Esportazioni tedesche eccessive? Attenti, la Germania ha valide ragioni

La Germania esporta troppo? Potrebbero sempre dire che è "colpa" di Draghi.

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La Germania esporta troppo? Potrebbero sempre dire che è

Il vertice europeo a Bratislava potrebbe passare alla storia come una Caporetto della UE. Potrebbe, se non fosse stata un’indegna sceneggiata di paesi ormai senza una bussola che li tenga uniti. A litigare sono stati gli stessi tre leader, che solamente tre settimane prima avevano provato a mostrare i muscoli al resto del mondo a Ventotene, segnalando l’unità dell’Europa dopo la Brexit.

Parliamo di Angela Merkel, François Hollande e Matteo Renzi. Il pomo della discordia, ovvero la causa scatenante della sceneggiata internazionale, è stata la divergenza tra Italia da una parte e Francia e Germania dall’altra sulle politiche migratorie e l’austerità fiscale (Leggi anche: Renzi gioca a fare l’euro-scettico). Renzi chiede che della crisi degli immigrati se ne prenda carico l’intera Europa, ma non solo a parole, bensì accettandone lo smistamento dall’Italia, terra di approdo. E c’è, poi, quella richiesta di maggiore flessibilità fiscale, che a Bruxelles suona come una nota stonata, dopo che già a Roma è stato concesso un maggior margine di manovra per 14 miliardi quest’anno.

Economia tedesca risparmia troppo

Dal governo italiano sono arrivate bordate all’indirizzo della Germania, accusata di essere tra i paesi che meno rispettano il Patto di stabilità. Già, perché accanto alle regole fiscali compare una postilla, in base alla quale un’economia dell’Eurozona non potrebbe superare il 6% di surplus corrente sul pil per tre anni di seguito, mentre Berlino quest’anno dovrebbe chiudere con un record dell’8,9% ed è da un decennio che sfora i limiti. (Leggi anche: Export Germania da record)

La ratio di questa previsione è la seguente: impedire che un’economia risparmi troppo, incentivandola all’occorrenza a investire o a sostenere i consumi, beneficiando il resto dell’Eurozona.

In altre parole, i tedeschi vengono accusati di risparmiare troppo e di consumare e investire poco. Non essendo un’economia pianificata, per dirla alla Mario Draghi, la Germania non può per legge imporre ai suoi cittadini di consumare di più, ma può fare un paio di cose, anche concomitanti, per andare incontro allo spirito del Patto: tagliare le tasse e/o aumentare la spesa pubblica in deficit, utilizzando i margini fiscali che possiede, visto che quest’anno chiuderà per il terzo esercizio di seguito in avanzo per l’1,2% del pil. (Leggi anche: Flessibilità contro austerità)

 

 

 

BCE causa dell’eccesso di risparmio tedesco?

In questo modo, aumenterà i consumi interni, quindi, incentiverà le importazioni dal resto del mondo, potenzialmente recando benefici alle economie del resto dell’unione monetaria, le cui imprese esporterebbero di più verso la Germania.

Formalmente, Berlino ha torto, così come hanno torto anche i paesi che sforano il tetto massimo di deficit pubblico consentito. Tuttavia, i tedeschi avrebbero gioco facile a contrapporre un’argomentazione niente affatto priva di fondamento: la causa principale del loro disequilibrio o eccesso di risparmio è la BCE.

Euro debole stimola export Germania

Sul banco degli imputati potrebbe arrivarvi Draghi, che dall’arrivo alla presidenza dell’istituto ad oggi ha allentato così tanto la politica monetaria dell’area, da aver indebolito l’euro contro le altre valute, deprezzando il cambio euro-dollaro da 1,40 a un minimo di 1,05, salvo risalire adesso nel range 1,10-1,15.

Che l’euro sia una moneta più debole del marco tedesco contro le altre valute del pianeta lo dice l’aritmetica, non è un’opinione. Poiché la moneta unica riflette economie forti come la Germania e deboli come la Grecia, il suo cambio contro le altre divise è una media ponderata tra di esse, dunque, meno forte rispetto al marco.

 

 

 

Surplus corrente con euro debole

Se la Germania avesse oggi un cambio tutto suo, non potrebbe disporre di un avanzo commerciale così elevato, perché questi avrebbe rafforzato la sua moneta, indebolendo le esportazioni tedesche.

Senza un simile meccanismo di riequilibrio del mercato, quella tedesca sembra una locomotiva con i freni fuori uso, lanciata senza possibilità di essere fermata. A spingerla con ancora maggiore velocità sono, però, anche gli stimoli monetari, che deprezzando l’euro, a maggior ragione stanno sostenendo le esportazioni di un’economia già in sé competitiva.

I tedeschi, paradossalmente contrari al “quantitative easing” della BCE, pur risultandone forse i reali beneficiari tra titoli di stato con rendimenti negativi ed export a tutto gas, potrebbero spegnere qualsivoglia critica nei loro confronti, sostenendo che senza Draghi, la Germania avrebbe un cambio più forte e, quindi, esportazioni meno voluminose, registrando un avanzo corrente nei limiti del Patto.

Crescita Eurozona appesa a consumi tedeschi

Certo, si potrebbe replicare al governo Merkel che i tedeschi consumerebbero ancora di meno con tassi più alti, ma l’evidenza empirica suggerirebbe che sta accadendo esattamente il contrario, ovvero che le famiglie in Germania, tenuto conto che i loro risparmi per la vecchiaia vengono ormai remunerati troppo poco, tendono a stringere ancora di più la cinghia per non intaccare il proprio reddito futuro. (Leggi anche: Tassi negativi inefficaci)

Sarà vero, non sarà vero? Nel gioco delle parti, questa risposta chiuderebbe subito la discussione ed è forse il principale motivo, per cui nessun partner dell’Eurozona si sia ancora davvero scatenato a rimproverare a Berlino di disattendere le regole sul surplus corrente, limitandosi a commiserare una crescita per via dei maggiori consumi tedeschi.

 

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