Quantitative easing, ecco la proposta di Monti per convincere anche la Germania

Mario Monti ha proposto una versione rivisitata del "quantitative easing", tesa a trovare consenso anche in Germania. Per quanto appaia molto ragionevole, non sembra che abbia molte probabilità di passare.

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Si fa un gran parlare di “quantitative easing” e in attesa di sapere se la BCE annuncerà questo pomeriggio la sua adozione o se il governatore Mario Draghi continuerà a mostrarsi molto accomodante in conferenza stampa, rinviando i nuovi stimoli monetari ai prossimi incontri, sul tema è intervenuto il senatore a vita ed ex premier Mario Monti. Monti ha proposto di limitare l’acquisto di titoli di stato ai soli paesi con i bilanci in regola. In questo modo, spiega, anche la Germania potrebbe accettare il QE, perché esso non potrebbe più essere considerato un aiuto agli stati spendaccioni, né quell'”azzardo morale” tanto temuto dai tedeschi.   APPROFONDISCI – BCE: i mercati attendono indicazioni sul quantitative easing   La proposta di Monti potrebbe certamente convincere i tedeschi, che accetterebbero a malincuore di cedere a una misura, che in ogni caso ritengono inutile a stimolare la crescita e potenzialmente dannosa per la stabilità dei prezzi. Inoltre, si consideri che ciò, al contrario di quanto s’ipotizzi oggi, incentiverebbe i governi a perseguire comportamenti virtuosi sul fronte della spesa pubblica, dato che altrimenti rischiano di essere tagliati fuori i loro bond dagli acquisti, con conseguente aumento dello spread, termometro della credibilità di un paese sui mercati finanziari.

Perché appare improbabile

Tuttavia, non è detto che la proposta sarebbe accettabile da un punto di vista legale e di opportunità. Nel caso venisse recepita così com’è, infatti, oggi come oggi la BCE non potrebbe acquistare i titoli francesi, seconda economia dell’Eurozona e, quindi, anche tra i maggiori azionisti proprio dell’istituto. In tale modo, sarebbe violata la regola della neutralità degli interventi di Francoforte, che non dovrebbero favorire questo o quel paese, così come anche la misura rischierebbe di travalicare i compiti della politica monetaria, che andrebbe a ricoprire nei fatti un ruolo improprio più di autorità fiscale.

  APPROFONDISCI – Draghi tuona ancora: riportare presto l’inflazione al 2%. Sarà scontro con la Germania sul QE   Vero è, con riguardo al primo aspetto, che già nel 2011, sotto la guida di Jean-Claude Trichet, la BCE acquistò titoli di stato di alcuni paesi (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda), ma a parte il fatto che allora si dimise per protesta il membro tedesco del board, allora l’istituto agì sotto la pressione dei mercati e il bombardamento degli spread. Ma ci sarebbe anche un problema di opportunità: come si potrebbe ipotizzare, ad esempio, che i bond italiani possano essere acquistati, mentre quelli francesi no, solo perché il nostro deficit è oggi più basso di quello della Francia? Non potrebbe ribattere Parigi che, in cambio, l’Italia ha un debito pubblico molto più alto, frutto di deficit più elevati accumulati in passato?   APPROFONDISCI – Debito pubblico, BTP, quantitative easing e il gioco delle tre carte   Infine, se la BCE si mettesse a comprare solo i bond dei paesi “virtuosi”, si correrebbe il rischio di frammentare ancora di più i mercati finanziari tra i vari paesi e di alzare la tensione nei paesi già colpiti dalla crisi, che è l’esatto opposto degli obiettivi di Draghi. Per quanto la proposta di Monti abbia il pregio di cercare di creare quel consenso politico ampio, necessario affinché Draghi possa ottenere il via libera dal board e per quanto essa possa rivelarsi un utile incentivo affinché i governi facciano le riforme, potrebbe comportare più divisioni che altro. Non scordiamoci che sono di più oggi i paesi con i conti sballati piuttosto che quelli con i conti in regola. Il consenso potrebbe essere persino più basso di quello odierno a una proposta pur più responsabile alla Monti.   APPROFONDISCI – Abs, Ltro e quantitative easing, i rischi delle misure allo studio della BCE  

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