali e un peso delle entrate fiscali su PIL ancora maggiore, di 0,5% di PIL”. Numeri che risultano emblematici per sottolineare una errata politica di crescita da parte dell’attuale governo, una politica che proprio non c’è stata. Sì, perché per Piga, “la minore crescita ha a sua volta una sola causa: l’aumento della tassazione e soprattutto la diminuzione della spesa, quella spesa capace di generare ricchezza e ripresa in una fase di ciclo in cui la domanda interna privata è scomparsa”.

Il clima di austerità che era stata la mannaia costante sul collo di Mario Monti, non è cambiato di una virgola, anzi: “Spicca in questo senso l’incredibile decisione programmatica sugli investimenti pubblici, che Monti già prevedeva di ridurre, dal 2013 al 2017, dello 0,4% di PIL […] e che Letta addirittura accentua con una riduzione, nello stesso periodo, di 0,9% di PIL. Su tutte le altre dimensioni di bilancio rimane, nel Governo attuale, la stessa traccia di austerità che aveva caratterizzato la visione di lungo periodo del Governo Monti”.

Per l’economista, insomma, “l’austerità peggiora“. L’indagine su questo vizio che sembra essere solo italico prosegue leggendo i due DEF del Ministero, dai quali Piga ne trae che non si segue “l’elementare regola della crescita economica ma piuttosto due ‘nuove’ regole imposte da Bruxelles: quella della spesa pubblica e quella del debito, ideate per porre vincoli stringenti alla crescita di queste variabili. L’Italia non soltanto ha ubbidito a queste nuove regole; i recenti Governi si sono addirittura mostrati più realisti del re e, così facendo, hanno tolto spazio vitale alla ripresa economica”.

Eh sì, sembra proprio che l’Italia abbia fatto gli straordinari in quanto ai compiti imposti da Bruxelles, visto che l’Europa aveva richiesto all’Italia una riduzione della spesa reale dello 0,8% nel biennio 2012-2013 e una sua stabilità nel 2014, quando in realtà la diminuzione della spesa pubblica è attestata al 4,7% nel 2012, e poi ancora all’1,4% e al 2,3% negli anni seguenti.

Lo stesso livello di masochismo, per utilizzare il termine di Piga, si legge nell’attuazione del Fiscal Compact da parte del nostro Paese: “Mentre l’aggiustamento fiscale richiesto da questa regola per il 2013 era pari allo 0,1% di PIL, leggiamo, ‘tuttavia, (che) lo sforzo fiscale attuato dal Governo nell’anno in corso, pari a 0,9 punti percentuali di PIL, risulta essere nettamente superiore alla correzione fiscale richiesta per il rispetto della regola del debito'”.

 

Cosa ci si può aspettare dall’attuale Governo?

Ecco quanto ci costa la fiducia al governo Letta, ecco quanto ci è costato il governo delle larghe intese e un piano politico-economico molto più diligente di quanto richiesto espressamente da Bruxelles. L’Italia, con questi governi, semplicemente non è mai cresciuta perché non ha sfruttato gli spazi che le erano concessi, come ad esempio ha fatto la Spagna. Si continua a parlare invece di nuove tasse, ancora più pesanti di quelle che hanno sconvolto i contribuenti l’anno scorso, di riduzioni della spesa pubblica, di interventi volti a risolvere solo una minima parte di un problema più serio.

Ciò significa che mentre la politica finisce per discutere su ogni più piccolo provvedimento, noi, ignari contribuenti, stiamo assistendo a un teatrino di burattini manovrati da una cupola che staziona oltre i confini nazionali, una regina a cui ci si asservisce senza eguali, perché il fattore più importante per gli ultimi governi sembra essere stato quello di perseguire utopistici Stati Uniti d’Europa, invece di pensare al locale e a evitare tutte le nefaste e gravissime conseguenze di una recessione senza pari. Dopotutto basterebbe farsi una domanda: perché la Spagna respira più dell’Italia? Che il suo boccale per l’ossigeno sia più avanzato tecnologicamente?

Cosa ci aspetta nei prossimi giorni (e mesi)? Bruxelles chiede, Letta risponde, e, se possibile, farà molto di più di quanto gli è stato chiesto.

Perché volente o nolente, come afferma Piga, l’Italia è più austera dell’austera Ue. Sui motivi di questo suicidio, speriamo di ricevere presto risposte.

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