Quantitative easing sempre più a rischio, rendimenti negativi anche sui Bund a 8 anni

Il "quantitative easing" potrebbe essere a rischio per il calo eccessivo dei rendimenti tedeschi. La BCE resta ogni giorno di più con meno bond da acquistare.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
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Può sembrare un paradosso, ma l’eccessiva efficacia con cui il “quantitative easing” sta abbassando i rendimenti dei bond governativi dell’Eurozona ne mette a rischio la prosecuzione. La causa si chiama “scarsità”, un fenomeno che potrebbe impedire da qui a breve alla BCE di acquistare altri titoli di stato, in quanto non più rispondenti ai criteri fissati dall’istituto. Sta accadendo, infatti, che la maggiore domanda per via degli acquisti dell’Eurotower abbiano fatto diminuire i rendimenti lungo l’intera curva delle scadenze di tutti i bond oggetto del QE, mandando sotto lo zero quelli dei titoli “core” per le scadenze più brevi. Oggi, persino i Bund a 8 anni hanno toccato un minimo del -0,05%, risalendo successivamente appena sopra lo zero, mentre quelli a 4 anni rendono già al di sotto del -0,2%, la soglia minima accettabile per la BCE, pari al tasso applicato sui depositi overnight delle banche.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, come la Germania mette a rischio gli acquisti della BCE  

Sempre meno bond da comprare

In sostanza, Francoforte è titolata a comprare da oggi un 20% in meno di titoli tedeschi eligible, nei fatti riducendo il proprio raggio d’azione e dovendosi così spostare sulle scadenze più lunghe. Il punto è che stanno facendo lo stesso anche gli investitori privati, alla disperata ricerca di rendimenti almeno non negativi, tanto che oggi i decennali tedeschi offrono appena lo 0,16%, vicino al minimo di sempre dello 0,136% di ieri. Di questo passo, spiegano gli analisti di Natixis, non si può escludere che i Bund a 10 anni rendano negativamente entro la fine dell’anno. Il problema è serio, perché la BCE ha fissato un altro limite, quello del 25% degli acquisti sul totale dei bond emessi per ciascuna scadenza, in modo da non ritrovarsi con una percentuale di blocco per i casi di ristrutturazione del debito. Una misura voluta per rassicurare il mercato, ma che adesso sembra ritorcersi contro l’istituto, dato che difficilmente potrà sostituire gli acquisti mancanti dei Bund sulle scadenze più brevi con quelli per le scadenze più lunghe, essendo queste ultime quantitativamente inferiori. Da qui, la possibile necessità di doversi concentrare anche superando il limite del 25%, il quale potrebbe essere formalmente rimosso quale criterio nelle prossime settimane o mesi.   APPROFONDISCI – Il quantitative easing spinge Bund e BoT, ma sui BTp a lunga scadenza effetto svanito  

Che farà la BCE?

Il calo dei rendimenti, dicevamo, non riguarda la sola Germania. Anche Francia, Olanda, Slovenia,  Finlandia, Austria e Belgio mostrano rendimenti sotto lo zero per le scadenze più brevi e i BoT a un anno dell’Italia sono stati collocati oggi al minimo di sempre, lo 0,013%, 7 punti base in meno dell’ultima asta di marzo. Al fine di non intaccare la durata o la portata degli stimoli monetari, la BCE potrebbe anche decidere di tagliare ancora una volta i tassi overnight, in modo da ampliare la platea dei titolo acquistabili, magari rimuovendo anche il suddetto limite del 25% per ciascuna emissione. Nessuna delle due misure, tuttavia, potrebbe essere sufficiente ad evitare la scarsità dei bond nel prosieguo del piano.   APPROFONDISCI – Il QE di Draghi potrebbe finire prima del previsto e il rischio scarsità di bond esiste    

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Argomenti: Bce, rendimenti bond