Quantitative easing, nuovi stimoli monetari in arrivo dalla BCE?

Con la lettura dei dati sul pil dell'Eurozona di domani, forse avremo qualche idea in più sul prosieguo del "quantitative easing".

di , pubblicato il
Con la lettura dei dati sul pil dell'Eurozona di domani, forse avremo qualche idea in più sul prosieguo del

Domani saranno diffusi i dati sul pil dell’Eurozona nel secondo trimestre dell’anno, che confermeranno o meno la tendenziale revisione al ribasso che gli analisti stanno effettuando della crescita globale, nelle ultime settimane. Dalla scorsa settimana, sappiamo che il governatore della BCE, Mario Draghi, ha tagliato le stime sull’inflazione e il pil nell’Area Euro per il triennio 2015-2017. La prima è attesa appena allo 0,1% quest’anno, all’1,1% l’anno prossimo e all’1,7% nel 2017. La crescita dell’economia dovrebbe attestarsi quest’anno all’1,4%, l’anno prossimo all’1,7% e nel 2017 all’1,8%. In entrambi i casi, si tratta di percentuali inferiori alle stime di giugno, che per l’inflazione erano rispettivamente dello 0,3%, dell’1,5% e dell’1,8%, mentre per il pil erano dell’1,5%, dell’1,9% e del 2%. E da marzo ad oggi, l’Euro Stoxx 50, l’indice di riferimento per il mercato azionario europeo, è passato da una valutazione dei titoli a 15,3 volte i profitti a una di 12,4. In sostanza, 6 mesi di “quantitative easing”, il piano di stimoli monetari della BCE, consistente nell’acquisto di bond governativi, titoli Abs e “covered bond”, non sono serviti per ravvivare gli investimenti finanziari nell’Eurozona, né ad accrescere le aspettative d’inflazione al target di quasi il 2%.

Le modifiche al QE

Sempre la scorsa settimana, Draghi ha annunciato un provvedimento atteso, per quanto affatto scontato, ossia l’innalzamento dal 25% al 33% della soglia massima di acquisto dei titoli di stato per ciascuna emissione. L’annuncio è stato ritenuto un ulteriore elemento di accomodamento monetario da parte della BCE, ma esso rispecchierebbe le difficoltà di Francoforte di procedere con gli acquisti mensili di bond per 60 miliardi di euro, a causa della scarsa offerta dei titoli. Al contempo, il governatore ha ribadito che il QE durerà “almeno” fino al settembre del 2016, lasciando intravedere l’ipotesi di una sua estensione temporale, fino a quando l’inflazione non si sarà stabilizzata nell’Eurozona appena al di sotto del 2%. Per questo, i dati Eurostat di domani sono molto attesi, perché permetteranno di capire se la BCE varerà altri stimoli monetari, nel caso in cui la crescita del pil risultasse inferiore alle attese. Va precisato che l’istituto ha come unico obiettivo la difesa della stabilità dei prezzi, non anche il sostegno alla crescita. Pertanto, l’automatismo bassa crescita – nuovi stimoli è tutt’altro che pacifico. E’ chiaro, però, che se il rallentamento del pil fosse accompagnato da un deterioramento delle aspettative d’inflazione, la BCE interverrebbe. Ma come? L’estensione del QE oltre il mese di settembre del 2016 è un’arma spuntata per Draghi. Il mercato non ci crede o non capisce come possa funzionare, dato che già a pochi mesi dall’avvio del piano non si trovano titoli a sufficienza da acquistare. Peraltro, i conti pubblici tendono a migliorare un pò in tutta l’unione monetaria, per cui i governi si dovrebbero indebitare sempre meno, ovvero emetterebbero meno bond, aumentando la carenza di quelli netti acquistabili sul mercato secondario.

Nuovo taglio dei tassi overnight?

L’espediente di innalzare al 33% la soglia di acquisto per ciascuna emissione ritarderà di qualche mese la fase critica, quando si avvertirà il serio problema di come procedere. E allora, Draghi potrebbe utilizzare quale ulteriore mossa il taglio dei tassi sui depositi overnight delle banche, oggi pari al -0,2%, che rappresentano il rendimento-limite, al di sotto del quale un titolo di stato non può essere acquistato dalla BCE, in quanto questa incorrerebbe in perdite. Tuttavia, sarebbe un rimangiarsi la parola data nel settembre di un anno fa, quando il governatore promise che non ci sarebbero stati nuovi tagli dei tassi. A rigore di logica, potrebbe semplicemente allargare la platea dei titoli acquistabili, accettando rendimenti inferiori al -0,2%, senza tagliare i tassi overnight. Ma la scelta sarebbe contrastata da diverse banche centrali, Bundesbank in testa, che vi vedrebbero il pericolo che Francoforte si carichi di perdite e metta a rischio il capitale. Inoltre, se la BCE accettasse di acquistare bond con rendimenti negativi ancora più bassi, si darebbe vita al classico caso del cane che si morde la coda, visto che la maggiore domanda sul tratto a breve della curva delle scadenze ne farebbe ridurre ulteriormente i rendimenti. L’opzione, insomma, farebbe rifiatare l’istituto per poche altre settimane, ma in assenza di regole molto più elastiche, il QE dovrebbe cessare prima e non dopo la scadenza annunciata.    

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: