Quantitative easing, le possibili novità shock e gli effetti controversi sul credito

La BCE potrebbe considerare misure estreme per potenziare gli stimoli monetari, ma dall'efficacia controversa.

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La BCE potrebbe considerare misure estreme per potenziare gli stimoli monetari, ma dall'efficacia controversa.

Una giornata ricca di spunti quella di oggi, che sta vedendo la BCE fornire al mercato parecchie informazioni sulle sue analisi macro-economiche relativa all’Eurozona e sugli stimoli monetari in atto e quelli che potenzialmente potrebbero essere varati a dicembre. Ciò che sappiamo è che la Commissione europea, che oggi ha aggiornato le sue stime macro per il triennio 2015-2017, stimi un’inflazione all’1,6% nel 2017 per l’intera area, ossia all’incirca di un paio di decimali al di sotto del target dell’istituto di Francoforte. Ciò aumenta le probabilità di un potenziamento degli stimoli, che potrebbe assumere diverse forme. Per prima cosa, non è più un tabù un nuovo taglio dei tassi di riferimento, fermi da 14 mesi allo 0,05%. Il governatore Mario Draghi ha spiegato all’ultimo board da Malta che è nelle ipotesi. Tuttavia, almeno che non si voglia sconfinare in territorio negativo come la Svezia, il margine di manovra sarebbe alquanto modesto su questo versante, per cui dovremmo dedurre che si penserà ad altro o che il taglio dei tassi sia solo una delle misure che la BCE potrebbe varare tra un mese. S’immagina che possa essere aumentata la portata del “quantitative easing”, il piano di acquisti dei titoli di stato dell’Eurozona, degli Abs e dei “covered bond” per 60 miliardi al mese fino al settembre dell’anno prossimo. Potrebbe esserne previsto l’allungamento oltre la scadenza sinora segnalata e/o l’aumento degli acquisti mensili.  

Le novità possibili sul QE

Tuttavia, se la BCE aumentasse gli acquisti, i rendimenti sovrani scenderebbero ulteriormente e potrebbero rendere più complicati i piani di Francoforte, dato che questa ha fissato al -0,2% la soglia minima del rendimento di un bond, affinché esso possa essere acquistato. Tale soglia coincide con i tassi sui depositi overnight e mira a 2 obiettivi: evitare che la BCE compri titoli, rimettendoci di più di quanto non ci rimettano nei suoi confronti le banche, che vi depositano i loro eccessi temporanei di liquidità; segnalare agli investitori che esiste un limite ai guadagni potenziali, altrimenti questi potrebbero essere incentivati a non offrire i loro bond, in attesa che il loro prezzo salga ulteriormente. Stando alle analisi di Bloomberg, se i rendimenti dell’Eurozona diminuissero mediamente di 25 punti base, la platea dei titoli acquistabili si ridurrebbe ad appena 1.300 miliardi di euro di valore, rendendo quasi impossibile per la BCE proseguire col QE. Da qui, la previsione che un potenziamento degli stimoli si accompagni a un taglio dei tassi overnight, in modo da allargare contestualmente l’offerta potenziale.

Le misure estreme

In realtà, potrebbe benissimo accadere che i rendimenti di molti bond a scadenza più breve scivolino al di sotto del nuovo limite minimo, annullando parzialmente l’efficacia dei nuovi sforzi. Per questo, l’ipotesi più estrema, ma da non escludere (“la BCE valuta i nuovi stimoli senza tabù”), è che sia rimosso del tutto la soglia minima accettabile per i rendimenti, liberando un mercato da ben 2.400 miliardi di dollari. L’ipotesi, però, cozzerebbe con quanto detto sopra sulle ragioni della fissazione del limite. Esiste un’altra possibilità per evitare d’imbattersi nella carenza di bond: l’acquisto diretto di Treasuries. In questo modo, non emetterebbe liquidità immediata nell’Eurozona, ma contribuirebbe ad indebolire l’euro contro il dollaro, anche se ciò potrebbe aprire un nuovo capitolo della “guerra valutaria” tra banche centrali, per cui tendiamo ad escludere una tale misura.  

Il costo degli stimoli

Considerando che l’eccesso di liquidità delle banche si aggira sui 500 miliardi di euro, i tassi negativi per  lo 0,20% implicano perdite a carico degli istituti per un miliardo all’anno. Se la BCE dovesse tagliare i tassi di altri 10 punti base, l’aggravio aumenterebbe tendenzialmente di altri 500 milioni. Se, poi, gli eccessi di liquidità raddoppiassero, per ipotesi, il costo attuale dei tassi negativi sarebbe di 2 miliardi e con un nuovo taglio pari a 10 bp arriverebbe a 3 miliardi in 12 mesi. Questi oneri per le banche non sono facilmente compensabili con il taglio dei tassi sui depositi dei clienti, in quanto gli istituti stanno cercando di mantenere quanto più risparmio possibile presso le loro filiali. Da qui, il possibile rimedio negativo per l’economia, ovvero l’aumento degli interessi sui prestiti alle imprese e alle famiglie, mutui inclusi. Un apparente paradosso – l’aumento della liquidità sul mercato dovrebbe comportare un calo dei tassi –  che segnerebbe un limite abbastanza serio all’efficacia del super-QE , ufficialmente nato per stimolare i prezzi, attraverso il miglioramento del comparto creditizio, oltre che indebolendo il cambio.      

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