Quantitative easing, “tapering” BCE in vista: cos’è e cosa comporta?

Con l'annuncio informale di un possibile "tapering" per il "quantitative easing" della BCE, Draghi sta avvertendo i mercati che gli stimoli monetari saranno prima o poi ritirati gradualmente. Ecco le conseguenze.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Con l'annuncio informale di un possibile

Alcuni funzionari della BCE hanno lanciato ieri l’indiscrezione di un possibile “tapering” in vista per il “quantitative easing”, gli acquisti mensili realizzati dall’istituto di titoli di stato, corporate bond, covered bond e Abs al ritmo di 80 miliardi di euro. La notizia ha avuto un effetto dirompente sui mercati finanziari, perché segna una svolta nella politica monetaria di Mario Draghi, dopo anni di allentamento. Ma cos’è di preciso?

Per “tapering” s’intende il ritiro graduale degli stimoli monetari. L’espressione fu utilizzata negli USA, quando alla fine del 2013 la Federal Reserve iniziò a tagliare gli acquisti mensili di bond, cessandoli del tutto entro la fine dell’anno successivo, in preparazione dell’avvio della stretta, arrivata a sua volta un anno dopo ancora. (Leggi anche: Quantitative easing, Germania a Draghi: se aiuti l’Italia sarà battaglia legale)

Tapering quantitative easing da aprile 2017?

Stando sempre ai funzionari di Francoforte, il ritiro degli stimoli avverrebbe al ritmo di 10 miliardi al mese, per cui il QE cesserebbe del tutto dopo otto mesi dall’inizio della frenata. Considerando che il piano di acquisti è atteso scadere non prima del marzo 2017, se il “tapering” iniziasse il mese successivo, si concluderebbe a novembre dell’anno prossimo. E forse, il primo rialzo dei tassi BCE avverrebbe entro la fine del 2018, comunque prima della fine del mandato di Draghi.

In realtà, non sappiamo davvero quale sia la scadenza fissata dal piano, perché il governatore ha sempre ripetuto sin dall’avvio del QE, che esso sarebbe durato “almeno fino al marzo del 2017 o anche oltre”, dipendendo il timing dal raggiungimento o meno del target d’inflazione. Da qui a marzo sono in programma altri quattro board della BCE, durante i quali peseranno prepotentemente le previsioni sull’inflazione al 2019. (Leggi anche: Tassi negativi anomali, occhio al tapering)

 

 

 

Inflazione Eurozona attesa in crescita?

Se nell’arco temporale considerato non venisse atteso un tasso d’inflazione in linea con l’obiettivo (quasi il 2%), il QE sarebbe prorogato, altrimenti potrebbe anche cessare tra cinque mesi. Ora, ci chiediamo come mai la BCE abbia voluto segnalare al mercato una simile iniziativa, quando l’inflazione nell’Eurozona è ancora a circa un decimo del tasso-obiettivo?

Le ipotesi sono diverse e nessuna esclude l’altra. Forse, l’accordo OPEC per sostenere i prezzi del petrolio, risaliti sopra i 50 dollari, potrebbe aver convinto i governatori centrali dell’Area Euro sui rischi di un mantenimento prolungato degli stimoli, potenzialmente destabilizzanti per i prezzi. Secondariamente, potrebbero aver attecchito le preoccupazioni per i tassi eccessivamente bassi sui mercati, che distorcono i prezzi degli assets, slegano le loro valutazioni dai fondamentali, alimentando una bolla finanziaria, e colpiscono i margini delle banche. (Leggi anche: Bassa inflazione? Tecnologia ha battuto banche centrali)

Rumors su tapering è test per mercati

Non meno importante, poi, sarebbe la constatazione che gli oltre 1.300 miliardi di titoli acquistati dalla BCE sin dal marzo del 2015 non solo non abbiano sostenuto il percorso riformatore dei governi dell’Eurozona, ma siano finiti, al contrario, per rallentarlo o sospenderlo del tutto, incentivando comportamenti di “azzardo morale” tra le capitali del Sud, in particolare. (Leggi anche: Crescita economica, patata bollente passa ai governi)

L’indiscrezione di ieri sera potrebbe essere stata una sorta di test dei banchieri di Francoforte per valutare le reazioni dei mercati, un po’ come avvenne nel maggio del 2013, quando l’allora governatore della Fed, Ben Bernanke, annunciò che il “tapering” sarebbe arrivato entro l’anno, scatenando tensioni finanziarie anche piuttosto violente tra le economie emergenti (si pensi all’India).

 

 

Reazioni mercati composte

E vediamo cos’è accaduto alla pubblicazione di questi rumors: il cambio euro-dollaro è salito repentinamente da 1,1145 a 1,1226, salvo riscendere di poco successivamente. Al momento, viaggia in zona 1,1221-22. I rendimenti dei BTp a 10 anni sono lievitati dall’1,23% all’1,31%, quelli dei Bonos per la medesima scadenza di 3 bp allo 0,94%, mentre stabili si sono mantenuti i decennali tedeschi al -0,09%. Quanto alle borse europee, mediamente hanno chiuso in rialzo dello 0,8%, con le banche che sono avanzate dello 0,6%.

In generale, l’impatto c’è stato, ma non traumatico. In linea con le attese, l’euro si è rafforzato, i rendimenti sovrani periferici sono saliti un po’, ma le borse non ne hanno risentito negativamente, anzi hanno segnalato di apprezzare la notizia, un fatto alquanto anomalo, considerando che i mercati siano stati “drogati” da anni di stimoli somministrati loro da tutte le principali banche centrali. (Leggi anche: Borse chiedono più droga monetaria)

Governi Eurozona avvisati

Per questo, l’ipotesi dell’avvio del “tapering” potrebbe divenire più realistica nelle prossime settimane, nel caso la BCE riscontrasse un riposizionamento dei mercati, compatibile con la stabilità finanziaria, dei prezzi e senza contraccolpi sulla gestione dei debiti sovrani dell’area.

Oltre tutto, dopo che il QE sarà terminato, il bilancio della BCE non si ridurrà d’un colpo, perché l’istituto si è impegnato a reinvestire i titoli alla scadenza, cosa che non restringerebbe la liquidità nell’unione monetaria fino alla fine del 2020, secondo il governatore olandese Klass Knot. E, tuttavia, cambia tutto d’ora in avanti. I governi non avranno più la stampella di Francoforte per tirare a campare con i conti pubblici e tra le valutazioni degli assets e i loro fondamentali si registrerà un graduale, seppur lento, riavvicinamento. Per l’Italia non è una buona notizia. (Leggi anche: Crisi Eurozona, Draghi non appoggia linea Renzi in UE)

 

 

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Argomenti: Bce, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari