Quantitative easing, Draghi deve ancora tagliare gli acquisti dei bond

Mario Draghi non ha ancora tagliato davvero gli acquisti dei titoli di stato con il "quantitative easing" e li ha aumentati per le obbligazioni private. La scure si abbatterà nelle settimane delle elezioni in Francia.

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Mario Draghi non ha ancora tagliato davvero gli acquisti dei titoli di stato con il

Aprile è il primo mese del taglio degli assets mensilmente acquistati dalla BCE da 80 a 60 miliardi di euro con il “quantitative easing”. L’impatto sui mercati è stato contenuto. Lo spread BTp-Bund a 10 anni, ad esempio, è salito di una quindicina di punti a oltre i 200 punti base, segno che con la riduzione degli acquisti dei titoli di stato, il mercato tenderebbe a spostarsi più sui bond “core”, facendone diminuire relativamente i rendimenti.

Ieri, Francoforte ha pubblicato i dati relativi agli acquisti realizzati nella prima settimana di aprile, dai quali sono emersi alcuni aspetti interessanti.

Il primo riguarda i “corporate bond”, i titoli del debito delle società private, che la BCE ha deciso di acquistare a partire dallo scorso mese di giugno. Al 7 aprile scorso, ne deteneva per complessivi 77,87 miliardi di euro, in crescita di 2,41 miliardi rispetto al 31 marzo, ovvero a 7 giorni prima. Si tratta di un ritmo superiore a quello medio di 1,8 miliardi settimanali di questi ultimi 10 mesi, segno che i funzionari di Mario Draghi non avrebbero messo il piede sul freno con riguardo a questi assets. Al contrario, ne avrebbero accresciuto gli acquisti di un terzo, anche se effettuare una valutazione sui dati di una sola settimana potrebbe essere fuorviante. (Leggi anche: Quantitative easing, “tapering” o scalone)

Il taglio del QE deve ancora iniziare

Al momento, la BCE possiede il 12,39% dei bond emessi dalle società e negoziati sul mercato nell’Eurozona. Un sesto di questi, il 16,6%, pari a 148 titoli su un totale di 894 in portafoglio, avrebbe rendimenti negativi.

Ma il dato più interessante riguarda certamente quello sui titoli di stato, il cuore del programma varato nel gennaio del 2015 e attuato sin dal marzo successivo. Essi rappresentano ad oggi l’82,3% di tutti gli assets rastrellati dalla BCE sul mercato. Alla fine di marzo, l’istituto ne possedeva già in portafoglio per 1.457,652 miliardi di euro, mentre al termine della prima settimana di aprile, il loro ammontare risultava salito a 1.474,333 miliardi, +16,681 miliardi in 7 giorni, che su base mensile farebbero +66,724 miliardi. Tenendo conto che a marzo siano stati acquistati 68,8 miliardi di bond sovrani, che al netto degli ammortamenti hanno fatto 63,447 miliardi, non saremmo ancora in presenza di un vero taglio degli assets acquistati.

(Leggi anche: Quantitative easing, stretta si allontana ed euro cede)

Il taglio del QE ci sarà in coincidenza delle elezioni in Francia

Considerando anche i titoli Abs e i “covered bond”, la BCE ha ampliato il suo portafoglio di assets di 19,5 miliardi in una settimana, pari a una proiezione mensile di 78 miliardi, solo appena inferiore ai ritmi dei mesi precedenti, quando il programma era stato espanso a 80 miliardi mensili.

Come mai? E’ probabile che Draghi abbia voluto un passaggio dolce, tale da non traumatizzare i mercati, specie quelli della periferia dell’Eurozona, più sensibili alle variazioni nella dimensione degli stimoli monetari. Ciò, però, ci spinge a ipotizzare necessariamente, che già da questa settimana, gli acquisti saranno tagliati in maniera più consistente per compensare il mancato taglio della prima. Mediamente, da ieri alla fine del mese dovrebbero attestarsi così a 13,5 miliardi a settimana o 2,7 miliardi per ogni seduta, che sono nettamente di meno dei circa 4 miliardi medi di acquisti realizzati fino al 31 marzo scorso.

E dire che aprile non è un mese come un altro per i mercati: il 23 si vota in Francia per il primo turno delle elezioni presidenziali e fino al 7 maggio, quando si disputerà il ballottaggio, gli investitori resteranno in balia di sondaggi, sensazioni, dichiarazioni, tutti potenzialmente in grado di creare più di qualche nervosismo. La BCE dovrà tagliare vigorosamente i bond acquistati proprio nel bel mezzo di tali tensioni, anche se ha uno strumento per evitare di esacerbarle, ovvero concentrando gli acquisti temporaneamente sui bond maggiormente oggetto di deflussi. (Leggi anche: Elezioni Francia, scenario peggiore per mercati prende corpo)

 

 

 

 

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