Quantitative easing, vediamo un grosso rischio e paradosso a cui stare attenti

Con il "quantitative easing" i rendimenti sovrani si sono in molti casi azzerati, specie per i titoli tedeschi anche di lungo termine. Ma c'è un rischio molto alto derivante da questo trend.

di , pubblicato il
Con il

Da quando la BCE ha ventilato l’ipotesi che avrebbe varato nuovi stimoli monetari, nell’agosto dello scorso anno, i rendimenti dei bond governativi dell’Eurozona hanno iniziato a scendere considerevolmente, inizialmente anche quelli della Grecia, ancora lontana dalle vicissitudini politico-finanziarie degli ultimi mesi. Ma con l’annuncio del “quantitative easing” a gennaio e la sua implementazione dal 9 marzo, sono letteralmente precipitati, tanto che a 3 giorni dall’inizio degli acquisti, Francoforte dovette sospendere il piano per un paio di sedute, in modo da non provocare una discesa generalizzata dei rendimenti sotto lo zero, cosa che avrebbe messo a rischio la prosecuzione stessa del QE per le varie ragioni tecniche di cui abbiamo ampiamente discusso. E’ un dato che i decennali tedeschi abbino azzerato il loro rendimento. Oggi si attestano allo 0,07-0,08%, ai minimi di sempre. I rendimenti tedeschi sono negativi fino alla scadenza dei 9 anni, mentre iniziano ad avvicinarsi pericolosamente vicino allo zero per le scadenze superiori. Il rischio di tale trend è duplice.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, un effetto indesiderato: corsa ai titoli ‘spazzatura’  

Bund a 30 anni renderà zero?

Prendiamo un Bund a 30 anni: all’inizio dell’anno rendeva appena l’1,36%, meno di quanto probabilmente sarà l’inflazione in Germania nella media dei 3 decenni che ci separano alla scadenza.

Oggi, lo stesso titolo rende solamente lo 0,43%, tanto che Pimco, il maggiore investitore al mondo nel comparto obbligazionario, ritiene che esista una discreta probabilità che il rendimento di questo Bund si azzeri. Alla base di questa previsione c’è lo stato del bilancio pubblico di Berlino, che ha chiuso il 2014 con un avanzo fiscale di 6,4 miliardi di euro e da qui all’anno prossimo sono previste emissioni nette di debito pari a zero, cioè la Germania non emetterà più debito di quanto ne scadrà, limitandosi a rifinanziare quest’ultimo, senza farne di altro. Ciò limiterà l’offerta di Bund sul mercato, quando la BCE dovrà acquistarne altri 190 miliardi di euro, dopo averne già comprati 11 miliardi con scadenza media di 8 anni. Dunque, il QE spingerà ancora più in basso i rendimenti, ma rischia di provocare una carenza di bond acquistabili, visto che l’istituto dovrà escludere dal piano i titoli con rendimenti inferiori al -0,2%. E oggi rendono ancora meno i Bund fino a 4 anni.   APPROFONDISCI – Il QE di Draghi potrebbe finire prima del previsto e il rischio scarsità di bond esiste  

Allarme rendimenti reali negativi

Ma il vero rischio non riguarda tanto e solo la prosecuzione del QE, quanto l’esposizione degli investitori a un  portafoglio potenzialmente molto dannoso per le loro tasche.

Torniamo al Bund trentennale: oggi rende lo 0,43%, domani potrebbe anche arrivare a rendere zero. il che sarebbe appena accettabile nella situazione attuale, quando a marzo in Germania i prezzi sono diminuiti su base annua dello 0,1%. In fase di inflazione zero o, addirittura, negativa, sono accettabili anche rendimenti a medio-lungo termine azzerati. Tuttavia, la BCE ha varato il QE proprio per stimolare l’inflazione, portandola al target di quasi il 2% annuo. Che ci riesca o meno e in quanto tempo, nessuno si spingerebbe oggi a ipotizzare, in ogni caso, che da qui ai prossimi 30 anni l’inflazione resterà intorno allo zero. Più probabile che tenderà verso l’obiettivo dell’Eurotower. Dunque, in termini reali, il Bund a 30 anni starebbe già rendendo negativamente per oltre l’1%, dato che l’inflazione verosimile attesa è più alta del rendimento offerto di circa l’1%. Ora, man mano che l’inflazione tenderà a risalire, il prezzo dei bond inizierà a scendere, perché il mercato pretenderà rendimenti maggiori per comprarli. Quindi, gli investitori che hanno i titoli in portafoglio, accuseranno le perdite, trovandosi in possesso bond a prezzi più bassi di quelli a cui hanno comprato. Se per un titolo a breve termine la perdita potrebbe essere evitata aspettando la scadenza, evitando di rivenderlo prima subendo la minusvalenza, così non è possibile per un bond a lunga scadenza, come per un trentennale, perché attendere la scadenza implicherebbe privarsi della corrispondente liquidità per un periodo eccessivo.
Ergo: i possessori dei Bund a 20, 30 anni dovranno rivenderli certamente a prezzi più bassi, subendo la perdita. Lo scossone potrebbe essere violento e provocare un bagno di sangue sul mercato obbligazionario pubblico e privato.   APPROFONDISCI – Eurobond: rendimenti sovrani tedeschi azzerati, s’impennano quelli italiani e spagnoli  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: ,