Quantitative easing “illegale”, la farsa tedesca a un mese dalle elezioni

La Germania lotta (per finta) contro il "quantitative easing" della BCE di Mario Draghi e i suoi giudici costituzionali si rimettono a quelli europei. Le ragioni della farsa tedesca sono totalmente politiche, quando mancano 5 settimane alle elezioni federali.

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Il “quantitative easing”, il piano di acquisto dei titoli di stato e di altri assets da parte della BCE per 60 miliardi al mese, potrebbe essere “illegale”. A scriverlo sono stati i giudici di Karlsruhe, la Corte Costituzionale tedesca, che hanno per questo rinviato la questione alla Corte di Giustizia UE, affinché questa si pronunci sulla legittimità del programma monetaria voluto dal governatore Mario Draghi e attuato sin dal marzo del 2015. Così, i giudici costituzionali in Germania hanno risposto alle richieste di pronunciamento arrivate da Bernd Lucke e Peter Gauweiler, rispettivamente co-fondatore dell’AfD (il partito degli euro-scettici tedeschi) ed esponente di peso della CSU, i conservatore bavaresi alleati della CDU di Angela Merkel. (Leggi anche: Germania a Draghi: se aiuti l’Italia sarà battaglia legale)

La Commissione europea ha subito replicato alla mossa di Karlsruhe, sostenendo che i piani della BCE rientrerebbero nei limiti dei Trattati e sarebbero, pertanto, legittimi. Se i giudici costituzionali tedeschi avessero bocciato il QE per ragioni di legittimità, la Bundesbank non avrebbe più potuto acquistare titoli per quella decina di miliardi al mese a cui è vincolata dal piano, facendolo venire meno anche per gli altri paesi.

Com’è accaduto anche per l’OMT (“Outright Monetary Transactions”), il cosiddetto piano anti-spread messo a punto da Draghi nella drammatica estate del 2012, anche stavolta la Germania ha preferito fingere di giocare a fare la dura, ma sostanzialmente rimettendosi alle decisioni dei giudici europei, i quali quasi certamente confermeranno l’approccio della BCE. La decisione dovrebbe arrivare tra un anno, quando il QE dovrebbe già essere spirato o si avvierebbe sul viale del tramonto, essendo quasi a conclusione.

Cosa cambia per Draghi?

Nessuna implicazione pratica per la politica monetaria di Draghi, che resta intatta anche sul piano della legittimità. E allora, ci si potrebbe chiedere a cosa giovi quella che a tutti gli effetti potremmo definire una farsa in salsa teutonica. Per rispondere, dobbiamo evidenziare come da anni l’operato della BCE sia oggetto di scontro politico in Germania tra il mondo conservatore che ruota attorno alla cancelliera, ma costretto a sostenere le mosse di Draghi per ragioni di “Realpolitik” e i conservatori non filo-governativi (ma esistono numerosi esponenti critici della maggioranza), rappresentati sia da parte del mondo accademico e industriale, sia da quella formazione euro-scettica, che alle elezioni federali del 24 settembre dovrebbe fare ingresso al Bundestag con il 9-10% dei consensi di cui è accreditata dai sondaggi. (Leggi anche: Germania al voto, ecco come Frau Merkel rafforzerà leadership in Europa)

Da qui, il dibattito spinoso per Frau Merkel, che formalmente sarebbe interprete dei malumori esternati da quel mondo scettico verso gli stati del Sud Europa “spendaccioni”, ma che nella sua qualità di leader di fatto della UE è tenuta ad appoggiare ogni azione che salvaguardi l’euro e l’unità politica nella UE. E così, lo sfogo diventa quasi intellettuale e passa più per le carte bollate. Quando manca poco più di un mese alle elezioni, Karlsruhe punta a dare un contentino alle ragioni degli euro-scettici, nel tentativo evidente di contenerne il consenso.

Elezioni a settembre, sondaggi dalla parte di Frau Merkel

Se la Germania avesse davvero voluto bloccare il QE, sarebbe bastata in questi anni una sola dichiarazione fermamente contraria di Berlino. Critiche verso Draghi ne sono arrivate a bizzeffe dal governo tedesco, specie dal braccio destro della cancelliera, il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble (leggi qui: Germania schiaffeggia Draghi). Tuttavia, vuoi per la rigida separazione tra politica e banca centrale, tradizionalmente rispettata in Germania, vuoi anche per le sopra citate ragioni di realismo politico, mai ci si è spinti oltre e mai si è destituito il QE della sua legittimità.

Draghi ha sinora operato in pieno accordo con la cancelliera, frustrando quanti al Bundestag la sostengono, ma vorrebbero un suo atteggiamento meno prono verso Francoforte. Il tema degli stimoli monetari è stato rispolverato in piena campagna elettorale, come per disinnescare la minaccia di uno sprint finale dell’AfD e segnalare ai tedeschi che della questione se ne starebbero già occupando le istituzioni nazionali.

A proposito, i sondaggi assegnano alla CDU-CSU di Frau Merkel il 37-38% dei consensi contro il 24-25% dei socialdemocratici della SPD di Martin Schulz. Verdi, liberali della FDP e AfD viaggiano tutti sul 9-10% e i primi due potrebbero diventare i nuovi alleati dei conservatori nel prossimo governo, essendo ad oggi impensabile che questi ottengano la maggioranza assoluta dei seggi. Serve rosicchiare altri consensi agli euro-scettici, che già quest’anno li hanno quasi dimezzati per le numerose tensioni interne al loro movimento. L’accoglimento delle istanze anti-QE, ma rimettendosi alla Corte di Giustizia UE, va in questa direzione. Nulla e che vedere con Draghi, che continuerà a lavorare come prima. La vera partita i tedeschi la giocheranno sulla successione, non certo bocciando ex post il programma monetario, esercizio più di diletto intellettuale e politico a uso e consumo interno, che non pratico. (Leggi anche: Successore di Draghi sarà tedesco, Bundesbank pronta)

 

 

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