Quantitative easing: nuovi stimoli in arrivo, ma c’è chi paventa rischio Italexit

La BCE dovrebbe varare giovedì nuovi stimoli monetari con il prolungamento del "quantitative easing", ma per il banchiere tedesco Axel Weber non dovremmo escludere un "tapering" più vicino delle attese. E se l'Italia rischia di uscire dall'euro...

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE dovrebbe varare giovedì nuovi stimoli monetari con il prolungamento del

L’Italia ha votato e il risultato è stato il peggiore possibile dal punto di vista della stabilità europea, già scossa da frequenti terremoti elettorali, non ultimo quello della Brexit a giugno. Nonostante le paure, però, la valanga dei “no” al referendum costituzionale non si è tramutata in una slavina finanziaria, tanto che ieri il cambio euro-dollaro è rimbalzato più del 2%, in area 1,074, dopo essere sceso ai minimi da oltre 20 mesi. Lo stesso spread BTp-Bund a 10 anni si è mantenuto sotto i 170 punti base, anche se non sappiamo quanto possano avere inciso eventuali acquisti più sostenuti da parte della BCE di Mario Draghi, chiamata all’ultimo board dell’anno, in programma questo giovedì, a dare risposte sul “quantitative easing”.

Gli analisti si aspettano a stragrande maggioranza che l’istituto estenda di altri sei mesi e fino al settembre dell’anno prossimo il programma di acquisto degli assets nell’Eurozona, mantenendoli invariati a 80 miliardi al mese. Fino alla vigilia del voto italiano si era speculato sulla possibilità che la BCE potesse concentrarsi ad acquistare BTp contro un eventuale attacco finanziario ai danni dell’Italia, nei limiti del mandato del QE o anche mutando le regole e rimuovendo la “capitale key”. (Leggi anche: Quantitative easing, BCE pronta contro gli shock)

Possibile rialzo dei tassi con rischio Italexit

Le reazioni contenute di ieri sui mercati non sembrano supportare questa ipotesi, per cui è probabile che Draghi si limiterà a chiedere ed ottenere dal Consiglio dei governatori solo un’estensione di sei mesi del QE. Tuttavia, un ex componente del board, il ceo di Ubs, attuale ceo di Ubs, Axel Weber, da sempre contrario a un allentamento eccessivo della politica monetaria, lodando il programma del nuovo presidente eletto USA, Donald Trump, di sostegno alla crescita più con stimoli fiscali che non da parte della banca centrale, avverte che il mercato non sarebbe pronto a un rialzo dei tassi nell’Eurozona, essendosi posizionato solo su aspettative accomodanti ancora a lungo.

Invece, aggiunge Weber, il “tapering”, ovvero il ritiro graduale degli stimoli, potrebbe arrivare prima di quanto sinora previsto, cogliendo impreparati gli investitori nel corso del 2017. E, nonostante dubiti che accada, spiega che potrebbe arrivare presto persino un rialzo dei tassi BCE, specie se Draghi si trovasse costretto a reagire a un crollo incontrollato del cambio, magari in risposta a un’uscita dell’Italia dall’euro. Infine, chiosa, contrariamente alle attese generali, si rischia nel prossimo futuro più un ritorno della deflazione da scoppio della bolla finanziaria che non dell’inflazione. (Leggi anche: Inflazione davvero in risalita?)

 

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Argomenti: Bce, bolla finanziaria, bond sovrani, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, quantitative easing, rendimenti bond, Spread, stimoli monetari