Quantitative easing, Draghi sotto la pressione tedesca: “tapering” o scalone?

Germania in pressing sulla BCE di Mario Draghi per la cessazione del "quantitative easing" quanto prima. I tedeschi sono allarmati della risalita dell'inflazione e temono la destabilizzazione dei prezzi, oltre che politica interna. Domani prima riunione del board.

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Germania in pressing sulla BCE di Mario Draghi per la cessazione del

Domani si tiene la prima riunione del board della BCE di questo 2017, a sei settimane dal potenziamento del “quantitative easing”, la cui durata è stata estesa fino a tutto quest’anno, anche se gli acquisti di assets saranno ridotti dal prossimo aprile a 60 miliardi al mese dagli 80 attuali. Possono anche essere acquistati bond con durata residua superiore all’anno (dai due anni precedentemente fissati) e con rendimenti inferiori al -0,4%.

Senonché, quando il governatore Mario Draghi aveva chiesto e ottenuto dal Consiglio dei governatori il terzo rafforzamento degli stimoli in meno di due anni, nessuno avrebbe immaginato che l’inflazione nell’Eurozona si sarebbe portata già oltre l’1% il mese scorso, addirittura, salendo all’1,7% in Germania, la prima economia dell’Eurozona. (Leggi anche: Quantitative easing a rischio, ecco perché)

La stessa crescita economica dell’area, per quanto bassa, regge l’urto della Brexit e non sembra affievolirsi, pur esposta a “rischi verso il basso”. La disoccupazione è, intanto, scesa mediamente sotto il 10%, seppur con punte massime di oltre il doppio in paesi come la Grecia. Domani, Draghi non dovrebbe annunciare alcuna novità e ha dalla sua anche la composizione favorevole del board, dato che la Bundesbank non avrà diritto di voto, per effetto della rotazione tra i 19 membri.

Pressione tedesca su Draghi per la fine del QE

Non per questo, però, la pressione su di lui sarà meno forte, affinché cambi impostazione di politica monetaria. La crescita tendenziale dei prezzi inizia ad essere robusta in tutto il Centro-Nord Europa e quasi in linea con il target in Germania. Se la BCE non facesse nulla da qui al resto dell’anno, alle condizioni attuali del mercato, con un cambio euro-dollaro ben al di sotto di 1,10 e quotazioni del petrolio in risalita sui 55 dollari al barile, l’economia tedesca e qualche altra dell’area subirebbero un’accelerazione dell’inflazione potenzialmente destabilizzante. Lo stesso pian piano accadrebbe un po’ in tutta l’area. (Leggi anche: Quantitative easing, ecco i tre nomi che decideranno il futuro degli stimoli)

Draghi è ben consapevole del rischio, ma sa anche che mostrarsi “falco” già in questa prima parte dell’anno significherebbe sminuire la portata degli stimoli da poco irrobustiti, finendo per far aumentare i rendimenti dei titoli di stato e i tassi, in generale, colpendo la ripresa dell’Eurozona, specie al Sud.

 

 

Tapering o scalone?

La questione più importante ruota tutta intorno al “tapering”, ovvero al ritiro graduale degli stimoli: dovrà avvenire gradualmente, con il taglio degli acquisti di mese in mese dopo la fine del 2017 in stile Federal Reserve, oppure gli acquisti dovranno cessare sin dal gennaio dell’anno prossimo, dando vita a uno “scalone” tra dicembre e gennaio? (Leggi anche: Tapering QE nel 2017?)

I tedeschi premono per quest’ultima opzione, anche perché prima finisce il QE, prima verranno alzati i tassi BCE. Se Draghi impiegasse altri sei mesi per ritirare definitivamente il programma di stimoli, di avviare la stretta non se ne parlerebbe prima della fine dell’anno prossimo. Un tempo biblico, considerando che la loro economia sarebbe già alle prese con tassi di mercato troppo bassi.

D’altronde, il governatore teme che interrompere in un solo colpo e senza gradualismo il QE possa provocare uno shock sui mercati eccessivo, con contraccolpi forti sul mercato dei titoli di stato. Se pensate che questo dilemma riguardi solo gli ultimi mesi dell’anno, vi sbagliate. Se il QE cessa del tutto a dicembre, già dalla tarda primavera la BCE dovrà adottare toni più “hawkish” per preparare il mercato all’arrivo di una stretta. Se gli stimoli proseguiranno fino al giugno 2018, il mutamento di linguaggio avverrà solo nell’autunno prossimo, ma dopo il rinnovo del Bundestag, ma con il rischio di indisporre gli elettori tedeschi e di penalizzare la coalizione di Angela Merkel, a tutto vantaggio degli euro-scettici, che della campagna contro Draghi ne hanno fatto una battaglia esistenziale sin dagli albori. (Leggi anche: Intervista a leader euro-scettica tedesca)

 

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