Quantitative easing, perché la BCE parla di tapering?

Il "tapering" paventato dalla BCE di Mario Draghi per il "quantitative easing" potrebbe avere diverse spiegazioni. Restano molto probabili nuovi stimoli monetari entro l'anno.

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I rendimenti dei bond governativi dell’Eurozona stanno risalendo, dopo che dalla BCE è stata fatta trapelare l’indiscrezione su un possibile ritiro graduale degli stimoli monetari, noto come “tapering”. Il “quantitative easing”, gli acquisti mensili di titoli di stato, obbligazioni private non finanziarie, Abs e obbligazioni bancarie non garantite, potrebbero essere presto ridotti al ritmo di 10 miliardi al mese dagli 80 attuali. I Bund a 10 anni rendono adesso il -0,02%, il livello più alto delle ultime tre settimane, mentre i BTp sulla stessa scadenza sono saliti all’1,35% e i Bonos all’1,04%. (Leggi anche: Tapering BCE in vista, cos’è e cosa comporta)

Eppure, i dati macroeconomici non parrebbero sostenere una simile ipotesi: la crescita del pil nell’Eurozona non starebbe frenando con la Brexit, ma rimane “moderata”, per usare la terminologia della BCE. L’inflazione non è attesa tendere al target nemmeno al 2018, stando alle stesse stime di Francoforte. Ragionando secondo il governatore Mario Draghi e i suoi funzionari, non si capirebbe, quindi, la ratio di questa ipotesi.

Tapering è test mercati?

Come vi abbiamo scritto anche ieri, quello della BCE potrebbe essere un test per valutare la reazione del mercato e per prepararlo a una svolta monetaria, che prima o dopo ci sarà. E a due giorni dal rumor, non possiamo dire che si siano registrati sconquassi, ma semplicemente qualche riposizionamento sul mercato dei bond.

Proprio quest’ultimo potrebbe essere il vero obiettivi concreto di Draghi, ossia il riavvicinamento dei prezzi degli assets ai loro fondamentali, sia per evitare che si alimenti una pericolosa bolla finanziaria, sia anche per rendere possibile un ulteriore potenziamento del QE, che altrimenti si scontrerebbe con questioni di natura tecnica. Rendimenti troppo bassi, infatti, limitano la massa dei titoli acquistabili dalla BCE e mettono a rischio l’esecuzione del programma. (Leggi anche: Bolla finanziaria minaccia il pianeta)

 

 

 

Nuovi stimoli BCE molto probabili

Se questo è vero, allora sta succedendo il contrario di quanto la BCE vorrebbe far credere, ossia starebbe andando verso un rafforzamento degli stimoli. Questa ipotesi appare molto realistica, magari al board di dicembre, dopo che si saranno materializzate sui mercati le conseguenze di due importanti elezioni: quelle presidenziali negli USA e per il referendum costituzionale in Italia.

Non è contraddittorio che la BCE segnali al mercato una fine graduale degli stimoli, mentre si accingerebbe ad aumentarli? In effetti, così sembra. Ma si tratterebbe di una strategia studiata in parte a tavolino e non solo per ragioni tecniche. Draghi intende spostare sui governi dell’Eurozona la responsabilità sulla crescita dell’area e quello di martedì sembra, pertanto, una sorta di monito a non pensare che la BCE copra per sempre le loro esigenze di rifinanziamento del debito in scadenza a rendimenti praticamente nulli. (Leggi anche: Draghi non appoggia linea Renzi in UE)

Il bastone e la carota alla Germania

Può anche essere, che il “tapering” venga utilizzato come la carota da offrire ai “falchi” interni al board, Bundesbank per prima, prima di mostrare loro il bastone dei nuovi stimoli. Detto diversamente, Draghi intende rassicurare la Germania sull’esistenza di un piano per l’uscita dalla fase attuale ultra-accomodante, in modo da prevenirne le critiche, quando sarà varato il prossimo potenziamento del QE.

Il “tapering” potrebbe anche essere un compromesso tra due opposte esigenze, ovvero tradursi in una seconda proroga della scadenza del QE, consentendo alla BCE di continuare ad acquistare assets anche oltre il prossimo mese di marzo, ma a un ritmo inferiore rispetto agli 80 miliardi di oggi, così da riscuotere l’approvazione o almeno la non feroce opposizione dei tedeschi, che con il rinnovo del Bundestag in programma nel settembre 2017 non possono permettersi di presentarsi a mani vuote dinnanzi agli elettori. (Leggi anche: Germania a Draghi: se aiuti l’Italia sarà battaglia legale)

 

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