QE Draghi alla prova dei rendimenti negativi: i due effetti indesiderati

Quantitative easing a rischio con l'eccessivo "raffreddamento" dei rendimenti tedeschi. Ecco le due conseguenze principali.

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Quantitative easing a rischio con l'eccessivo

I rendimenti dei Bund a 10 anni sono scesi sotto lo zero ieri per la prima volta nella storia. Al momento, sono appena risaliti in territorio negativo, ma resta il fatto che i titoli di stato emessi dalla Germania rendono negativamente fino alla scadenza dei 9 anni. Tedeschi, svizzeri e giapponesi sono gli unici governi al mondo ad assistere a rendimenti decennali sotto zero.

Un trentennale tedesco rende appena lo 0,57% in questo momento. E’ l’effetto Brexit, che amplifica il potenziamento degli stimoli monetari della BCE, che da questo mese ha iniziato ad acquistare anche “corporate bond”, all’interno del “quantitative easing”.

Ma il governatore Mario Draghi non può stare molto tranquillo, perché la corsa agli assets ritenuti sicuri da parte del mercato potrebbe mettere a rischio il prosieguo del suo QE. Dei 1.130 miliardi di titoli di stato tedeschi emessi, circa 600 miliardi non possono più essere acquistati, in quanto mostrano un rendimento inferiore al -0,4%, soglia limite per lo shopping di Francoforte.

QE a rischio con rendimenti gelidi

I Bund esclusi dal QE arrivano adesso fino alla scadenza dei 5 anni, ma sono in bilico anche quelli con durata residua di 6 anni, che viaggiano su rendimenti intorno al -0,385%, ovvero a un soffio dal limite invalicabile per la BCE. Questo sta portando a due conseguenze drastiche: la carenza di titoli disponibili sul mercato per gli acquisti dell’istituto e l’appiattimento della curva delle scadenze.

Vediamoci chiaro: la BCE deve mantenere per le regole che si è data un equilibrio tra gli acquisti di bond realizzati tra i vari paesi membri dell’Eurozona, Grecia esclusa. Essendo relativamente sempre di meno i titoli tedeschi acquistabili, non può ignorare il problema, spostandosi su altri titoli (italiani, francesi, etc.), perché violerebbe il principio di neutralità degli acquisti, che si basano sulle dimensioni economiche degli stati emittenti. Dunque, Bund carenti implicano il rischio di rendere impossibile il prosieguo degli acquisti con il QE.

 

 

 

Investitori spiazzati

La BCE sta cercando di ovviare al problema concentrandosi sulle scadenze medio-lunghe, dove i rendimenti sono superiori alla soglia minima imposta, ma con la conseguenza di ridurre (per effetto della maggiore domanda) anche i rendimenti di questo segmento del mercato.

La curva delle scadenze ne risulta appiattita, nel senso che il premio richiesto per investire in un titolo di lunga durata rispetto a uno di durata inferiore tende sempre più ad assottigliarsi, esasperando gli investitori.

Un esempio? All’inizio del 2016, un Bund a 2 anni rendeva il -0,39%, un trentennale l’1,38%. In valore assoluto, la differenza era di quasi 180 punti base, mentre oggi è scesa a meno di 115 bp. I rendimenti biennali sono diminuiti di una ventina di punti, quelli trentennali di un’ottantina. La maggiore rapidità con la quale scendono quelli sulle scadenze più lunghe è sintomo dello spostamento degli acquisti della BCE verso il medio-lungo termine e dello spiazzamento dei privati su questo segmento.

 

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